Le luci della centrale elettrica @ Alcatraz – Milano, 13 aprile 2017

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Articolo e immagini sonore di Starfooker

Arriva finalmente anche a Milano il nuovo tour de Le luci della centrale elettrica. L’occasione è importante, portare in scena l’ultimo lavoro “Terra”, il primo album che pare mettere d’accordo una critica finora divisa sulla produzione passata e anche il pubblico presente è chiaramente diviso in due blocchi: davanti una fanbase che negli anni non si è mai tirata indietro nel supporto (nonostante un certo bullismo nei loro confronti) mentre nelle retrovie i nuovi curiosi e qualche appassionato che si sente troppo “anziano” per le prime file.
Prima del concerto ben tre aperture, per dare un’opportunità di visibilità ad artisti meritevoli: Colombre a portare i pezzi dell’ottima recente uscita, Marianna Mirage e Flavio Giurato con la propria sensibilità e parti di repertorio in acustico. Tutti e tre riescono ad attirare l’attenzione del pubblico che man mano si sta radunando e strappano applausi crescenti, missione compiuta.

Sale poi Vasco Brondi con la nuova band: Giusto Correnti alla batteria e Angelo Trabace ai synth (entrambi anche nei Dimartino), Marco Ulcigrai alla chitarra (componente aggiunto anche nei Ministri) e Matteo Bennici al violoncello e al basso. Gran parte della scaletta è incentrata proprio sul nuovo lavoro “Terra” che viene proposto nella sua interezza insieme a qualche pezzo del passato e ad una cover dei CSI, “Fuochi nella notte”. Il piglio live è decisamente rock, al massimo pop-rock, così come era lecito aspettarsi dato il background dei musicisti coinvolti, con Matteo Bennici ad ago della bilancia dell’atmosfera del pezzo: basso per le soluzioni più energiche, violoncello per le più intimiste. Qualcuna delle sfumature presenti su disco, anche per il repertorio meno recente, viene limata in favore di un approccio più concreto e diretto, cercando e permettendo una maggiore interazione col pubblico. La scelta di focalizzare gran parte della scaletta su un album uscito da poco più di un mese è rischiosa e viene subito premiata per quanto riguarda i singoli o i pezzi di più facile presa (“Nel profondo Veneto”, “Stelle marine”, “A forma di fulmine” e “Chakra”) mentre affronta ancora un ascolto critico e clinico per altri pezzi magari più strutturati e meno sing-along friendly.

Le canzoni invece del passato, forse fin troppo centellinate tra quelle più amate, infiammano la platea di fan più di un goal in un derby e fanno abbozzare un mezzo sorriso tra quelli finora dubbiosi. Un bel live che funziona e che magari può avere nella scaletta relativamente corta (comunque un’ora e mezza di musica circa) e nella scelta di non inserire parte del nuovo lavoro nel corpus del repertorio le uniche pecche, ma che con queste soluzioni riesce (forse) a non scontentare né la storica fanbase, né i nuovi “curiosi”, che comunque lo aspettano al varco per una situazione live più strutturata.

 

 

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