Scott Matthew – un’anima in continuo movimento

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Intervista di James Cook

Sguardo con una dolce malinconia di fondo. Occhi “scuri” come il luogo dell’anima da cui attinge ispirazione quando scrive. Voce che porta in sé una viscerale carica emotiva, dalla quale è facile lasciarsi conquistare, se ci si  “abbandona” al suo ascolto. Sto parlando di Scott Matthew, cantautore di origine australiana, che ho avuto l’opportunità di incontrare per una breve ma intensa conversazione al Biko di Milano, in occasione della prima data del suo nuovo lungo tour europeo.

Sei nato in Australia, vivi a New York ma passi buona parte dell’anno in giro per il mondo. è una cosa che ti piace o una parte del tuo lavoro che accetti?
Il mio lavoro mi diverte tanto, sono veramente molto felice che questo continuo movimento sia una parte di esso. Vivo in tour da molti anni, per cui ho fatto realmente l’abitudine a questo stile di vita, non ho nostalgia di casa, anzi, se non mi muovo, sento proprio il bisogno di farlo. Posso quindi dire che davvero, ora, questa è la condizione ottimale per divertirmi, facendo un lavoro che amo.

In passato hai collaborato ad alcuni film di animazione (anime). Com’è stata quell’esperienza?
E’ stata un’esperienza fantastica. Di mio non ho composto niente, sono stato chiamato solo per cantare canzoni già scritte da altri, ma è stato davvero bello. Questo è un genere che non mi dispiace, ma non sono mai stato veramente un fan. Di sicuro ne so qualcosa in più da quando mi sono dedicato con interesse a questo progetto.

5 tue canzoni erano nella colonna sonora di “Shortbus”, film culto di John Cameron Mitchell, nel quale hai fatto anche un cameo. Altre 4 sono nel recente “Five dances” di Alan Brown. Ti trovi proprio a tuo agio nel mondo del cinema… vuoi parlarci di queste esperienze?
Non ho mai veramente cercato di scrivere per il cinema, è stato il cinema a trovare me, mi piacerebbe farlo anche di più. Sai, penso che la mia musica abbia qualcosa di cinematico, che si presti ad una rappresentazione visiva.  Amo veramente i film che mi sono stati affidati per le colonne sonore, così come i registi che li hanno diretti. E’ stato tutto molto divertente, un’esperienza fantastica, interessante dal punto di vista creativo. Per short bus ho visto qualche immagine del film ed ho avuto a disposizione la sceneggiatura. Da entrambe dovevo trarre ispirazione per la scrittura delle canzoni, mentre per  l’altro film ho lavorato solo aiutato dalla mia immaginazione. In entrambi i casi, per me, si è trattato di un’estensione naturale di ciò che faccio normalmente, nessuna forzatura rispetto al mio modo abituale di comporre.

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La tua biografia dice che agli inizi hai suonato in alcune band punk, una musica molto lontana da quella che suoni ora. Com’è avvenuto questo passaggio?
Capisci, ero giovane, un ragazzo, e amavo la musica punk! L’ascolto e l’apprezzo ancora, mi piacciono l’energia e le intenzioni che trasmette ma, in segreto, allo stesso modo, ho sempre avuto un debole anche per le ballate. Ci sono voluti anni prima che mi sentissi a mio agio ad esprimermi attraverso questo tipo di canzoni, solo adesso lo faccio con piacere. Sei molto vulnerabile, ti senti maggiormente esposto, quando condividi un lato profondo di te con un gruppo di persone che ti ascolta. Sono dovuto arrivare a stabilire un miglior rapporto con me stesso per permettermi di fare questo, ma io ho sempre amato le ballate, fin da quando ero bambino. Ricordo perfettamente e sento ancora intatta tutta l’emozione che provavo ascoltandone alcune, è proprio un genere che mi colpisce nell’intimo…

Il tuo ultimo lavoro è qualcosa di più di un disco di cover, hai parlato di canzoni che hanno segnato momenti importanti della tua vita. E’ stato difficile scegliere i pezzi? È vero che stai già pensando ad un secondo volume?
Si, è stato un po’ difficile scegliere. Ci sono così tante ottime canzoni e, ovviamente, molte hanno influenzato la mia vita… Alcune le avevamo già eseguite dal vivo, così è stato naturale arrivare a registrarle. Per altre abbiamo fatto una lunga lista su cui iniziare a lavorare. Io le ho messe tutte su demo e certi brani, all’ascolto, spiccavano rispetto ad altri, erano migliori, si sentiva che funzionavano. Mi piacerebbe fare un altro disco di cover, è stato veramente molto, molto piacevole cantare canzoni di altri. Mette meno timore rispetto alla scelta di presentare le tue canzoni davanti ad un gruppo di persone, pronto a  giudicarti. In questo caso posso dire: “ se non ti piace, non dare la colpa a me, non l’ho scritta io” ! (risata…) Certo, però, è naturale, metto molto di me anche nelle cover, sono sempre “io” …

A proposito di  questo disco parli spesso della necessità nella vita di “disimparare”… Cosa intendi esattamente?
Sai, questo è un disco concepito con una filosofia particolare, nato dalla necessità di rimuovere ciò che abitualmente c’è “dietro” l’ascolto di una canzone o di un genere particolare, eliminando tutte le barriere e i concetti prestabiliti. Rimuovere quello che siamo allenati a fare e che deriva da tutte le conoscenze che  condizionano il nostro modo di comportarci, le nostre vite. Bisogna imparare a de-condizionarci, per essere in grado di tornare alle origini e riuscire, almeno ogni tanto, ad apprezzare veramente qualcosa…

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Ho letto che componi solo quando vivi situazioni tristi. Allora è proprio vero che è più spontaneo condividere il dolore piuttosto che la felicità?
Per me lo è, mi viene molto naturale, è il “posto” in cui vado quando scrivo. Non mi sento così disperato nella vita, sono abbastanza felice di solito, ma quando scrivo la mia musica raggiungo immediatamente quel “luogo dell’anima”. E’ qualcosa che mi condiziona profondamente, devo disimparare a farlo! Ho smesso di cercare di capire, analizzare, perché devo sempre andare  proprio in quel posto buio. So solo che lo amo veramente ed esprimere quella parte oscura di me mi da sinceramente conforto…

Cosa ti fa veramente sorridere ?
Oh mio dio, sai, così tante cose mi fanno ridere! Amo ridere, è qualcosa che dovremmo fare molto! Cosa mi fa ridere? L’amore mi fa ridere, i miei amici, la mia famiglia, le persone quando cadono, questo mi piace troppo! (risata…)

C’è qualcosa che ti appassiona al di là della musica ?
Penso che ciò che mi appassiona veramente è stabilire relazioni con le persone. Ma forse tu ti riferivi a qualcosa di più creativo, come potrebbe essere, per esempio, dipingere… No, non lo faccio. Veramente non faccio niente altro. Mi  piace molto guardare la televisione, in particolare i film horror. La vera ragione per cui faccio musica è relazionarmi, prima con me stesso, il che poi mi permette di entrare in stretto contatto anche con gli altri. Mi do molto da fare per coltivare le mie amicizie e i rapporti personali sul pianeta. Ci tengo davvero a mantenerli buoni…

Cosa avresti fatto se la musica non fosse entrata così prepotentemente nella tua vita ?
Avrei lavorato da McDonald’s probabilmente…(risata). Non ho nessuna abilità particolare nella vita, non sono molto colto… Perciò, fare musica è tutto quello che sono in grado di fare e che devo fare, non ho altra scelta!

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Ti sei mai chiesto come sarebbe andata se…
Si…e so che non sarebbe successo niente di buono (risata)… sarei diventato  un drogato o un alcolizzato, non sarei mai riuscito a rimanere molto “con i piedi per terra”…

Considerato che sei spesso lontano da casa, ci sono oggetti che porti sempre con te, di cui non puoi fare a meno?
Veramente lo facevo una volta, ero abituato a farlo. Tenevo con me un po’ di cianfrusaglie, alcune piccole cose mie che mi portavo appresso da casa. Le mettevo sul palco, come una sorta di porta fortuna, può sembrare stupido. Ora non lo faccio più, la sola cosa che porto con me, oggi, sono le mie sigarette e il mio accendino.

Qual’è il tuo rapporto con la solitudine? La temi o è anche una necessità?
Mi piace isolarmi, ho proprio bisogno di stare solo con me stesso. Se mi piace la solitudine? Credo sia diversa dall’isolamento, che puoi scegliere…
La solitudine è qualcosa che non ti lascia scelta, ne ho vissuta molta nella mia vita quando ero ragazzo. E’ uno stato d’animo che mi ha formato, portandomi ad essere la persona che sono ora. Questa è anche la ragione per la quale, quando compongo, sono così attratto da quel “luogo buio” dell’anima in cui ritorno a “fare i conti” con la mia infanzia. Invecchiando, mi sento meno solo, non sento più veramente quel dolore interiore che accompagna la solitudine.  Amo davvero isolarmi, stare con me stesso è qualcosa di cui ho assolutamente bisogno…

Le tue esibizioni live hanno sempre un elevatissimo tasso emotivo, come ti senti a fine concerto?
Sto ottimamente, non so come sia per il pubblico, ma io sono felice. Mi diverto veramente ad esprimere queste parti di me stesso, lo sento come qualcosa di fisiologico. Ovviamente, se c’è un bel pubblico e riesco a percepire che sta comprendendo quello che vorrei fargli ”sentire”, provo un forte senso di connessione, sollievo e comprensione reciproca…

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Quando ti esibisci vai negli stessi “posti bui” di quando scrivi ?
Oh, non è una necessità così intensa, vissuta in modo frenetico e un po’ “maniacale”, come accade quando scrivo. Ma… anche quando mi esibisco si, è veramente facile scivolare verso quel percorso, che è sempre qui dentro di me (mentre parla, Scott, con la mano indica una posizione del petto, a metà strada fra cuore e gola…)

Questa è la prima data di un lungo tour europeo. Come ti trovi nel vecchio continente? C’è una città europea in cui ti piacerebbe vivere?
Ci sono un paio di città che preferisco davvero. Non ho idea di come sia viverci, ma credo che restarci per un certo periodo potrebbe essere piacevole. Penso a Roma che amo profondamente. La adoro, è davvero speciale per me. Ricordo che da ragazzino la storia antica, l’antico Egitto, tutto il mondo antico, mi hanno sempre ossessionato. La prima volta che sono stato a Roma mi sono ritrovato con le lacrime agli occhi. Ero così eccitato all’idea di vedere il Colosseo e lo sono ancora adesso! Naturalmente, quando i romani mi chiedevano: “che cosa hai fatto oggi“? io rispondevo al settimo cielo: “ sono stato al Colosseo”!!! Tu non hai idea di come sia intensamente prezioso per me vivere quest’ esperienza. Amo Roma e amo veramente anche Lisbona, così bella! Un luogo davvero speciale dove ho avuto esperienze molto piacevoli e in cui ho incontrato gran belle persone. Entrambe le città penso possiedano un lato oscuro e mi piacciono anche per questo…

 

Grazie a Maurizio Marenghi per la traduzione e ad ElleBi per la collaborazione nella revisione finale.

Foto di Starfooker 

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Un pensiero riguardo “Scott Matthew – un’anima in continuo movimento

    michiamoblogjamesblog ha detto:
    7 gennaio 2014 alle 22:09

    grandissimo scott matthew!! triste, malinconico e profondo nelle sue canzoni…ma mi sembra bello simpatico nella tua intervista!!

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