Daniele Celona @ Twiggy. Varese, 19 gennaio 2014

Postato il

01

Articolo di Eleonora Montesanti

Macinare chilometri per andare a sentire un concerto è sempre terapeutico. L’entusiasmo comincia nel viaggio e si snocciola nella curiosità di incrociare nuovi sguardi, vedere nuovi posti, imbattersi in nuovi tesori.

Ho già ascoltato Daniele Celona dal vivo molte volte, so cosa aspettarmi, anche se il fatto che sia completamente solo con la sua chitarra acustica e il suo piano è una novità anche per me.

Il Twiggy non ha un pubblico molto accogliente: il locale non è predisposto per l’esclusività dei concerti, infatti, nonostante l’area palco sia leggermente più raccolta, c’è un perenne via vai di persone venute solo per farsi una birra e catapultate di fronte al concerto un po’ per fortuna, un po’ per caso. L’atmosfera dunque, in partenza, non è delle più suggestive.

Daniele però, parte alla grande: l’introduzione al pianoforte, quasi dieci minuti di dita che scivolano sui tasti e giocano a costruire schizofrenie melodiche che passano in naturalità dal jazz al classico e viceversa. E’ il frutto di alcune composizioni che Daniele ha creato in occasione di due spettacoli di reading, nello specifico Denti guasti (con Matteo De Simone e Pierpaolo Capovilla) e La religione del mio tempo (una rilettura di Pasolini anch’essa a cura di Pierpaolo Capovilla), che il musicista torinese ha accompagnato in giro per l’Italia negli anni passati.

La melodia diventa l’unica protagonista, non ha bisogno del supporto delle parole.

02

Il primo brano chitarra e voce è Il quadro, un necessario faccia a faccia con se stessi che chiude  Fiori e demoni, album d’esordio del cantautore. Da subito mi cade lo sguardo sulle mani di Daniele: il modo in cui suona è intenso e impulsivo; la seconda occhiata è sulle espressioni del suo viso: sembra quasi in estasi. La parola più appropriata che mi viene in mente per descriverlo è “pancia”. Luna, la canzone successiva, fa pensare a Daniele e la sua chitarra come un tutt’uno; la sua voce piena, sempre al limite della rabbia, ogni tanto si scioglie in attimi di dolcezza inaspettati, e per questo molto toccanti.

Mi accorgo che la scaletta della serata è un flusso emozionale sempre più potente: l’atmosfera in sala, infatti, si fa pezzo dopo pezzo più confortevole. Pare quasi di entrare in una bolla, di essere guidati in una dimensione parallela, dove musicista, strumenti e ascoltatori diventano una sola presenza attiva e dove si creano e condividono sensazioni forti ed estemporanee.

E’ la volta del primo inedito della serata, Amantide, brano che aprirà il nuovo disco di Daniele Celona, in uscita nel 2014, il cui titolo sarà Amantide Atlantide. Più tardi ci delizierà anche con Atlantide, che invece, il disco lo chiuderà. E’ la prima volta che le ascolto, ma subito riconosco lo stile del rock d’autore celoniano: la cura meticolosa nella scelta delle parole, storie raccontate attraverso immagini nitide, una chitarra essenziale che accompagna i crescendo vocali.

Arriva poi Lo straniero, un pezzo fresco e autobiografico che profuma di Sardegna e fa tanto bene a tutti, vista la pioggia battente che si sente scrosciare in sottofondo.

03

Qualche brindisi, alcuni scambi di battute con il pubblico ed è il momento di una dedica ai giovani precari italiani: Precarion è la massima espressione della rabbia e della frustrazione. “Sei il re del mondo. Ah sì? Non me n’ero accorto!” è l’urlo di una generazione che dovrebbe essere il motore di un Paese, le cui possibilità di costruirsi un futuro stabile, però, sono bruciate a prescindere.

Il concerto procede con altri due inediti: il primo continua sulla scia arrabbiata e chitarrosa di Precarion, si intitola V per settembre e rimanda al fumetto V per vendetta, racconta di un amore finito e dell’ira che ne consegue. La colpa invece è un inno alla reazione, uno schiaffo all’autocommiserazione, la quale ci immobilizza e ci impedisce di provare a cambiare le carte in tavola, più per una questione di orgoglio che per reale impossibilità: “l’orgoglio che ora ti rigonfia il petto, che ti cammina sempre a fianco, come un padre non ti lascia attraversare se non hai la mano nella sua.

Siamo in chiusura: il crescendo Mille colori, Acqua e Ninna nanna è un’insostituibile sicurezza che dà modo di far esplodere tutta la tensione emotiva accumulata nel corso del live. Tre storie tanto diverse quanto simili, per la forza che Daniele mette nel narrarle e soprattutto nell’affrontarle, ogni volta come se fosse la prima. Se chiudo gli occhi in certi istanti ho come la sensazione che ci sia una band intera su quel palco, è notevole cosa un solo artista riesca a provocare con sole sei corde.

Daniele Celona è una personalità contro cui vale la pena imbattersi, sia conoscendolo nel profondo attraverso il suo Fiori e demoni – un disco colmo di contenuti sorprendenti – e l’ormai prossimo Amantide Atlantide, sia nella dimensione live. L’empatia che si sviluppa tra lui e il suo pubblico è complessa da descrivere: questo cantautore atipico ha la rara capacità di rendere i suoi colori universali e di dipingerli addosso a chi lo ascolta con una forza estrema ma mai invasiva, contrapposta a una delicatezza disarmante, che arriva allo stesso modo, come un pugno nello stomaco a tratti doloroso, a tratti fondamentale.

05 04

Grazie a Martina Colonna per le foto.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...