Nada – Occupo poco spazio (2014 – Santeria / Audioglobe)

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Articolo di Monica Mazzoli

Nada è un’artista vera, la sua onestà intellettuale la si può toccare con mano. La coerenza è nelle orecchie di chi ascolta e capisce subito che non c’è finzione né inganno. Perché si può cambiare pelle, abiti, ma mantenere intatta la propria anima (musicale). Nada, cantante per caso all’età di quindici anni, nel corso degli anni – settanta, ottanta, novanta – è stata prima semplice interprete di brani scritti da Paolo Conte, Piero Ciampi e poi cantante di successo pop e infine scrittrice di testi e musica. Una figura artistica in continuo mutamento, che non si fossilizza su stilemi precostituiti come fanno altri cantanti dei tempi andati, sempre – terribilmente – uguali a se stessi, niente nomi, non ce n’è bisogno. Negli ultimi anni, in particolare, la proposta dell’artista livornese si è caratterizzata per un’innata vena rock, si vedano le collaborazioni con John Parish (produttore di Pj Harvey), Massimo Zamboni, Zen Circus, Criminal Jokers.

Occupo poco spazio, tassello ulteriore verso una maggiore consapevolezza dei propri mezzi di autrice di canzoni, è un disco ambizioso, ma non pretenzioso. Nada si circonda della “migliore gioventù”: Enrico Gabrielli – mente dei Calibro 35, presente recentemente in numerose produzioni (Cesare Basile, Baustelle, Diaframma e tanti altri) – porta un contributo prezioso all’arrangiamento dei pezzi, dirige quella che potremmo definire una piccola orchestra di fiati (tromba, trombone, oboe, corno inglese, clarinetto ) ed archi (violino, violoncello) e suona pianoforte, organo e clarinetto. Ed è forse grazie a questi inserimenti di impianto classico che l’atmosfera di sfondo dell’opera si vela di una malcelata eleganza e drammaticità, mai vuote e fini a se stesse. Ogni brano è dotato di un pathos unico e ben definito, la forze motrice di questa forte espressività è la voce di Nada, graffiante ed avvolgente, che conferisce a parole e musica un ruolo di attori protagonisti.

Come non capita spesso nella musica italiana. Nada si ritaglia il ruolo di sceneggiatrice di dieci storie, messe in scena in maniera eccelsa. I personaggi, di quelli che non sono nient’altro che racconti in formato canzone, si stagliano nella mente, nell’immaginazione dell’ascoltatore: una ragazza scambiata per terrorista, il dolore, la sofferenza di Sonia e altri brevi episodi di quotidiana inadeguatezza (L’ultima festa, Questa vita cambierà, la title-track Occupo poco spazio) si materializzano all’improvviso, quando meno te l’aspetti, con forza ed enfasi grazie a una scrittura lineare e profonda, attenta ad ogni piccolo dettaglio. Niente è lasciato al caso: ogni suono ha un posto e significato preciso, la parte strumentale è diretta emanazione dell’interpretazione vocale sentita e particolarmente vocativa, vi è una perfetta compenetrazione tra “vecchio” e “nuovo”: il vecchio è il classicismo degli arrangiamenti, il nuovo sono le sfumature rock di rabbia.

Occupo poco spazio è un piccolo miracolo, di quelli che lasciano a bocca aperta e commuovono: assistere all’ennesima (ma mai banale e interessata) metamorfosi di Nada è un spettacolo entusiasmante.

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