Shearwater @ Magnolia – Milano – 8 Maggio 2014

Postato il Aggiornato il

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Testo e immagini sonore di Thomas Maspes

Davvero un peccato dover constatare l‘esiguo numero di persone presenti al Magnolia di Milano per l’arrivo di una band interessante come gli Shearwater, attivi ormai da più di dieci anni e con riconoscimenti a livello internazionale di tutto rispetto (Il loro disco del 2008 “Rook” fu segnalato come miglior pubblicazione dell’anno dalle più prestigiose riviste di settore). In circa tredici anni gli Sheawater, nati ad Austin da una costola degli Okkervil River, hanno pubblicato nove dischi, l’ultimo dei quali è una raccolta di cover di varie band che hanno intrecciato, per un certo periodo, la propria attività con quella del gruppo texano (Xiu Xiu, Coldplay, St. Vincent, Clinic…)

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Sul palco si presentano in cinque: due chitarre, un basso, batteria e tastiera. Una delle chitarre è suonata dal cantante Jonathan Meiburg, mentre alla tastierista è affidato anche il compito di cimentarsi alle percussioni, strumento caratterizzante la proposta musicale della band. Infatti il loro genere è difficilmente restringibile al solo ambito della musica rock, perché le influenze folk sono altrettanto forti e presenti e anche la voglia di percorrere strade melodiche complesse ed articolate non fa altro che trasportarli su un livello più alto rispetto a tante band rock che fanno dell’immediatezza, per non dire della banalità, il loro biglietto da visita.

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Il concerto, durato circa un’ora e mezza, è stato intenso e vibrante, nonostante il cantante all’inizio dello stesso abbia cercato di mettere le mani avanti affermando che il gruppo era al suo settantanovesimo concerto quasi di fila e che non sapeva nemmeno dove si trovasse esattamente quella sera. La sua voce potente e a tratti quasi tenorile, ha incantato e a tratti infiammato il pubblico, sempre comunque molto attento e composto. Quell’intreccio di passionalità folk, percussioni sempre in primo piano, voglia di comunicare emozioni forti strettamente legate al rapporto dell’uomo con le forze della natura, quel desiderio di abbandonarsi al potere catartico della musica senza interporre nessun tipo di vincolo o filtro, durante l’esibizione ha fatto scattare in me un pensiero: “se il grande Tim Buckley fosse stato ancora con noi, avrebbe letteralmente adorato una band come gli Shearwater”.

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Ultimo appunto sulla serata, la tastierista della band Jesca Hoop, ha aperto il concerto in solitaria, proponendo al pubblico una serie di canzoni originali che mi hanno ricordato molto lo stile di artiste come Laura Veirs, Alela Diane o Suzanne Vega e che verranno inserite nel suo primo disco solista di prossima pubblicazione.
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