Dan Stuart featuring Antonio Gramentieri @ All’UnaeTrentacinqueCirca – Cantù – 21 Maggio 2014

Postato il Aggiornato il

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Testo di Laura Bianchi
Immagini sonore di Federico Sponza

Verde dell’acqua dell’oceano. Verde della campagna di romagna. Rosso del vino sorseggiato per farsi coraggio. Rosso della passione per la vita e la follia. Verde su rosso, i colori di questa sera tesa, decine di paia di occhi puntati su due uomini.

Il primo è alto e stranito. Parla poco, guarda fisso un punto lontano, e c’è da scommettere che, più che nello spazio, quel punto è collocato nel tempo, in un momento imprecisato di qualche decennio fa, quando tutto sembrava ancora possibile, quando i sogni avevano appena smesso di succedere e pareva dicessero ‘siamo andati via, ma torneremo, tanto, il tempo non è niente, quando si è giovani nel cuore…’

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L’altro è piccolo e lucidissimo. Si muove molto, sempre un paio di passi più dietro rispetto al primo, come volesse dire ‘Io ci sono, ma ascoltate lui, io ci sono, ma guardate lui, io ci sono, ma è per lui che siete venuti’. Guarda vicino, guarda l’altro. Lo scruta e gli fruga nella chitarra, gli ficca un paio di occhi scuri e penetranti nell’anima e gli estorce esattamente le note che quello vorrebbe.


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Perché è questo, di cui sono fatti i sogni. Di complicità e perizia, esperienza e intensità, rimpianto e desiderio.
Ecco. Desiderio. La voce del primo urla il desiderio di una vita completa, la rabbia per la manifesta incapacità di ottenerla, e non solo lui, ma tutti, proprio tutti. La voce del primo grida il bisogno di amore che ciascuno ha provato, costante, in quegli anni lontani, e che ha tenuto a bada, negli anni seguenti, cedendo a compromessi, fingendo di averlo ottenuto, rinunciando a ottenerlo. Il desiderio di realizzare un sogno, almeno uno, uno solo, e che ci vuole, uno…
Invece non è successo niente. Gli anni sono passati, e i desideri sono tutti qui, intatti, in questa sera tesa, in cui decine di paia di occhi e di orecchie sono puntati contro e dentro i due. A seguire il loro percorso, a farlo proprio, a battere un ritmo che nessuno si aspetta, e che tutti desiderano.

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Il suono della chitarra del secondo è guidato dai suoi occhi. Gli occhi non perdono di vista il primo, lo pedinano, lo assecondano nelle visioni e nei deliri, perché di deliri si può pacatamente parlare, in questa sera tesa. Il suono della chitarra si fa suadente, aggressivo, sensuale, ruvido, romantico, secco, morbido, a seconda dell’intuizione del momento. Una chitarra che viene da tempi lontani, accarezzata, grattugiata, percossa e sedotta, ma mai abbandonata. Una chitarra che sa di verde e rosso, e della luce e dell’ombra che capta dagli intarsi della voce. E il sogno diventa tangibile, diventa onde sonore, e brividi ai sensi, e fantasie di libertà ed energia. Il primo disegna le fantasie; il secondo le colora, le ombreggia, spennella di luce i chiaroscuri dell’esistenza. E noi siamo nel dipinto, noi siamo il dipinto. Noi nuotiamo nell’acqua dell’oceano, ubriachi di vino, amando alla follia la vita. Verde, e rosso. E siamo vivi.

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