CCCP – Appunti da un’epoca perduta

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Articolo e illustrazione di Mauro Savino

La nostalgia è inutile. Anche perché il passato è cosa morta. Piacevole o meno che sia stato. Allora che senso ha ricordare? Esistono ricordi che vanno di là dagli eventi. Quelli sono noti. Due tizi male in arnese si incontrano in una discoteca di Berlino nel 1981 e tornano in Italia per fare come si fa lì. Sono fastidiati dal modo di vivere ordinario e cercano possibilità alternative di vita. Leggono anche troppo e uno dei due ha esperienza con i matti. Decide di mettere in scena la sua di follia. E di legarla a quella dell’altro. Perché ci vuole la follia per cambiare se stessi. La volontà non basta, non basta mai per fare niente.

Per complicarsi la vita e renderla autentica secondo il proprio modo di sentire bisogna trasfigurare la realtà. Complicarsi la vita vuol dire pensare, arrovellarsi e creare. La creazione è una complicazione della vita. Buona o cattiva poco interessa. L’arte morale è per i seminaristi. Ciò detto ci si può inventare anche nel mondo spaccato in due degli anni ’80 e dirsi filosovietici. Quel mondo poi mostrò la sua vera faccia e i due di Berlino in viaggio per Mosca se ne accorsero quando la musica stava già finendo. La musica, la vita, il contesto politico, la paranoia della provincia, il liscio, il teatro dell’assurdo. Ognuno di questi argomenti meriterebbe una trattazione separata. L’epoca perduta non è allora quella del mondo devastato a cui pure ci si riferiva ideologicamente, ma quella in cui si afferrarono le redini della propria vita. Si può vivere a più livelli. Ferretti e Zamboni decisero che il loro non poteva combaciare con i trent’anni di posto fisso (allora esisteva ancora) e quindici giorni di ferie l’anno. Che cosa ne facciamo davvero della nostra vita? È questa, e nessun altra, la domanda che si posero i due. Alla fine Ferretti ha scelto la monacalità. Huysmans, dopo A rebours dovette scegliere tra questa possibilità e la canna di una pistola. Scelse la prima. Ma l’altro, dal canto suo, insieme ad altri, ha sparato. Si è sparato.

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