Swans @ Circolo degli Artisti, Roma – 11 ottobre 2014

Postato il Aggiornato il

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Articolo di Sabrina Tolve.

Ammetto umilmente di non avere tempismo, lo so.
Ma se volessi avere tempismo per ogni cosa della mia vita… vabbè.
Ad ogni modo, seppure in ritardo, l’intento è raccontarvi a grandi linee il concerto degli Swans qui a Roma, al Circolo degli Artisti – credo s’intuisse dal titolo.
Le date della venuta in Italia erano note da mesi: il 12 maggio di quest’anno è stato pubblicato To Be Kind, ultimo lavoro della band capitanata da Michael Gira.
Qui a Roma, sold out.

04

Il concerto viene aperto dai Pharmakon di Margaret Chardiet: una sorta di farmaco – o veleno – industrial, fatto d’urla e stridìi acuti. L’aria si condensa così: rumori cupi e persistenti che si fanno strada ben oltre i timpani.

E poi, in orario, con precisione maniacale, arrivano, pezzo dopo pezzo, gli Swans. Loro. L’ultimo, in coltri di vesti nere, Michael Gira, austero e imperturbabile. Un viso spigoloso e ferino che non mostra i sessant’anni passati.

Zero comunicazione che non passi da musica e canto (solo qualche cenno per la modifica delle luci e qualche timido ringraziamento tra un pezzo e il successivo, non altro). E quello basta, ve l’assicuro.
Due ore e mezzo di concerto, per soli otto titoli – sempre uguali, in tutte le date del tour, e provenienti maggiormente da To Be Kind -: dilatati, variati, esasperati. Paranoia, angoscia, ansia, vertigini dettate dalle dissonanze parossistiche e ricercate ossessivamente. E alla musica ben si confà la voce oscura di Gira, le sue nenie e le sue litanie, il suo canto più vicino alla declamazione poetica che ad altro.

02.

C’è chi ha definito il concerto degli Swans un rito, una messa, un cerimoniale. Come poter dire il contrario?
L’idolo da adorare è presente. Beatificato e transubstanziato in profeta lirico dell’estraniazione totale, o in angelo sterminatore, Gira ci accompagna attraverso tutto il concerto come un’immagine sacra.
C’è chi ha ascoltato il concerto coi tappi alle orecchie, chi s’è lamentato dei volumi eccessivi e della scarsa purezza del suono: gli Swans esistono da venti anni. Mi viene da pensare che le scelte siano ben oculate. La brutalità fa interamente parte dello show. E può dirsi la stessa cosa delle distorsioni, dell’efferata destrutturazione dei pezzi – trascinati, ognuno, per quasi venti minuti.
E a chiusa c’è l’inchino.
Divinità che ringraziano i mortali d’essere presenti, ignari di quel che il contatto con il sacro possa comportare.

Questa la scaletta del concerto:

. Frankie M/ She Loves Us
. A little god in my hands
. The Apostate
. Just a little boy
. Don’t go
. Bring the sun/ Black Hole Man

03

Grazie a Riccardo Lancia e al Circolo degli Artisti per le foto.

 

 

 

 

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