Finistère – non facciamo finta di essere indie.

Postato il Aggiornato il

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Intervista di Luca Franceschini

I Finistère sono Carlo Pinchetti (voce e chitarra), Matteo Griziotti (voce e chitarra), Gianni Danesi (basso) e Matteo Greco (batteria). Si sono formati da poco, nella zona di Bergamo e Milano, dal confluire di passate esperienze artistiche maturate in anni precedenti.
Hanno firmato per la neonata Costello’s Records (che in questo periodo sta facendo a gara con la Sherpa per quanto riguarda le uscite di qualità) e hanno appena pubblicato un lavoro, “Alle porte della città che rappresenta l’ennesima dimostrazione di come, se appena si esce dai luoghi comuni, la scena musicale italiana sia assolutamente vivissima.
Il 25 ottobre hanno presentato il disco in compagnia degli Abiku, nel corso di una serata splendida che vi abbiamo già raccontato qualche giorno fa.


Pochi minuti prima della loro esibizione, ho scambiato quattro chiacchiere col quartetto al completo, comodamente seduti nel backstage dell’Ohibò, il locale che avrebbe visto il loro primo show a disco già pubblicato. Immagino che lasciarsi intervistare dal sottoscritto non sia stato proprio il modo migliore per darsi la carica in vista di un appuntamento così importante. Nonostante tutto, bisogna dire che ne è uscita una conversazione simpatica e interessante, nonostante la più che logica brevità…

Partiamo con l’introdurre il disco. “Alle porte della città” esce oggi, io lo sto ascoltando da una settimana e mi sta piacendo moltissimo. Mi piacerebbe però sentirlo descrivere direttamente da voi, che avete sicuramente un altro punto di vista…
Matteo: Diciamo che è un disco per tutti, della serie che è il disco che anche i nostri genitori potrebbero ascoltare o anche i nostri nipoti. È un disco per chi non ha una grande dimestichezza con un certo tipo di musica. Lo potremmo anche definire “easy listening” o pop: abbiamo utilizzato strutture molto semplici, catchy… Non abbiamo fatto vedere niente di particolare, semplicemente, ci siamo preoccupati di scrivere belle canzoni!

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Sono rimasto molto sorpreso dalla vostra scelta di armonizzare le voci soliste in quasi tutte le parti vocali. Non è una cosa che si sente molto in giro…
Carlo: È una cosa che deriva da come nascono le nostre canzoni. Io e Matteo le scriviamo insieme con due chitarre acustiche e tre idee che abbiamo in testa, nulla di più. Dopo un po’ ci siamo resi conto che non aveva più senso dividerci le parti ma che sarebbe stato molto meglio cantare tutto insieme.
Matteo: Personalmente, mi stanca cantare da solo, preferisco molto di più suonare; invece, facendo da spalla per la voce di Carlo, diventa una cosa molto più piacevole. Inoltre le nostre due voci si compenetrano: la mia viaggia su un registro più alto, la sua ha un timbro più baritonale.

Mi piacerebbe parlare delle vostre influenze. Ascoltando il disco, si rimane piacevolmente sorpresi dal fatto che il cantato in italiano si compenetra perfettamente con sonorità tipicamente anglosassoni…
Matteo: È vero! Vedi, io ho più influenze americane, Carlo invece guarda più all’Inghilterra. Però, se consideriamo che gli inglesi non vedono l’ora di suonare in America…
Carlo: In generale però ascoltiamo tutti cose diverse. Forse l’unica band che amiamo tutti e quattro e da cui siamo stati influenzati maggiormente sono i Verdena. I Baustelle, invece, li ascolta solo Gianni. Scrivilo, eh (risate generali NDA)!

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Recentemente ho letto un articolo di Michele Monina, piuttosto polemico nei confronti di alcuni artisti finalisti al Premio Tenco. In sostanza, condanna artisti come Brunori SAS, definendoli artificiosi, gente che farebbe apposta ad ostentare un’attitudine indie, registrando dischi con una finta produzione lo fi. Voi che ne pensate?
Carlo: Ma c’è davvero chi fa finta di avere una produzione lo fi? Se la Universal vuol venire da noi mica ci fa schifo… (risate NDA)
Matteo: Credo sia una questione di background. I nostri pezzi sono molto istintivi ma abbiamo curato molto la produzione, non abbiamo calcolato molto dove collocarci e a quale pubblico vendere, abbiamo fatto semplicemente il disco che ci piaceva.
Gianni: ma poi, paradossalmente, abbiamo speso un sacco di soldi (risate NDA)!
Matteo: Io dico che è un lavoro della madonna, altro che lo fi! Non ci fa paura il mainstream o il pop, non ci siamo posti il problema, ci collochiamo nella categoria indie semplicemente perché non ci conosce nessuno, ma se domani qualcuno ci scoprisse e volesse ricoprirci di soldi non ci darebbe certo fastidio! Non è che si possa decidere a tavolino se essere indipendenti o no!
Matteo Greco: E poi considera che non suoniamo neanche dappertutto! Scegliamo bene le occasioni dove suonare, anche se poi siamo molto versatili: facciamo pure concerti acustici nelle case, magari davanti anche a sole cinque persone…

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Vi faccio una domanda un po’ scomoda, adesso: cosa ne pensate di questo trend, apparentemente tutto italiano, di non iniziare mai i concerti prima delle 22.30, anche durante la settimana? Personalmente, più vado avanti con gli anni, più lo trovo insopportabile…
Gianni: Mi è capitato di curare la programmazione di un locale e ho sempre cercato di far suonare le band ad orario aperitivo e ho visto che è una cosa riuscitissima e che alla gente piace.
Ma per il resto, direi che suonare tardi è normale: va di pari passo con le abitudini della gente, a quando essa è abituata a uscire.
Matteo Greco: ci sono alcuni posti in cui si è deciso di fare i gruppi prima e di proporre il dj set subito dopo e si è visto che in quel caso ha funzionato: la gente sa che deve arrivare prima e arriva prima!
Matteo: Poi bisogna anche distinguere: nel weekend il concerto tardi è stupendo; riesco ad andare a cena con gli amici, a trascinare i più restii e i ritardatari e ce la faccio lo stesso ad arrivare puntuale…
Carlo: Ma poi è anche responsabilità degli organizzatori, quella di educare la gente alla vita notturna. Non è che ci sono orari fissi, il trend va anche creato. A Bergamo, ad esempio, nel locale di cui curo la programmazione, entro mezzanotte abbiamo finito tutto, la gente arriva a quell’ora e a me non piace tirare tardi, avendo una moglie e una bambina piccola! Ma poi c’è anche gente che vuole vedere il concerto presto per poi andare a sentire altro ed è giusto che anche loro abbiano la possibilità di farlo.

Un’ultima domanda, visto che tra pochi minuti salirete sul palco: che cosa vi aspettate dal concerto di questa sera e dagli altri che farete in futuro?
Matteo: Non abbiamo grosse aspettative, ci piace uscire a divertirci, suonare insieme. Con questo disco siamo riusciti a concretizzare quello che più ci piace fare: direi che va bene così!
Carlo: Tutte le nostre aspettative si sono già realizzate nel momento stesso in cui abbiamo avuto il disco in mano. Tutto quello che arriverà da adesso in avanti potrà solo essere un di più.
Matteo Greco: Beh, forse una cosa potrebbe essere questa: siamo molto legati al giro Bergamo, Milano e dintorni, è raro riuscire a spingerci più in là di così. Adesso, con un disco da promuovere, potremmo anche  andare a suonare in giro, più lontano da qui. Sarebbe molto bello portarlo quanto meno nel Nord Italia…

 

 

Photo credits:
(1) e (2) Lau Giatti
(3) Finistère
(4) Paola De Marini

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