L’esordio di Divano: musica in comoda libertà.

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Articolo di Eleonora Montesanti

Pochi giorni fa è uscito “Il pezzo è bello se lo canta mia nonna”, il singolo d’esordio di Divano, il nuovo progetto del romagnolo Francesco Pizzinelli (ex Jocelyn Pulsar) che anticipa l’uscita dell’album, prevista per il 2015. Per l’occasione abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui riguardo la volontà di affrontare un nuovo esordio artistico nello scenario della musica indipendente italiana e il tentativo di farlo in maniera totalmente libera, lontana dai meccanismi prestabiliti: fare le cose come si vuole e non come andrebbero fatte.

Il 17 novembre è uscito il primo singolo del tuo nuovo progetto, che anticipa l’uscita dell’album, prevista a fine gennaio 2015 per Cabezon Records. Come mai la scelta di chiamare un progetto musicale in modo così domestico, ma che suona parecchio strano all’interno di questo contesto?
Probabilmente il motivo è dato dal fatto che per 12 anni mi sono chiamato Jocelyn Pulsar e la gente non capiva mai al primo tentativo, anzi alcuni non riescono a pronunciarlo ancora oggi: allora mi sono detto “questa volta voglio un nome facile da ricordare, un nome comodo”: ed ecco, allora, Divano.

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Divano è l’evoluzione del tuo progetto cantautorale precedente o si dirige in una direzione diversa?
Direi che ne è una naturale evoluzione, per certi versi in sottrazione però: dopo anni di esperienza ho deciso di ricominciare bypassando un bel po’ di passaggi apparentemente obbligati per fare parte del “mondo indipendente”: ad esempio questa intervista non te l’ha chiesta un ufficio stampa, ma ho scritto io personalmente. Ecco, cose del genere…

Il nuovo singolo si intitola Il pezzo è bello se lo canta mia nonna ed è un brano ricco di sarcasmo nei confronti della scena musicale indipendente italiana ed il suo pubblico. In particolare c’è un verso che dice: La musica indipendente fa come Benjamin Button, è nata già vecchia e muore sempre più giovane. Vuoi spiegarci meglio quest’affermazione? Quali sono, secondo te, le regole e i confini che lo demarcano?
E’ una canzone che riassume alcune mie riflessioni su come il pubblico “indipendente” col tempo sia diventato sempre più simile a quello mainstream, anche a livello di età media:  io ho sempre collegato l’ “indie” ad una musica di nicchia, più vicina al mondo degli ultra trentenni, ma evidentemente la mia visione è un bel po’ sorpassata e la canzone, tutto sommato, fa soprattutto il verso a me, che sono irrimediabilmente un dinosauro.

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Indipendentemente dal contorno e basandoti sulla cosa più importante, ossia la musica, c’è qualche giovane artista o gruppo italiano che ti piace?
Devo dire che giovani ne conosco pochi, ammetto di non ascoltare abbastanza musica, se non quella di qualche anno fa: però qualche settimana fa ho organizzato un live di Massaroni Pianoforti all’interno di una rassegna che curo in un Circolo di Ravenna, e mi ha fatto una buona impressione. I miei preferiti però hanno più o meno tutti la mia età, e sono i soliti: Babalot, Artemoltobuffa, poco altro…

Per raccontare la nascita di Il pezzo è bello se lo canta mia nonna lo hai definito un social – pezzo. Vuoi spiegarci perché?
Mi serviva un coro che urlasse la parola “Giovane” all’interno della canzone, così ho pensato di coinvolgere i fans (che brutta parola) di facebook e farmi mandare la loro registrazione, mettendole poi tutte insieme in fase di missaggio: ho avuto molte più adesioni del previsto, sono stato molto contento, ed è venuto anche piuttosto bene.

Ti va di darci qualche anticipazione riguardo al disco?
Il disco sarà piuttosto eterogeneo: qualcosa ricorderà inevitabilmente Jocelyn Pulsar, altre cose meno: la canzone della nonna, per esempio, è un reggae, per quanto atipico: ecco, con Divano mi sento più libero di pubblicare anche cose diverse: nello specifico, nel nuovo progetto la sezione ritmica assume un ruolo più importante rispetto a J.P.

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