Francobeat – Radici (Brutture moderne, 2014)

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Francobeat_Radici

Articolo di Eleonora Montesanti

C’era una volta un matto e questo è un fatto. Inizia da qui il sorprendente album di Franco Naddei – in arte Francobeat – polistrumentista e cantastorie forlivese che, per la realizzazione di Radici, si è affidato all’inconsapevole poeticità di un gruppo di disabili mentali ospiti della struttura Le Radici,  situato a Santarcangelo di Romagna. Questi ultimi hanno infatti scritto tutti i testi delle quattordici tracce che compongono il disco e hanno partecipato attivamente alle registrazioni in alcuni intermezzi vocali posti tra un brano e l’altro, in cui le loro voci vengono manipolate e rielaborate (Questa è… / …la mia… / …voce).
Non c’è una tematica precisa o un filo conduttore che accompagna il disco dall’inizio alla fine, né a livello di contenuti, né a livello melodico; ma, se si cerca una caratteristica comune che avvolga totalmente questo progetto così peculiare e autentico è la naturalezza con cui tutto si sussegue con una sincerità che è davvero molto rara.
I testi sono dominati dall’instintività, le metriche sono irregolari, i contenuti sono spesso privi di logica, non esistono ritornelli: la sfida di Francobeat sta nel lasciarsi guidare da queste parole, nel giocare con la loro originalità e nell’inseguirle per cucirle insieme a delle melodie che riescano a valorizzarle, soprattutto da un punto di vista emotivo.
Non ci sono grosse pretese dal punto di vista tecnico, ma, nei confronti di un disco così diretto e spontaneo, è giusto che sia così: il patrimonio poetico su cui si basa è già così ricco e delicato che non è necessario collocarlo tra melodie e arrangiamenti troppo arzigogolati. Ciò non toglie che Francobeat svolga un lavoro magistrale anche da questo punto di vista.
Radici, infatti, è un disco allegro laddove ci sono spensieratezza e voglia di scoprire il mondo, mentre diventa cupo e malinconico quando la consapevolezza della propria condizione prende il sopravvento sul resto.
Si comincia da Belluno, un brano festoso in cui il manicomio diventa una barzelletta e in cui si percepisce la volontà di approcciarsi a un argomento tanto delicato quanto complesso (la disabilità mentale) in maniera semplice, ossia attraverso gli occhi dei matti. Canzoni come Le mie meraviglie – un episodio di musica elettronica in cui si riscopre la saggezza di godere delle piccole cose: ho poche meraviglie, ma sono il mio carburante – o Camminare (feat. Moro e Giuseppe Righini) – un cantautorato minimale che ricorda molto quello di Daniele Silvestri – fanno capire quanto sia importante guardarsi attorno e giocare a scovare bellezza in ogni dove.

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Io ero bellissima (feat. Giacomo Toni e Santo Barbaro), poi, è un insieme di ricordi di gioventù sostenuti da un elegantissimo pianoforte che crea un’atmosfera decadente e retrò che lo fa sembrare un pezzo appena uscita dagli anni Trenta. E’ impossibile non ritrovarsi a canticchiarla. Lo stesso vale per Carmencita (feat. Sacri cuori), una canzone d’amore d’altri tempi che potrebbe benissimo fare invidia ai maggiori successi di Gianni Morandi.
Non mancano episodi un po’ più cupi, come Il pupazzo di neve, la triste vicenda di un pupazzo di neve prima divorato dai corvi e poi distrutto da uno spazzaneve, dove prevale un contrabbasso in equilibrio tra il jazz e il blues malinconico di Tom Waits.
E’ necessario, poi, parlare di Pillole: è un brano che morde lo stomaco. Pillole magiche, pillole di chi è fragile, di chi non ha una vita facile. Questa consapevolezza di fondo che accompagna il ritmo quasi mantrico del pezzo lascia un grande amaro in bocca.
Questo grande amaro in bocca, però, si scioglie nella dolcezza psichedelica di Che cambino le cose (che vede la partecipazione di John De Leo e i Sacri cuori), un brano che rispecchia la totale sincerità di questo disco e insegna a non smettere mai di avere speranza e fiducia nei sogni, grandi o piccoli che siano: io spero solo che cambino le cose in meravigliose.
In generale Radici è una grande, immensa, lezione di vita da portarsi sempre in tasca, per non dimenticare quanto sia bello giocare con la realtà ed esprimere la propria essenza con generosità.

Tracklist

01)      Belluno
02)      Io ero bellissima (feat. Giacomo Toni e Santo Barbaro
03)      Le mie meraviglie
04)      E’ bella la pioggia
05)      Questa…
06)      Verde/secco
07)      Camminare (feat. Moro e Giuseppe Righini)
08)      …la mia…
09)      Il principe e la donzella
10)      Pillole
11)      Il pupazzo di neve
12)      …voce
13)      Carmencita (feat. Sacri Cuori)
14)      Che cambino le cose (feat. Sacri Cuori e John De Leo)

 

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