Keith Moon. Spirit of Lily

Postato il

keith moon

Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

La lunga, spregiudicata e pura schiera dei folli del rock ha avuto una delle più chiare epifanie con Keith Moon, batterista miliare e uomo-vulcano ebbro di vita, che bevve e si drogò fino a uccidersi nel tentativo di diventare l’uomo normale che la sorte non gli diede mai la possibilità di essere.
Famoso e ricco a ventun anni, uccise il suo autista per sbaglio a ventiquattro, dormì meno di quanto non fosse concesso a un essere umano, si travestì e disfece se stesso fino a diventarne il consapevole distruttore. Nel frattempo gironzolava e folleggiava intorno alla sua batteria, che inspiegabilmente suonava e batteva come altre mai.
L’espressione è la catapulta dell’essere. E Keith Moon si catapultò come una creatura primordiale su uno strumento che divenne il prolungamento della sua persona.
Come altri, questo screanzato, sgraziato, folle esecutore decise di non aver paura di trasformare ciò che è in ciò che volle. A differenza di altri non usò le droghe per sapere quel che altri ignorava, era quello un vezzo dei jazzisti. Le usò, insieme a fiumi di alcol, perché voleva tutto. Come l’infinita possibilità, che è dei folli e dei bambini, esige il continuo superamento di sé, così quest’uomo dalla mimica forsennata fece scoppiare la musica.
Quando gli Who non erano al top era Keith Moon a salvare tutto. Questo era il paradosso, che con lui trovava conferma, della fattività definitiva dell’espressione. Volle due casse per la sua batteria, la Spirit of Lily, un monumento dietro cui armeggiava un artefice senza paura e senza orrore (quello che uccise Parker), le cui braccia e mani e volto si muovevano con una sincronia che aveva un senso solo per chi la orchestrava.
Credette, Moon, di poter fare lo stesso con la morte. E qui fallì.
Ai tempi della casa di Los Angeles, presa con McCartney e Lennon, McQueen lo vedeva surfare vestito da nazista. Anni prima aveva fatto esplodere un bagno, incendiato un edificio e gettato mobilia e televisori dalle finestre degli alberghi.
Tra una posa strampalata e l’altra, prima di diventare un rottame, riuscì, altro paradosso dell’espressione, a diventare, suo malgrado, ciò che era: uno dei più grandi batteristi della storia del rock.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...