Lucía Etxebarría – Io non soffro per amore (Guanda, 2005)

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Articolo di Chiara Baini

Non mi stancherò mai di ringraziare la mia amica per avermi fatto conoscere questo libro. Anzi, questa Bibbia. Non è un manuale, non è un romanzo, non è uno di quei noiosi saggi sull’amore. Già, perché se da una parte parlare d’amore è semplice – e altrettanto lo è il parlare della sofferenza, farlo senza cadere nel banale e nello scontato è estremamente difficile.
Questo libro è un valido aiuto per vivere serenamente l’amore, per come lo intende l’autrice: “la maggior parte della gente immagina che l’amore sia determinato dall’oggetto, non dal sentimento in sé. […] l’amore non è una persona, è un’attitudine, un’energia che scorre da un individuo agli altri”.
Il libro affronta il tema della dipendenza emotiva, partendo dalle origini di questa assuefazione (famiglia e società), dando una chiara visione di cosa significhi essere dipendente (bassa autostima, curriculum emotivo burrascoso) e di come questo influisca sul rapporto con noi stessi, con gli altri, con la sessualità.
Nell’introduzione la scrittrice racconta le proprie esperienze passate e le storie da cui è scappata. Stabilisce così, sin da subito, un ottimo rapporto con il lettore, creando una sorta di intima solidarietà.
Lucía Etxebarría utilizza una scrittura leggera e ironica, ma riesce anche a parlare di temi seri come la violenza psicologica o l’importanza di migliorare la propria autostima. A questo tema dedica molte pagine, perché sceglie di entrare nel dettaglio: ci insegna come accettare il nostro corpo, ci spiega perché il perfezionismo è solo una trappola e il successo non è basato solo sui soldi e sul potere, ci pone davanti ad un altro modo di considerare il sesso.
La scorrevolezza del libro sta anche nel fatto che spesso l’autrice interrompe la narrazione preferendo l’uso degli elenchi. Questo aiuta anche nel poter fare delle pause per riprendere fiato e districare la matassa che si crea quando vengono messe in discussione le nostre idee di amore che fino ad ora consideravano giuste, nonostante ci facessero soffrire. Il metodo dell’elenco viene utilizzato per farci capire, ad esempio, che partner dovremmo volere (condivide i tuoi sentimenti? Si prende cura di se stesso? Regge lo stress? È troppo gentile o troppo geloso?), oppure per illustrarci i Dieci Comandamenti di un rapporto felice (sforzati di conoscere, non annoiarti, fissa le regole prima di iniziare il gioco, non sacrificare, non avere segreti, ecc..).
A differenza di tanti altri saggi sul tema, la Etxebarría illustra concretamente il modo per uscire dalla dipendenza. Certo, non è facile, e lei stessa ammette che in alcuni casi non basterà un libro, ma riconoscere l’esistenza di un problema è un primo passo in avanti che si fa. È difficile infatti interrompere una dipendenza, l’autrice ci spiega come queste relazioni creino una sorta di circolo vizioso, la persona che le vive si convincerà che è quello l’amore, ed è semplicemente colpa sua se non trova la persona giusta. Bisogna però essere pronti ad affrontare un percorso personale mettendosi in discussione e ammettendo i propri difetti e, cosa ben più difficile, accettando i propri pregi.
Pubblicato nel 2005, “Io non soffro per amore” resta un libro attuale, uno di quelli che non passano mai di moda. Lucía Etxebarría è riuscita a consegnarci un libro ben scritto, piacevole e leggero. Terminata la prima lettura, va assolutamente ricominciato: sottolineando, evidenziando, prendendo appunti. Ma, soprattutto, va conservato gelosamente come un cimelio di guerra, nella speranza di non averne più bisogno.

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