Non so perché ti odio: tentata indagine sull’omofobia e i suoi motivi – di Filippo Soldi (2014)

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Articolo di Rachele Baglieri

Da secoli l’omosessualità è oggetto di riprovazione e di condanna. Talvolta succede di cogliere una venatura di fastidio anche nelle parole di chi, apertamente, nega di nutrire sentimenti negativi verso di essa. “Io non sono omofobo ma…”
Ma perché? Che cosa offende così tanto nel comportamento omosessuale?

Non so perché ti odio pone questa domanda a persone che hanno subito aggressioni omofobiche, persone che le hanno compiute e persone che rappresentano quei movimenti che, negli ultimi tempi, hanno preso posizioni nettamente contrarie alle istanze del mondo Lgbt. È stato impiegato circa un anno di ricerche, indagini, interviste incontrando il coraggio delle vittime ed il velo degli omofobi.
Il regista ha incontrato un uomo che è stato condannato per l’omicidio di un omosessuale, il giovane che ha sparato al taxista che, secondo lui, gli aveva fatto proposte. Ma anche il presidente di “Giuristi per la Vita”, che ha inviato una lettera aperta ai parlamentari italiani perché non approvassero il disegno di legge che intende punire l’omofobia, il portavoce di “La Manif pour Tous”, movimento che ha organizzato manifestazioni e convegni contro l’approvazione della stessa legge, il rappresentante nazionale di “Le sentinelle in piedi”, i portavoce di “Forza Nuova”.
E, in mezzo, ha raccolto le testimonianze di chi ha subito aggressioni violente, di chi ha vissuto la propria adolescenza fra le prese in giro dei compagni, di chi ha più volte pensato al suicidio per non dover vivere una vita da omosessuale.
Di chi ha visto il proprio figlio togliersi la vita.
Ha cercato i fatti. Avvenimenti e azioni concrete, innegabili. Per metterne in luce i meccanismi.
Ha cercato i racconti di aggressioni da parte di chi le ha subite. Ha raccolto queste testimonianze, è andato negli stessi luoghi dove l’aggressione era avvenuta, lì ha posizionato la macchina e, nelle stesse ore dell’aggressione, ha fatto le riprese.
Ha cercato i rappresentanti di quei movimenti che, ultimamente, sono scesi in campo su questioni riguardanti il mondo Lgbt (il disegno di legge che punisce l’omofobia o le varie proposte di unioni civili).
Scendere in campo, per Soldi, è un’azione. E di questa azione ha chiesto i motivi. Così ha intervistato l’avvocato Gianfranco Amato, presidente di Giuristi per la Vita, l’associazione che ha inviato una lettera aperta ai parlamentari italiani perché respingessero il disegno di legge contro l’omofobia (ma è anche l’associazione che ha depositato una denuncia contro il Maxxi per avere esposto un’opera dei fratelli Chapman), ha intervistato Filippo Savarese, il portavoce di La Manif pour Tous e Pietro Invernizzi, il rappresentante delle Sentinelle in piedi.
Ha cercato di mettere in luce i motivi delle loro azioni.
Ha cercato persone che hanno compiuto omicidi legati  all’orientamento sessuale (vero o presunto) della vittima. Ha raccolto il racconto preciso di come erano andati i fatti dalle parole di chi ha compiuto il delitto.
Per cercare di capire che cosa ha spinto all’azione.
Ha cercato documenti come registrazioni di telefonate, interrogatori.
Ma ha cercato anche il racconto di chi è stato vittima del bullismo a scuola. Nella scuola di oggi, come in quella di qualche anno fa: così se oggi Giordano racconta di essersi iscritto ad un corso di arti marziali per difendersi dalle aggressioni dei compagni (aggressioni che lo hanno mandato al pronto soccorso 22 volte in un anno), Dario racconta di quando, nella Sicilia di trenta anni fa, gli insegnanti assistevano indifferenti agli insulti e alle prese in giro contro il presunto gay. E per mettere fine a quegli insulti incessanti, più volte Dario ha guardato il balcone e si è immaginato quel salto nel vuoto. Non lo ha fatto: “io sono forte”, dice oggi Dario.

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Una ricerca su un concetto, su un sentimento nati un giorno, in una galleria d’arte dove il regista ha visto una fotografia di Zoe Leonard. Un tronco ingabbiato in una struttura di ferro.
Un’immagine che, ai suoi occhi, raccontava perfettamente l’adolescenza di chi lotta con il proprio orientamento. Ha poi visto altre immagini: le luci di James Welling, quelle luminescenze improvvise che squarciano il buio.
E dalla visione delle immagini di quelle luci, così simmetriche, fredde e pure, dall’immagine di quel tronco ingabbiato è nata la forma di “Non so perché ti odio”.

Chi sono le persone intervistate?
Luca Zanchi: dopo essersi trasferito in Spagna per poter regolarizzare il rapporto con il suo compagno, Luca è tornato a Roma dove vive la sua famiglia. Qui, una sera, mentre camminava insieme ad un suo amico, è stato aggredito da un gruppo di ragazzi che, dopo avere apostrofato lui e il suo amico come “froci”, e dopo avergli lanciato addosso una bottiglia, gli ha urlato di andarsene dall’Italia, “tanto morirete di Aids, viva il duce”.
Guido Allegrezza è stato aggredito da quattro ragazzi. “Bastardo” è l’unico epiteto che gli hanno rivolto mentre lo massacravano di botte.
Ercole Ipocoana: alla fermata dell’autobus è stato aggredito con pugni e calci.
Gianfranco Amato è il presidente dell’Associazione Giuristi per la Vita. Giuristi per la Vita ha inviato una lettera aperta ai parlamentari italiani affinché blocchino il disegno di legge che punisce l’omofobia (è la stessa associazione che ha presentato un esposto‐denuncia contro il Maxxi per avere esposto un’opera dei fratelli Chapman). L’avvocato Amato è autore del libro Omofobia o Eterofobia. L’avvocato sostiene che oggi, in Italia, l’omofobia non esista.
Esisterebbe, piuttosto, l’eterofobia.
Giordano Terribili ha poco più di vent’anni. A scuola non ha nascosto il proprio orientamento. Per questo è stato fatto vittima di insulti e aggressioni da parte dei compagni, al punto da finire al pronto soccorso per 22 volte in un anno.
Filippo Savarese è il portavoce di La Manif pour Tous – Italia. Il movimento, nato sull’esempio di quello francese (che si oppone alla legge sul matrimonio egualitario), in Italia si oppone al disegno di legge Scalfarotto che intende punire l’omofobia. La Manif pour Tous ‐ Italia organizza manifestazioni, convegni e flah mob e si dichiara contraria ad ogni tentativo di regolarizzare legalmente le unioni omosessuali perché questo, secondo l’opinione dei suoi componenti, minerebbe la famiglia tradizionalmente intesa. La Manif si definisce movimento laico e apartitico. Su molti mezzi di comunicazione, tuttavia, si associa La Manif alla struttura ecclesiastica.
Davide Ercolani è Pubblico Ministero presso il Tribunale di Rimini. Ha seguito il processo a carico di un giovane che ha ucciso un taxista che, secondo il giovane, gli avrebbe rivolto attenzioni di carattere sessuale.
Maria Cristina D’Avino è sessuologa psicoterapeuta e consulente del Tribunale di Roma. Racconta la drammatica esperienza di un suo paziente.
Martina Colomasi era capo scout. Pur essendo eterosessuale, Martina è iscritta ad un’associazione Lgbt universitaria dove militano diversi suoi amici. In seguito al clamore suscitato dal suicidio del “ragazzo dai pantaloni rosa”, Martina decise di dedicare un incontro scout al bullismo omofobico. Le reazioni sono state tali da indurre Martina a lasciare il movimento scout.

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Francesco Santarelli, Mirko Antidormi, Alessio Costantini sono portavoce e iscritti di Forza Nuova Roma. Forza Nuova ha fatto diversi manifesti contro le istanze del movimento Lgbt. I tre giovani spiegano il perché delle loro posizioni.
Dario Accolla è insegnante, blogger e attivista Lgbt. La sua esperienza è molto particolare: Dario è stato bullizzato oggi, come insegnante, esattamente come lo fu trent’anni fa come studente. Ricorda di quando i suoi insegnanti assistevano indifferenti agli insulti e alle vessazioni a cui lo sottoponevano i compagni.
Tiziano Spezzacatena e Teresa Manes sono i genitori di Andrea Spezzacatena, il “ragazzo dai pantaloni rosa”. Teresa e Tiziano rievocano la vicenda del figlio, il suo suicidio. Raccontano i fatti come li hanno vissuti. La richiesta di archiviazione del fatto in quanto non motivato da “omofobia”.
Pietro Invernizzi è il rappresentante nazionale delle Sentinelle in Piedi. Il “movimento” ha suscitato recentemente l’attenzione dei media per le “veglie” che organizza nelle piazze delle città italiane. Nel corso di queste “veglie” i manifestanti rimangono un’ora a leggere un libro in mezzo ad una piazza. Questo per protestare contro un disegno di legge (la legge Scalfarotto) che, secondo loro, toglierebbe la libertà di parola in quanto punirebbe le istigazioni all’odio dovute all’orientamento sessuale. Il movimento nega di agire per omofobia. È il loro rappresentante nazionale a spiegare le loro idee di “normalità” e le conseguenze che, secondo loro, avrebbe l’approvazione delle unioni omosessuali. Il 5 ottobre le Sentinelle in piedi hanno organizzato 100 veglie contemporanee in 100 piazze italiane. Si sono registrati disordini.
Antonella Montano è la direttrice dell’Istituto Beck. Coautrice dei libretti Educare alla diversità che, negli ultimi tempi, hanno suscitato tante polemiche al punto da essere ritirati.
Personalità importanti del mondo politico ed ecclesiastico sono intervenute criticando fortemente il messaggio di questi libretti. La dottoressa Montano ci racconta il suo sogno di vedere una scuola sicura e accogliente per tutti, anche per i giovani Lgbt. La fiaba in cui il Re si sposa con il Principe.
Fabio Giuffrè è il responsabile del blog “Buzzintercultura – Cinegay.it”. Le sue ricerche sui film a tematica omosessuale che in Italia non arrivano, le sue osservazioni sui messaggi dell’Onu contro l’omofobia che in Italia non arrivano. Una rapida panoramica sui manifesti pubblicitari che riguardano il mondo Lgbt nei paesi esteri.
Maria Laura Annibali oggi è attivista del movimento Lgbt. La sua esperienza negli anni Settanta quando, per non raccontare di avere una compagna, diceva a tutti di essere l’amante clandestina di un noto uomo politico sposato con figli, quindi una “rovina‐famiglie”.
L’ossequio dei colleghi che, sposati e con famiglia, forse non avrebbero manifestato tanto rispetto verso di lei se avessero saputo della sua compagna.

Filippo Soldi non rincorre una risposta alla domanda posta dal titolo del documentario ma fa in modo che la domanda se la pongano tutti, dagli intervistati agli spettatori partendo dalla semplice constatazione che nessuno può arrogarsi il diritto di dichiarare contro natura un altro uomo, nessuno può mettersi nella posizione di “accogliere” un suo simile.
Per arrivare all’obiettivo, il documentario contiene molte scene crude e difficili da digerire, ma come Soldi stesso professa “un Paese che difende il comportamento omofobo deve guardare fino in fondo l’omofobia che porta in grembo”.

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