Da fiume a fiume: quattro chiacchere con il Reverendo Andrea “Harpo” Giannoni

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Intervista di Antonio Spanò Greco

Mettetevi comodi sulla vostra poltrona, divano o letto che sia, cuffia tutt’uno con i vostri padiglioni auricolari, occhi chiusi e sparatevi questo ultimo lavoro del Reverendo Andrea “Harpo” Giannoni, uomo tutto d’un pezzo, schietto e sincero come pochi, dedito al blues da oltre trent’anni, ligure di Sarzana e di ritorno da un viaggio alle radici del blues in Mississippi.

Appena partirà la musica inizierete un viaggio di 7 tappe nei lati oscuri, quelli che mai avete esplorato o mai avete voluto esplorare, quelli non battuti dal sole, dove gli incubi si mescolano coi sogni, dove la gioia viene sopraffatta dalla paura, dove l’anima che credevamo candida e pura si sporca con la melma e il peggior fango, dove gli istinti più repressi e reconditi vengono a galla costringendovi a guardarvi nello specchio con il rischio di non riuscire a riconoscervi più.
Quello che segue sono quattro chiacchiere scambiate con Andrea poche sere fa, con la voglia di conoscere e farvi conoscere qualcosa di più su questa roccia di uomo tanto forte quanto sensibile.

cover-Da-fiume-a-fiume

Ciao Andrea, incomincio con alcune domande che di solito rivolgo a tutti:
Dimmi alcuni nomi che maggiormente ti hanno influenzato
Big Walter Horton, Sonny Boy Williamson II , Paul Butterfield e, fuori dall’armonica, Son House.

Soddisfatto del disco?
Assolutamente si, è il disco che volevo fare. Dopo il ritorno dal Mississippi.

Progetti per il futuro
Per il futuro…. suonare.

Ultimi lavori ascoltati
Lazy Lester, Clifton Chenier, Ben Webster e l’ultimo disco degli Heritage Blues Orchestra: fenomenali!

Dimmi la tua sulla situazione dei locali dove si fa musica in Italia
E’ sempre faticoso e costante, cercare di muoversi in questo paese, ma ho la pelle dura e continuo ogni giorno a cercare e a propormi. Non potrei fare altro e considero un privilegio poterlo fare.

Entrando nello specifico: “da fiume a fiume” è un titolo emblematico, un viaggio non solo geografico. Quanto ti è costato interiormente?
Tutto, ho portato il mio fiume in quel fiume e viceversa. Quella terra e la mia terra.

Il video che hai tratto da “One night (Il sogno di mio padre)” mi è piaciuto molto: in bianco e nero, tu che preghi, ti disperi, soffri, ricordi e la rossa lì al tuo fianco, immagini molto forti specie quelle con il coltello in mano ma coinvolgenti, raccontami la nascita e la realizzazione…
Ho raccontato un sogno al regista che lui ha interpretato in totale libertà. “One night” fa parte di un lungo sogno dove mio padre che rivedo nel mio vecchio viale mi racconta quanto sia ambiguo e dolente stare dall’altra parte quando si muore.

I miei pezzi preferiti son “born to hell” e proprio “one night”, quelli più sudati e sofferti, dove hai messo l’anima. Anche nei pezzi che portano la firma di altri sei riuscito però a mettere del tuo in maniera determinante: classici ma con la tua firma!
Grazie delle belle parole. Non potevo fare un disco di cover di blues, dovevo scommettere e giocarmi molto della mia carne. Il meglio o il peggio questo non lo so proprio. La musica mi ha
cambiato, demolito, ricostruito, plasmato,
amato e odiato.

Facciamo un gioco adesso Andrea, ti dico tre nomi che mi sono venuti in mente ascoltandoti e tu mi dici la prima cosa che ti viene in mente ok?
Vai.

Tom Waits
Inferno.

Miles Davis
Ombra.

Andrea Giannoni
Sopravvissuto.

Bella Andrea
Wowwww.

Siamo un po’ tutti dei sopravvissuti se siamo qua a parlarci ancora
Assolutamente si amico mio.

Parlami della copertina
In origine ho raccontato a Natchez di 5 cani che attraversavano un binario, un incrocio.
Questo pittore, un amico carissimo ne ha fatto questo quadro. Secondo lui io sono l’ultimo cane quello che rimane un po’ perplesso prima di attraversare. Laggiù tutto ti cambia.

Grazie Andrea per la bella chiacchierata spero di rivederti presto e che il blues sia con te
E con te Antonio.

Spero che queste poche righe abbiano chiarito alcune cose a chi già conosce Andrea e incuriosito chi non ha mai sentito il blues del nostro omone di Sarzana. Il suo mondo è il nostro mondo, le sue visioni sono le nostre visioni, i suoi sogni sono i nostri sogni e che il blues sia con tutti voi.

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