Articolo di Sabrina Tolve.
Kill me twice non è un album: è un amplesso che non ti aspetti, un orgasmo uditivo che ti afferra alla prima nota di Hearthbraker e ti molla alla fine di Bland Dive.
Questo è quello che ho pensato durante tutta la durata dell’album, mentre passeggiavo per le strade di Dublino, e dovevo fermarmi, tra un pezzo e un altro, a prendere aria e respiro, accaldata da un sole che non era propriamente in cielo.
Non mi riesce di spiegare questo album diversamente. Potrei essere distante e professionale come tento di fare sempre, ma questa volta è davvero difficile.
Non è solo il folk-blues. Non è quella ruvidezza continua, quella sorta di ossessionante malinconia new-wave, né la descrizione crepuscolare di una quotidianità sulla via della totale decadenza. È qualcosa di più, di intimo che ci pone direttamente sull’orlo di un precipizio, lungo il quale camminiamo tutto il giorno, tutti i giorni, e di cui non ci rendiamo mai conto.
In questo camminare ciechi e senza una via sicura da percorrere, Kill me twice è la sferzata totale: quella che ti apre ben bene gli occhi, ti taglia le palpebre, ti costringe a non chiuderli e ad andare avanti, e, in qualche modo, a godere di questa vista continua e squilibrata.
È un graffio lungo tutta la schiena, uno di quei graffi che fanno male, ma di cui godi perché il dolore diventa d’un tratto piacere: il primo passo verso l’oblio.
E stavolta, davvero, non mi va di parlare di strumenti, arrangiamenti, registrazioni.
Quando la musica riesce a toccare certe altezze, c’è da lasciarsi trasportare e basta.
Tracklist:
01. Heartbreaker
02. MJR
03. 2nd Hand Mother
04. Litter Doll
05. Starsailor Rd.
06. Miss F#%kbook
07. Widow Man
08. Sicily/New Orleans
09. 1000 Dark Days
10. Blind Dive





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