Articolo di ElleBi
Erio Franovich (in arte Erio) è cresciuto in un piccolo paese immerso nei boschi e fin dalla più tenera età ha sempre cantato, disegnato, scritto racconti e filastrocche. Durante gli anni delle superiori, non riuscendo a coinvolgere coetanei che lo seguissero nella formazione di una band, ha continuato a scrivere le sue canzoni in totale solitudine.
Spesso si trattava solo di testi, in italiano o inglese, con annotazioni di melodie e accordi ottenuti suonando il flauto dolce e la chitarra classica, gli unici due strumenti che aveva in casa.
Finita la scuola, con l’introduzione nel mondo del lavoro, si è potuto comprare il primo computer, cominciando così a elaborare, migliorare e registrare tutti quegli appunti collezionati negli anni.
Raggiunto un risultato soddisfacente, sia dal punto di vista della scrittura che dell’esecuzione, ha inviato alcuni demo a qualche casa discografica.

Uno di questi ha suscitato l’attenzione di Enrico Molteni de La Tempesta che, colpito sia dalla voce che dalle sonorità, lo ha arruolato fra i suoi talenti. Nel giro di pochi mesi sono stati pubblicati due doppi singoli digitali in formato 45 giri con un lato A e lato b come quelli di una volta.
La sessione completa delle registrazioni effettuate darà vita ad un album la cui uscita è prevista per l’inizio del prossimo autunno. Si tratterà di un lavoro omogeneo con quanto già conosciuto, basato su tante voci, tante chitarre e un po’ di elettronica, atmosfere notturne e melodie dolcissime, il tutto in linea con un’essenza dream-pop. Soggetto principale del disco sarà l’elemento umano, con particolare attenzione ai rapporti interpersonali, agli affetti, raccontati con immagini intense e metaforiche che allo stesso tempo rivelino il legame viscerale e indissolubile con la natura che ci circonda.
Questa versione di Oval in your trunk, lato b del primo singolo We’ve been running, è stata eseguita lo scorso aprile durante la tappa triestina di Sofar Sounds, piattaforma musicale diffusa in tutto il mondo, che permette a musicisti emergenti di esibirsi all’interno di case private, stabilendo così un rapporto più intenso ed intimo col pubblico. La voce di Erio, oltre a rivelare le influenze degli studi di canto lirico, “arriva” eterea al punto da raggiungere un’estensione vocale davvero inusuale, che può rendere “impegnativo” un primo ascolto. L’atmosfera che riesce a creare è onirica, a tratti quasi magica, anche grazie all’eleganza innata di ogni suo gesto, che rivela un’evidente attitudine teatrale. Certo la “vocina” di Erio, così lontana dagli schemi classici italiani non è alla portata di tutti, ma chi prova ad abbandonarsi alle sensazioni condivise da “quest’anima che canta” di sicuro ne esce con mente e cuore più leggeri…
Foto di Sterven Jonger





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