Parados – Parados (Costello’s Records, 2015)

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Articolo di Gianluca Porta

I Parados partiti come duo acustico, subito si sono allargati fino a essere in quattro, hanno poi vinto il contest SAE al MiAmi 2013, e grazie a quello, si sono messi al lavoro, scontrandosi con la fatica del primo album. Quello che hanno partorito è un lavoro compatto di circa 30 minuti, che vive un compromesso ibrido tra una metà più acustica e un’anima più elettronica. A tratti ricordano qualcosa dei Notwist, per un certo uso della batteria e per le atmosfere che creano, a volte il cantato sembra una litania corale. La sensazione che ne deriva è strana, si ha come l’impressione di un cantautore che sale sul palco e inizia a ripetere ossessivamente una piccola cellula musicale, poi sale l’amico, lo sente e inizia a fare la sua parte, e così via. Nel mentre tutti si ascoltano ed insieme creano un intreccio di battiti e arpeggi, synth e canto corale. Il loro è un album interessante proprio per il modo che ha di proporsi all’ascoltatore, attraverso un’infinità di stratificazioni e livelli, sia musicali che di significato.

L’album si apre con “Ø”, un piccolo momento di follia in cui il cantante si lancia in una lenta litania sulla cultura, mischiata con vocalizzi a briglie sciolte, il tutto sostenuto dai ritmi spezzati della batteria. Si crea così una sensazione di grande confusione, a momenti quasi di disturbo. È un po’ “troppo”, si sente che è un tentativo, non riuscito, di andare oltre il limite. In generale l’ascolto risulta poco gradevole e ripetitivo. La traccia successiva, “Toracica”, non potrebbe essere più diversa: nonostante i beat spezzati e sincopati, il cantato è già molto più pop (uno stranissimo mix tra Paletti e i Diaframma). Tutto questo, unito a un arrangiamento migliore e più curato, mostra un respiro di gruppo, evidenziando le potenzialità della formazione. ok3

“Alieno verde” è il primo pezzo in cui la componete di canto corale del disco si mostra con prepotenza, alternata a una rabbiosa corsa che ricorda i CCCP più violenti. Il brano che segue, “A distanza”, è una canzone ariosa e aperta. Nel ritornello si percepisce uno spazio che i riff claustrofobici di tutte le tracce precedenti non rendevano possibile. Proprio grazie a questa differenza, ad un cambio radicale, diventa uno degli episodi migliori dell’album, in grado di prenderti e farti rapire dalla musica. Le parole non sono mai banali, anche se a volte si ha la sensazione che siano esagerate, come se ci fosse un eccesso di termini. “Indolore” e “Venere” sono due tra i pezzi più al limite del disco. Il primo è un lungo lamento ripiegato su stesso, in cui il dolore diventa rumore e rende tutto peggiore. Il secondo si apre come un trascinarsi lamentoso di voci, per poi arricchirsi di chitarra, basso , fino all’entrata successiva della batteria. Il mood non cambia, rimane qualcosa di pesante che fa fatica a muoversi, o si muove per forza. L’ultima canzone, “Sylvia Rivera”, è un brano dei Radiohead cantato in italiano. La batteria, la chitarra, il basso, gli effetti campionati, tutto. E finché rimane così è anche piacevole, quello che rovina la traccia è il finale. Si ferma tutto, rimane solo una persona ad alitare a tempo, facendo evidentemente fatica, il tutto ripetuto fino alla fine. Nel mentre si apre una parentesi che ricorda le cose più corali degli Alt-J, fatta discretamente bene, ma il respiro affannoso tirato in lungo per un minuto concentra l’attenzione dall’ascoltatore.

I Parados sanno cosa fare, sanno scrivere una buona canzone, sanno suonare insieme e proporre cose non facili. Forse per questo si sentono in dovere di sperimentare a ruota libera, senza (quasi) una ratio che li guidi. Servirebbe un ritorno alla semplicità, abbandonando il castello di carte dell’intelletto per gettarsi nella musica con la voglia di fare bene, più che di fare diverso. Il rischio, altrimenti, è di continuare a respirare pesantemente tutti assieme, con un’alchimia evidente, ma rimanendo carenti sul fronte della musica.

Tracklist
1. Ø
2. Toracica
3. Alieno Verde
4. L’anarchica
5. A distanza
6. Indolore
7. Venere
8. Sylvia Rivera

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