Marco Iacampo – ancora in cerca di nuove vie, come artista e come uomo

Postato il Aggiornato il

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Intervista di James Cook ed ElleBi

Marco Iacampo, cantautore, musicista, compositore, dalla metà degli anni ’90 ha partecipato a diversi progetti che lo hanno visto impegnato con versatile creatività dapprima come frontman di gruppi che si sono espressi anche in lingua inglese, per arrivare, successivamente, ad un approccio solista col ritorno all’utilizzo dell’italiano. A distanza di quasi tre anni dalla pubblicazione del precedente album ”Valetudo”, il 23 ottobre uscirà il nuovo disco ”Flores”, che si preannuncia un condensato di sensibilità e poesia.
Dopo averlo ascoltato in anteprima, abbiamo posto a Marco una serie di domande in modo da comprenderne meglio i contenuti e per conoscere più da vicino il suo percorso umano ed artistico.

Sei passato dall’esperienza di gruppo (Lex Nigra, Elle) a quella da solista, prima in lingua inglese (Goodmorningboy), per approdare all’attuale in italiano: ci riassumi la tua evoluzione musicale ed espressiva?
Ho cominciato come tutti, più o meno.
Poi pian piano ho seguito e trovato una modalità più personale di espressione e gestione del mestiere.
Tutti i passaggi sono stati utili, nessuno escluso, ma ora la cosa è a fuoco.

Il tuo impegno costante nello sviluppo del progetto “Veneto contemporaneo”, che sta dando voce non solo a cantautori ma anche ad altre realtà della tua regione, rivela un amore profondo per le tue radici… Vuoi raccontarci qualcosa di più in proposito?
Veneto Contemporaneo è un progetto e un’associazione nata per dare voce alle culture del territorio in cui vivo. Il Veneto ha delle possibilità infinite, che molti nella mia regione stanno già sfruttando. Per questo la parola “contemporaneo”: non si parla di progetti per il futuro, ma tramite i nostri eventi vogliamo far vedere ciò che sta già succedendo in questa bellissima terra. Dalla musica alla gastronomia, dall’agricoltura alla danza contemporanea, tutti ambiti in cui si intrecciano storie di persone connesse tra loro grazie ad un territorio che permette il contatto con le persone che vivono con i piedi a terra e la testa nei loro sogni. Il Veneto e i Veneti hanno bisogno di una nuova immagine, più reale, più attuale.

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Nelle tue note biografiche è inserita una data (il 2010), in cui c’è stata un’importante svolta nella tua vita privata. Essere diventato padre ha comportato dei cambiamenti nel tuo approccio alla vita e di conseguenza alla musica?
Certo. Ha richiamato sicuramente un’istinto primordiale.
È nata Vittoria, poi Valetudo. Profondamente diverso da tutti i miei lavori precedenti.
È stato il mio vero passo in avanti, quello decisivo.
Poi non è solo la nascita, è una cosa che cresce, accompagna, che accompagni.
Ma sicuramente deve nascere.

Il tuo è uno stile di scrittura particolare: giochi con i suoni delle parole e il loro significato, ti esprimi in modo tale da non essere comprensibile del tutto, o almeno non in maniera diretta: da dove nasce questa esigenza creativa?
Dal piacere.
Cercare il piacere attraverso la creazione di qualcosa di bello. Per me e per tutti.
La musica è necessaria alle persone.
Nei testi non cerco un significato espresso, ma lo voglio far raggiungere tramite l’incrocio multiplo di visioni, evocazioni sensoriali e concetti. Tanto poi ognuno delle parole fa quello che vuole. La musica no, è quella. Per questo mi piace delle parole esaltare il loro potere musicale.

Ho letto che ti piacerebbe dedicarti completamente alla musica strumentale (e in effetti anche il nuovo disco ne contiene due tracce). Potrebbe quasi sembrare che esprimerti con le parole, stia diventando un limite rispetto ad un approccio più empatico ed emotivo ottenuto solo attraverso le note…
Mah, lo dico da un po’. Come ti dicevo prima le parole hanno una loro musicalità.
Forse è li il quid. La musica strumentale è vero, mi affascina.
Ne dico tante. Mi piace scomporre e destrutturare le mie convinzioni.
Poi alla fine mi ritrovo sempre li a scrivere canzoni. Poche, quelle che servono.

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La copertina del nuovo disco è un’illustrazione grafica che hai realizzato tu (come del resto quelle dei precedenti). L’album si apre poi con un brano ”pittore elementare” che evidentemente parla di te. Che ruolo ha quest’arte nella tua vita?
Con pittore elementare più che di pittura parlo di una attitudine personale alla ricerca della cosa semplice. In questa canzone faccio di tutto un viaggio complicato una cosa semplice. Parto con una domanda che contiene già una risposta. Molte volte facciamo così, fare la domanda giusta è il passo decisivo per ottenere la risposta che si vuole.
La pittura va dentro e fuori della mia vita. Devo ancora trovare un equilibrio in quello.
Poi mi accorgo che ”dipingo” molte volte con tutto il resto delle mie attività.

La canzone ”Palafitta” è stata tra le nomination per miglior canzone ”Premio Tenco 2015”. In che rapporto sei con la ”critica”? Pensi che qualità debba rimanere sinonimo di nicchia o credi sia importante anche cercare di arrivare ad un pubblico più vasto?
Mah, la critica. Ha un valore sicuramente professionale. Ci sono stati un paio di articoli che mi hanno fatto riflettere sulla mia scrittura. Però poi le soddisfazioni vere arrivano da altro. Sono uno concreto, anche se questo disco si chiama ”Flores” devo dire che sono altrettanto attratto dai ”Fructus”. Mi piacerebbe che la mia musica la ascoltasse più gente possibile e che mi facesse ancora scoprire la vita e il mondo come ha fatto fin ora, oltre a darmi da mangiare. Ho un’idea del successo molto personale, sono anche abbastanza ”imbarazzevole” in certi contesti. Cerco una mia dimensione di successo, quello si.

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Il disco si muove su registri che vanno dal folk all’etnico (con qualche innesto quasi jazz). Buona parte delle musiche trasmettono suggestioni che ci portano in Sud America ed in Africa. Come sono nate le sonorità che caratterizzano questo album?
Ascolti e suggestioni. Ho voluto dare dei colori a queste canzoni. Valetudo è un disco che a me suona bicolor, come la copertina. In Flores ho voluto arricchire il suono e le soluzioni di arrangiamento in modo nuovo. Anche accostando elementi apparentemente diversi come violoncello, sax, chitarra classica, flauti peruviani e strumento a corde africano. Ho costruito forse un universo esotico in questo disco, ma senza essere didascalico. Per questo è un po’ world music.
Mi sorprende, come una fioritura inaspettata.

Il titolo del disco rimanda al concetto di fioritura e quindi ad un approccio dinamico della vita che, in diversi brani, sembra sospesa fra ragione e ”follia”… possibile trovare un equilibrio?
L’equilibrio c’è, ognuno trova il suo e da sempre dei risultati.
Non è un mito, è come la felicità e altre cose belle della vita.
Ovvio, se non ti interessa non lo cerchi nemmeno.
Solo quando c’è la via dell’equilibrio fiori e frutti si fanno vedere.
Ma non è uno stato continuo, per quello scrivo poco.
Tendo a scrivere solo quando si può fare. Di canzoni al mondo ce ne sono tante, se devo aggiungerne una al calderone deve avere un senso, importante.
Intanto per me.

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Hai definito ”biancavela” una canzone d’amore come non ne avevi mai scritto. Sono gli incontri ”giusti” quindi a ri-definire i sentimenti o sei tu ad aver cambiato l’approccio verso un sentimento così complesso ?
Le cose vengono assieme. Non c’è un prima e un dopo. Sono illusioni.
Sono vere entrambe le cose che hai detto.
Biancavela è sempre stata dentro, è solo venuta fuori.
L’Amore è un concetto universale.
Molte volte ce ne appropriamo e ne decliniamo il significato.
Come in Biancavela no, non l’avevo mai declinato.

Ascoltando i brani ”come una roccia” e ”come una goccia” sembra che tu riesca a rimanere in armonia con il trascorrere del tempo e con le esperienze inevitabilmente dolorose che lo accompagnano. Sei quindi a buon punto del tuo percorso di crescita personale?
Penso sempre di più. C’è ancora da fare.
Il gioco che c’è dietro le due canzoni è che alla fine goccia e roccia seguono entrambe la regola dell’acqua. E’ un elemento che c’è molto nel disco. Osservando la natura e riuscendo a fare i giusti paralleli con la nostra esistenza si riescono a capire molte cose. La cosa più sbagliata che possiamo fare è contrapporci agli sviluppi e ai processi nostri e delle persone che ci sono accanto. L’uomo è un esperto in danni dovuti al contrapporsi. Poi ci servono delle direzioni, ma sono anche quelle molto naturali, basate sulle nostre caratteristiche più elettive.
E’ vero che puoi arrivare dappertutto anche con una maschera e fondendoti con il mondo parallelo alla vita e creato dagli uomini.
Non sono altrettanto convinto che porti dove si sta bene.

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Un’ultima domanda: ”i fiori sbocciano in ogni stagione”?
Si, l’ho detto e lo confermo. Ho le prove scientifiche.
Il concetto è che se uno si fissa sull’aspettare le margherite, si perde la calendula e i bucaneve.

 

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