Oum – Zarabi (Lof Music /Mdc, 2015)

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oum_zarabi

Articolo di ElleBi

Mi sono imbattuta quasi per caso nel quarto album di Oum El Ghaït Benessahraoui, pubblicato di recente, le cui atmosfere sospese tra Africa e oriente mi hanno catturata e trasportata in luoghi esotici.
Oum è l’appellativo dato alle bambine nate nel deserto in un giorno o una notte piovosa.

Nome che si adatta perfettamente all’affascinante cantante, scrittrice e compositrice di Casablanca. Ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Marrakech, “una città dove i sensi si risvegliano facilmente”.
Dotata di notevole talento per quanto riguarda il disegno e la pittura ha studiato architettura presso l’università di Rabat. La musica è entrata pian piano nella sua vita: a quattordici anni la passione per il jazz e il soul l’ha avvicinata ad un coro gospel del quale è diventata una delle soliste. La sua carriera è iniziata esibendosi in cover di entrambi i generi per approdare successivamente alla scrittura e al canto utilizzando sia l’inglese che la darija, sua lingua nativa e variante araba dialettale parlata nella zona del Maghreb. Nella società marocchina convivono culture differenti ed Oum, nel suo percorso di maturazione artistica, ha sentito l’esigenza di creare una musica che rappresenti in modo autentico tutte le componenti della sua identità. Un suono semplice ed essenziale.

oum docu

Il luogo ideale per ottenere questa sorta di “ritorno alle origini” non poteva che essere il deserto. Ed è proprio all’aperto, durante quattro giorni e quattro notti trascorsi nell’oasi di M’hamid El Ghizlane (ultima fermata in Marocco prima di approdare all’immensità del Sahara e località in cui si svolge il festival di Taragalte del quale è madrina), che Oum ha registrato “Zarabi”. “Tappeti” (questa è la traduzione letterale del titolo), sia ad indicare i tessuti dei manufatti tipici marocchini, sia, soprattutto, per rappresentare con una metafora la tessitura “magica” di incontri musicali che compongono questo lavoro. Ad accompagnarla, con suoni “scarni” ed arrangiamenti minimali, un quartetto di musicisti: due marocchini (oud, ovvero liuto arabo e percussioni) e due cubani (tromba e contrabbasso). Dieci canzoni che, fra suggestioni poetiche e una voce che è un mix perfetto di grazia e dolce sensualità, ci accompagnano in un viaggio ricco di emozioni delicatamente intense. La ricerca sonora che lo caratterizza, creando una sorta di “jazz arabo”, diventa l’occasione per il recupero della filosofia e dello spirito di cui è intrisa la cultura orale delle tribù nomadi del deserto. Un modo per far si che le “radici del passato“ alimentino anche il presente, grazie al terreno comune rappresentato dalla musica.
Lasciatevi prendere per mano e perdetevi in queste melodie ipnotiche, perfetto antidoto allo stress dei giorni nostri…

Tracklist:
01. Nia
02. Lila
03. Hna
04. Jini
05. Ah wah
06. Wali
07. Mansit
08. N’nay
09. Saadi
10. Veinte anos

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