Debora Petrina @ Villa Litta, Lainate (Mi). 26 Novembre 2015

Postato il Aggiornato il

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Articolo di James Cook, immagini sonore di Andrea Furlan

Quando alcuni mesi fa ho conosciuto Massimo Giuntoli, sapevo quasi nulla di lui. In breve ho realizzato che oltre ad essere un ottimo pianista, mi avrebbe riservato altre belle sorprese.
Tra le scoperte fatte c’è la rassegna di musiche alternative “Alterazioni” da lui diretta, giunta quest’anno alla terza edizione.
Nella splendida cornice di Villa Litta a Lainate, mi ha consentito di percorrere, attraverso 6 performance ripartite in 4 serate, quei territori di confine legati alle avanguardie accademiche ed al concetto di “contemporaneo”, che tanto sollecitano la mia curiosità. L’ultimo appuntamento è stato quello con la pianista, compositrice, cantante, coreografa e danzatrice Debora Petrina. Intitolato “Cover the Top”, si è rivelato il degno punto di arrivo di questo affascinate percorso.

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Debora, è entrata in scena a poco a poco. Prima sono spuntati i piedi nudi a percuotere il parquet, poi le mani con le lunghe dita affusolate ad accarezzare il rivestimento del pianoforte ed infine lei, capigliatura rossa fiammante, carnagione diafana, che, simile ad una “visione “, si è fatta praticamente inghiottire dallo strumento. Si è intuito già dall’aspetto come la sua sia una personalità complessa, desiderosa di dare voce a molteplici moti interiori, a volte anche in contrasto fra di loro. Per l’artista padovana il movimento è l’attitudine in cui il suono prende corpo riuscendo a trasmettersi in modo più presente e completo. In pochi minuti questo concetto è apparso molto chiaro anche al pubblico riunito nella sala della musica di Villa Litta, che si è trovato a condividere una performance a 360°, fra musica, canto e danza. I brani della serata sono stati tratti quasi esclusivamente dal suo ultimo cd “Roses of the day”. Una serie di ritratti musicali di autori che Debora ha scelto senza voler esser fedele alle loro fisionomie, ma piuttosto riproducendoli con un suo stile. Ha creato così una rilettura di composizioni rese proprie attraverso fantasie armoniche, inserti pianistici, alterazioni a volte anche delle strutture, per renderle più libere ed allo stesso tempo aderenti alla sua personalità.

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E’ stato un piacere per gli occhi e per le orecchie vederla muovere sinuosa sul palco, producendo i loop – con la voce e con gli oggetti – sulla quale ha costruito la struttura dei brani, suonare il pianoforte preparato e cantare canzoni che poco a poco si sono rese riconoscibili agli appassionati che ascoltavano in religioso silenzio. Una concentrazione assoluta, al punto che a volte il pubblico è sembrato quasi in imbarazzo nell’applaudire al termine delle singole esecuzioni, come per timore di rompere così l’atmosfera magica che si era creata in sala.
Senza quasi rendermene conto mi sono ritrovato a cantare “River man” di Nick Drake e “Ghosts” dei Japan. Ho riconosciuto poi composizioni dei Doors, di Bob Dylan, degli Animals… tutte ridotte all’essenza e rielaborate in versioni piacevolmente inaspettate. La compositrice padovana è riuscita così ad elaborare un concerto ad alto livello emozionale. Forte della sua formazione da pianista classica, delle numerose esperienze nel mondo della sperimentazione sonora, della danza, nonché del cantautorato italiano, in questa occasione ha dato vita ad un amalgama sonoro e visivo che ha soddisfatto pienamente la mia attitudine ad esplorare vie sempre nuove, che riescano a coinvolgere la mente, ma soprattutto il cuore.

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Per compensare il silenzio durante i brani, il pubblico alla fine del concerto è esploso in una prolungata ovazione che l’artista padovana si è goduta per intero, concedendo alla platea ancora un pezzo, quel “Burning down the house” dei Talking Heads che – eseguito in puro Petrina’style – è diventato lo splendido epilogo di una serata veramente fuori dal comune.
Per tutti i “recidivi” cacciatori di emozioni come me, ma anche per chi semplicemente vuol cogliere la sfida di provare, almeno per una sera, ad essere curioso, a confrontarsi con qualcosa di “diverso”, mi auguro che rassegne così originali non solo abbiano la possibilità di continuare ad esistere, ma che possano crescere sempre più…

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[Grazie ad Ellebi per il grande aiuto]

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