Concerto disegnato: Colapesce e Alessandro Baronciani @ Studio Foce, Lugano – 19 Novembre 2015

Postato il Aggiornato il

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Salvatore Vitale

Nel 2010, quando vidi per caso lo scatenato set degli Albanopower sul piccolo palco della Collinetta di Jack, nella sempre piacevole cornice del festival Miami, non avrei mai immaginato che già solo l’anno successivo avrei rivisto il loro cantante e chitarrista Lorenzo Urciullo sullo stesso palco da solo, a promuovere l’ep d’esordio del suo nuovo progetto, denominato Colapesce.Un cambiamento molto significativo, non solo per la lingua (dall’inglese all’italiano) ma anche per il genere proposto: un cantautorato umile, dimesso e alquanto malinconico, a sostituire il rock colorato e sempre in movimento della sua band precedente.
Da allora di tempo non ne è passato molto ma le cose si sono mosse comunque in fretta: due dischi (“Un meraviglioso declino” ed “Egomostro”) acclamatissimi dalla critica, un successo di pubblico sempre in crescendo e l’inclusione quasi d’ufficio nel novero dei più interessanti tra i cantautori “indie” del nuovo millennio. È un termine che fa schifo, lo so, ma è anche piuttosto utile per identificare tutta una serie di artisti che, partita dal basso, seguendo canali diversissimi rispetto a quelli battuti dal music business, è riuscita comunque ad ottenere una visibilità di tutto rispetto, seppure non paragonabile a certe realtà che vanno per la maggiore.
Poi è vero che qualche punto di contatto a livello di scrittura lo si può trovare, tra i vari Brunori, Dimartino, Dente, Colapesce e altri nomi di questa cerchia. Ma parlare di una vera e propria scena con un programma e una consapevolezza, mi sembra francamente azzardato.

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C’è piuttosto una cosa da dire: in Italia dipendiamo dai cantautori, c’è poco da fare. Per quanti sforzi si possano intraprendere per mutare un certo modo di concepirsi, noi saremo sempre la terra del melodramma, dell’opera, di De André e di De Gregori. Non è per forza un male, attenzione. Semplicemente, è un dato di fatto. Quando dunque ci si chiede perché certi artisti solisti riscuotano molto più successo di band fautrici di una proposta più rock e sperimentale, ecco, la risposta potrebbe anche essere questa.
Colapesce, comunque, merita tutto il successo che sta ottenendo. Non ero ancora riuscito a vederlo, dopo l’uscita di “Egomostro”, uno dei dischi più belli di questo 2015 quasi concluso. Me l’ero perso nel doppio concerto elettrico/acustico al Parenti, poi al Miami di quest’anno, poi nel tour insieme a Dimartino. Sembrava diventata ormai una maledizione. Poi per fortuna è arrivato il progetto di “Concerto disegnato” e un certo grado di giustizia cosmica è stato ristabilito.
Alessandro Baronciani è un disegnatore di grande esperienza e bravura, fumettista, grafico, insegnante, impegnato in tanti progetti anche molto trasversali. Uno di questi è, appunto, la collaborazione con un musicista come Colapesce nella realizzazione di un graphic novel, “La distanza”, che è uscito a giugno e di cui ora questo particolare tour costituisce una sorta di prosecuzione.
L’idea è semplice: Lorenzo è sul palco da solo, con la sua chitarra acustica e sciorina pezzi del suo repertorio. Alessandro, nel frattempo, siede poco distante dal palco, ad un tavolo da lavoro circondato da fogli e colori. Mentre il pezzo va, lui disegna. Si fa ispirare dai testi, dalle atmosfere musicali e realizza tavole semplici, a tratti quasi stilizzate, che vanno a costituire una sorta di compendio visivo della parte suonata e cantata.

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Il Foce di Lugano è un luogo davvero molto suggestivo, che è allo stesso tempo un teatro, uno spazio per proiettare rassegne cinematografiche e una sala da concerto. Da anni professionalmente gestito da un gruppo di ragazzi seri e appassionati, vanta una programmazione di tutto rispetto e, merito dell’ambiente molto accogliente, è decisamente un luogo preferibile ai concerti milanesi, anche perché qui per fortuna si comincia ad orari decenti.
In apertura ci sono i Calvino, una band milanese che ha da poco esordito con un cd intitolato “Gli elefanti“. Stasera sono presenti solo in due, Niccolò Lavelli (dal quale è nato il progetto)voce/tastiera e Marco Giacomini chitarra. Si producono in un set minimale dal punto di vista sonoro ma molto intenso, complice un songwriting di buon livello che in questa veste ne fa risaltare gli aspetti cantautorali. Melodie coinvolgenti e testi che si muovono tra il surreale e l’intimista, con un‘attenzione particolare alla città dove sono nati e vivono tuttora. Un’altra realtà da tenere d’occhio seriamente.
Colapesce non ha bisogno di presentarsi e sale sul palco quasi di corsa, armeggiando con i loop, gli effetti della sua chitarra acustica e un archetto di violino e lanciandosi quasi subito in “Oasi”. I suoni sono ottimi e l’esecuzione dei brani non delude mai. Solo la voce a tratti cede: coi brani in versione così scarna e senza effetti particolari, certi limiti vengono fuori per forza. Ma non è comunque questo il punto: l’espressività del suo repertorio è alta, i vari episodi stanno in piedi da soli, non hanno bisogno di essere cantati in maniera impeccabile.

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Dal canto suo, Alessandro svolge un lavoro egregio: è affascinante vederlo mentre crea le sue opere in diretta, osservare come con pochi tratti di penna e colore riesca ad evocare atmosfere ora poetiche ora surreali, con disegni sempre molto definiti che riescono a fotografare perfettamente i testi delle canzoni.
È un’esperienza strana: la musica sembra quasi una colonna sonora, un accompagnamento egregio di quel che avviene sullo schermo. Dopotutto, le canzoni le conosciamo bene, mentre il disegno è ciò che realmente è in divenire davanti a noi, siamo sempre curiosi di capire dove porterà e lo osserviamo sempre con la speranza che ci riveli qualche lato nascosto del brano che stiamo ascoltando.
Poi è anche bello e divertente vedere come i due dialoghino tra loro durante le pause, prendendosi amabilmente in giro ed interagendo in modo bizzarro con il pubblico, come quando Alessandro scrive sulla tela di applaudire o di ridere alle battute di Lorenzo, o come quando una foto del cantautore viene elaborata e pasticciata senza pietà, con lui che fa finta di non accorgersene.
Su tutte spicca poi l’animazione di “Breszny” che sfrutta il vecchio numero della rivista Internazionale citato nel testo, con Alessandro che sfoglia le pagine opportunamente elaborate e disegnate in modo tale da accompagnare e illustrare tutti i concetti fondamentali che vengono cantati.

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La scaletta, che cambia ogni sera, questa volta si divide equamente tra gli episodi di “Egomostro” (oltre alla title track spiccano “Reale”, “Sottocoperta” e il singolo apripista “Maledetti italiani”) e quelli di “Un meraviglioso declino” (emozionanti le versioni di “Satellite”, “La distruzione di un amore” e “Le foglie appese”) e colpisce poi la scelta di coverizzare il primo Venditti, con una “Maria Maddalena” particolarmente intensa.
Le esecuzioni per chitarra e voce vengono spesso impreziosite dall’uso dei loop, che donano allo spettro sonoro un maggiore spessore e creano quella varietà che impedisce al concerto di arenarsi in una monotonia piuttosto rischiosa, quando si sceglie di suonare in questa veste.
Nei bis arriva un brano acclamato come “Restiamo in casa”, sorta di compendio degli elementi del songwriting di Colapesce. Chiude il tutto una suadente “L’altra guancia”, poi è il momento dei saluti e dei ringraziamenti di rito, con anche Alessandro sul palco a prendersi i più che meritati applausi.
Bilancio positivo, dunque, progetto pienamente riuscito ed ennesima riconferma del valore di uno dei più grandi cantautori italiani della nuova generazione. Meglio di così era difficile chiedere…

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