Massimo Giuntoli – Sunrase @ Fonderia artistica Battaglia, Milano. 9 Dicembre 2015

Postato il Aggiornato il

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Articolo di James Cook, immagini sonore di Andrea Furlan

Quando ho ricevuto l’invito per il nono appuntamento della rassegna Fusioni Sonore presso la fonderia artistica Battaglia, incuriosito, l’ho segnato subito in agenda. L’idea di assistere ad una performance poetico-musicale, fra sonorità classiche e contemporanee, all’interno dei reparti produttivi mi evocava infatti qualcosa di suggestivo e certamente inusuale. La fonderia esiste dal 1913 e, in oltre 100 anni di attività, ha prodotto sculture in leghe di bronzo per centinaia di artisti, attraverso il metodo di fusione a cera persa.
Entrando, con quei particolari di opere disseminati nel cortile, mi sono immediatamente ritrovato a respirare un’aria densa di storia. Allo stesso tempo, però, mi ha colpito la coesistenza di un moderno polo culturale e didattico. La fonderia infatti, ha uno spazio espositivo riservato alle mostre di giovani artisti, propone workshop e da inoltre la possibilità di visitare il museo che, attraverso 12 passaggi, illustra il processo di fusione.
Protagonista della serata è il compositore e performer Massimo Giuntoli, che da oltre tre decenni è impegnato in progetti multimediali e nell’esplorazione di svariate forme espressive, con le quali ama stupire e coinvolgere il pubblico, annullando qualsiasi confine fra palcoscenico e platea.

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“Sunrase – from human poetry to the end of everything” questo è il “titolo-manifesto” con il quale l’artista ci presenta la serie di brani musicali originali che faranno da accompagnamento a testi (sempre in lingua inglese) sia propri, che di scrittori e poeti famosi quali Jack Keruac, Emily Dickinson, Gertrude Stein e Walt Whitman. Giuntoli immagina infatti la poesia sia come “una sorta di sforzo estremo da parte dell’uomo nel contrastare l’idea della fine assoluta di ogni cosa”, che come “la sintesi più efficace di qualsiasi esperienza di cui l’uomo sia stato protagonista”.
Passate le 20 da pochi minuti, dopo una breve introduzione a cura di Camilla (Olì) Bonzanigo all’interno del reparto cesello, le luci si abbassano, cala il silenzio ed entra in scena il musicista.
In questa affascinante “officina” per una sera si spostano gli attrezzi e le sculture messe ad asciugare, si posizionano gli strumenti e gli sgabelli per il pubblico. Massimo, senza soluzione di continuità, si alterna al piano digitale yamaha, alla tastiera Nord Electro 3 (per i suoni “vintage”) ed all’armonium. Attraverso queste tre tastiere ci conduce in un viaggio senza tempo altamente evocativo. L’atmosfera si fa magica ed io mi ritrovo a seguire immobile, quasi ipnotizzato, lo sviluppo dei brani (aiutato in questo da un prezioso libretto con i testi in inglese ed italiano dell’intera scaletta). Dopo oltre un’ora ritorno alla realtà con tante belle sensazioni, anche se mi rendo conto che è difficile cogliere appieno il significato di un progetto che tocca temi universali e allo stesso tempo fortemente soggettivi, come il senso di precarietà della vita. Mi risulta quindi naturale, fluito il pubblico, intrattenermi con Massimo per approfondire la natura più autentica della serata…

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Come è nata l’idea di Sunrase?
Dall’incontro con Olì Bonzanigo, e da una serie di riflessioni che prendevano spunto dal tema della fusione/metamorfosi (richiamato anche nella programmazione da lei curata, dal titolo Fusioni Sonore)

Puoi spiegarci meglio il messaggio che hai voluto trasmettere?
L’idea che l’intero pianeta sia molto probabilmente destinato a scomparire nell’oblìo più assoluto suggerisce alcune riflessioni sulla precarietà della vita, ma anche del pensiero dell’uomo, delle sue convinzioni, delle relazioni tra gli individui, ecc. Sono sempre più portato a pensare che un messaggio o una richiesta che non arrivino a destinazione, o che non siano corrisposti da un riscontro, rappresentano già una sorta di “fine ultima” dell’esistenza, così come un libro chiuso nello scaffale, una morte prematura, un affetto che viene a mancare, e così via in un elenco potenzialmente infinito di “cause perse”, di istanze ignorate, di incontri mancati, di vite soppresse, ecc. Come riportato nel testo di presentazione del concerto, ritengo che l’espressione e la ricerca poetica dell’animale uomo possa condensare una sintesi estrema di grande potenza evocativa di tutto ciò che l’uomo desidera fortemente poter comunicare e conservare nella memoria. Pur invano, tuttavia: una prospettiva che può apparire terrificante, ma allo stesso tempo utile ad elaborare una considerazione più relativa della vita e di ogni elemento che ne faccia parte.

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Perché hai scelto proprio questi autori e queste poesie?
Ho iniziato alcuni anni fa a lavorare musicalmente sulla poesia americana, con particolare riferimento alla beat generation, ovvero ad autori che hanno significato molto rispetto alla mia formazione (in senso lato) umanistica, filosofica, politica, e non ultimo estetica. Ne è nato il progetto “Pie Glue – Singing the Beat Generation”, che rappresento in duo con la polistrumentista Clara Zucchetti. Più recentemente ho iniziato a dedicarmi alla poesia americana di epoche precedenti a quella della beat generation, affascinato dalle forme irregolari e innovative che la caratterizzano, e che in una qualche misura la fanno apparire “senza tempo”. I testi poetici sui quali si è sviluppato il concerto Sunrase (che almeno per il momento è stato inteso come una sorta di “unicum”) sono quindi costituti da una selezione delle poesie su cui ho lavorato finora, caratterizzate da riferimenti tematici rappresentativi del valore caduco e provvisorio di quanto circonda la nostra vita, delle esperienze, delle relazioni, della natura stessa, osservata ad esempio dalla Dickinson con sguardo sospeso, con deliberati punti di domanda, una domanda che appare però in qualche modo rispettosa del mistero racchiuso nell’intera esistenza (senza alcuna allusione, almeno dal mio punto di vista, a qualsivoglia confronto scienza/fede).

Per quanto riguarda i tuoi testi, come sono nati?
Relativamente ai miei testi utilizzati in Sunrase, (ovvero, anche in questo caso, selezionati per questo progetto e non elaborati ad hoc) alcuni sono nati proprio come “lyrics” di brani composti in forma-canzone, altri come testi poetici veri e propri, che ho poi pensato di musicare come avevo sperimentato con le poesie degli autori americani.

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Nel tuo approccio melodico ed interpretativo ho riconosciuto delle affinità con Robert Wyatt. è giusta la mia intuizione?
Innanzitutto è decisamente molto, ma molto lusinghiera! Poi, sì, Wyatt è indubbiamente un artista che – sia come autore che come interprete – ha rappresentato un riferimento importantissimo nel mio percorso di musicista. Ho avuto perfino il privilegio di conoscerlo di persona, e di ritrovare un mio brano nel contesto di un ciclo di trasmissioni da lui curate e andate in onda su Radio Popolare, quando ci penso fatico ancora a crederci!

Mi rispiegheresti il significato del brano finale, così diverso come suono, rispetto al resto della performance?
Dell’intero programma di Sunrase, l’estratto da “Canto della Scure” di Walt Whitman (dalla celeberrima raccolta Foglie d’Erba) costituisce l’unico testo espressamente ricercato ed individuato per questo progetto, e più precisamente per il finale. La visione incontenibilmente positiva ed entusiastica di Whitman per la forza e la bellezza tanto della natura quanto dell’uomo gioca un contrasto particolarmente forte – e, se vogliamo, perfino crudele – nei confronti dell’idea della “fine di ogni cosa” rappresentata in Sunrase. Il destino tragico (o comunque ultimo e definitivo) del pianeta Terra, ovvero la disintegrazione ad opera della gigante rossa nella quale il Sole finirà per trasformarsi, è rappresentato da una massa di suono orchestrale che si fa sempre più potente e che subisce una progressiva metamorfosi atonale, fino ad evocare sempre più il suono degli elementi naturali (il fuoco, l’aria, la distruzione della materia) e sempre meno quello del linguaggio dell’uomo (la poesia, appunto).

L’esperimento di stasera verrà replicato in futuro?
Come dicevo, Sunrase è stato finora immaginato come un’unica esperienza destinata ad esaurirsi nel contesto “pertinente” della Fonderia Artistica Battaglia. Non è tuttavia escluso che il discorso possa essere ripreso (e magari rivisto) in future occasioni.

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[Grazie ad Ellebi per il grande aiuto]

 

 

 

 

 

 

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