Dal viaggio al sabotaggio: la transizione tra il pop – la forma canzone – e la free-form. Roberto Dell’Era ci racconta The Winstons

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the winstons

Intervista di E. Joshin Galani

E’ uscito il 6 Gennaio il disco di The Winstons, rispettivamente Enro Winston, Rob Winston e Linnon Winston. Enrico Gabrielli, Roberto Dell’Era, Lino Gitto, uniti in fratellanza per questo progetto rock progressive, jazz garage and psichedelic colors.
Mi sono fatta raccontare da Rob Winston il dietro le quinte di questo potentissimo album.

Innanzi tutto complimenti è un disco che scuote chi l’ascolta; un’alchimia tra progressive britannico e freschezza attuale, ricca di innovazioni espressive e ricerca stilistica di pregio. Com’è nato il desiderio di realizzare quest’opera?
Quando incontrai Enro tempo fa, all’inizio del periodo condiviso negli After, parlammo subito di certe inclinazioni musicali e non, e che avremmo dovuto far qualcosa a riguardo. Tutto è successo molto semplicemente, così, come le cose che avrebbero potuto non succedere. E’ stata un’idea di Enro quella di coinvolgere Lino con cui già suonavo, un passaggio quasi naturale. Ci siamo dati qualche ora in studio per capire l’alchimia e poi una dead-line, prenotando uno studio e arrivando con del materiale (quasi) pronto.

Il progetto The Winstons, che da il nome anche all’album, è stato anticipato dal video “Nicotine Freak”. La copertina del disco è un chiaro rimando alla storica front cover del primo album dei King Crimson, un omaggio o semplice scelta estetica?
La copertina è fantastica, più passa il tempo (parliamo di settimane) più capiamo che è proprio azzeccata e piace molto (stiam vendendo quantità di vinili!). Gun è un artista, musicista giapponese residente a Roma a cui Enro ha chiesto di poter visionare i suoi quadri e magari utilizzarne uno per la copertina.

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Dov’è stato realizzato?
E’ un lavoro affascinante e complesso quello che avete creato, quali sono stati i tempi tra immaginarlo, provarlo e portarlo a compimento?
La registrazione e’ avvenuta due anni fa presso La Sauna di Andrea Caielli, dove abbiamo impresso su nastro tutto il disco; un paio di serate di prove, in cui il materiale ancora non aveva forma precisa.

Il vostro è un dichiarato omaggio al Canterbury Sound, c’è nei vostri riferimenti musicali anche il prog italiano?
Mah, non so se c’è un riferimento diretto al prog italiano. Siamo italiani per cui forse qualcosa di natura ce la portiamo dentro, ma per quanto mi riguarda a me piacciono solo alcune cose selezionate dal mio senso del piacere, sia del prog italiano che di quello britannico. Penso che gli Area siano stati quelli con la possibilità di lasciare una traccia più pesante nel mondo del jazz-rock e sperimentazione internazionale ma una serie di scelte (legate ai tempi e alla politica) ne hanno sicuramente limitato la diffusione. Il loro primo disco rimane un capolavoro, a livello di qualsiasi altro caposaldo internazionale – a mio parere – a partire dal sound, che in Italia è un costante problema.

Nel 2016, a cinquant’anni di distanza dalle radici della Scena di Canterbury, qual è il valore di presentare un lavoro così articolato? Normalmente la musica prog è un po’ confinata all’ascolto dei musicofili, una pura scelta di piacere nel produrla o un invito a far riscoprire questo stile?
Per quanto mi riguarda, la parte più affascinante di quel mondo è quella legata al viaggio, al sabotaggio, alla transizione tra il pop – la forma canzone – la free-form; sentire che è materia viva espressiva ed interessante, cosi come è accaduto dal ’67 in avanti per un breve consumato periodo. Credo, da tutto quello che è successo nel passato, rimanga la scintilla potente di qualcosa in evoluzione, come nei momenti alti, la nascita del rock’n’roll o il punk, etc etc. Ora che tutto è frammentato e diviso, la vera modernità la trovo in quello, nel momento di transizione. Sono un Afterhours, faccio i miei dischi a nome Dellera ed ora The Winstons, continuo a spostare l’asse tra cose più pop, cose destrutturate e altre più derivative ma, per quanto mi riguarda, è tutto molto simile.
Credo che la musica Progressive sia un po’ di nicchia ed audiofili come dici tu, da quando ha perso il legame con i suoi tempi e con l’idea di sabotaggio della musica. Credo che i musicisti stessi abbiamo mollato con il vivere la musica in un certo modo, se si spegne la fiamma tutto cambia. Non penso di avere un disco prog uscito dopo il ’73.

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Questi sembrano più gli anni delle contaminazioni, delle collaborazioni tra artisti piuttosto che della stabilità dei gruppi. In questo progetto hanno partecipato diversi musicisti; quello che mi incuriosisce di più è Kawamura Gun: nei brani Diprotodon e Number Number troviamo un cantato anche in lingua giapponese
Gun è un artista, musicista giapponese residente a Roma. Tutto molto liscio, ha scritto i testi per i due brani cantati in Giapponese!
Linnon è il cantante più in evidenza ed ha scritto il maggior numero di pezzi anche se poi son arrangiati un po’ da tutti. Io ne canto tre ed Enro i due in Giapponese, giusto per darti in breve un quadretto.

Hanno partecipato a questo progetto anche Xabier Iriondo, Gianluca De Rubertis e Roberto D’Azzan. Qual è stato il loro contributo?
“Play With The Rebel” nasce dalle ceneri di una canzone ancora strumentale di Gianluca De Rubertis, “She’s My Face” era già stata registrata in Inghilterra da me e Jason Endsor. Le altre collaborazioni esterne sono state quelle con Xabier Iriondo, che ci ha fornito un po’ di idee e registrazioni che abbiamo selezionato ed inserito nel disco: efficace come sempre. Roberto D’Azzan ha un meraviglioso suono di tromba ed è nostro caro amico, la scelta di coinvolgerlo è stata automatica e ha portato “On A Dark Cloud” in altri emisferi emotivi, tra Malher e Morricone… fantastico.

Nei brani ci sono orchestrazioni da colonna sonora anni ‘70, tema caro a te ed Enrico. E’ un risultato cercato o uscito “spontaneamente”?
A dir la verità non ci son molte orchestrazioni, è più un compendio tra scrittura e improvvisazioni, sia in fase di preparazione che in studio. Forse alcune sezioni di fiati danno quel tipo di sensazione ma è tutta roba eseguita al volo in studio, traccia su traccia, senza meditare troppo. Basso, batteria e tastiere è tutto live al nastro con qualche editing dovuto in post produzione. Cercavamo qualcuno bizzarro o che comunque non avesse molto a che fare con noi per il mix, ma alla fine abbiamo fatto tutto noi ed il risultato è buono. La notte in cui io e Lino abbiamo ascoltato il mastering definitivo (che non è altro che un leggerissimo azzeccato ritocco), eravamo entusiasti e felici da ridere a crepapelle, come nelle migliori storie del R’n’R.

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Che importanza hanno i testi? Una valenza propria a sé stante o la musicalità della parola è stata al servizio del suono?
I testi nel progressive sono di varia natura. Spesso accompagnavano la musica, si muovevano per immaginari più o meno comprensibili, a volte surrealisticamente mirati. E’ sempre un campo minato se non sei madrelingua. Abbiamo affrontato la narrazione con la stessa impronta usata per la musica. Cioè che avesse un senso e fosse rappresentativa di noi e del disco, per cui con varie impronte. Dai due testi in giapponese scritti da Gun e cantati da Enrico a quelli dei pezzi di Lino che abbiamo scritto a due mani, assecondando soprattutto il linguaggio dei suoni, delle assonanze e dissonanze volute, per avere una storia adatta al contesto sonoro. “Play With The Rebel” racconta invece di un ragazzo che ha come unica ragione – per restare nella propria città – quella di rincontrare una ragazza di cui sa poco, se non che l’unico modo per rivederla sarà ad una manifestazione che si terrà in centro quel giorno; la canzone si muove intorno a quell’azione caotica.

La natura musicale del vostro progetto è senza confini definiti e con improvvisazioni libere, immagino che i live possano essere molto diversi fra loro. Ci saranno adattamenti o arrangiamenti diversi rispetto al disco?
Ogni sera il concerto prende una forma diversa, senz’altro.

La domanda probabilmente è prematura, la famiglia Winston intende episodica questa tappa nel prog o prevede di avventurarcisi di nuovo?
Da febbraio ognuno riprenderà le proprie strade e avventure. Poi vedremo, se c’è vera magia come pare, quella farà risvegliare Mr. Winston. Mah, il futuro è incerto come sempre, meglio il presente in cui è tutto molto spontaneo e casuale, che è perfetto quando hai idee chiare.

Nel video “Nicotine Freak” un gruppo di formiche trasporta una vespa molto più grande di loro con un un’abilità stupefacente del lavoro di squadra. Questo mi sembra un po’ il senso globale del vostro progetto, l’avere realizzato qualcosa di veramente grande!

 

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