Teho Teardo e Blixa Bargeld – Nerissimo (Specula Records, 2016)

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Articolo di Nadia Merlo Fiorillo

Un passo avanti rispetto a Still Smiling, attraversando il territorio delle cover con Spring! Questo è il tragitto della diaspora musicale che trasporta Teho Teardo e Blixa Bargeld dal 2013 al 2016.

Questo è Nerissimo, terzo capitolo della collaborazione artistica tra due fari della sperimentazione sonora, che dal lessico dell’industrial hanno tradotto un linguaggio che oggi parla anche con l’accento della melodia.

I domatori del rumorismo (da cui provengono entrambi) sono diventati ambasciatori del superlativo, e tutto è avvenuto nella cronaca di una supremazia annunciata. La stessa che tre anni fa li ha celebrati come l’apice di una musicalità transnazionale e che ora li conferma tali.

Nerissimo non è nero, è di più. Non è il nulla, è lo spettro di tutto. Non è un non-colore, è cromosfera. È la possibilità stessa della luce. Almeno nei concetti, perché sul versante sonoro è un disco indefinibile, difficile da incasellare in uno stile che non sia quello nato per partenogenesi dall’unicum Teardo-Bargeld.

10 tracce, con la title track Nerissimo che apre e chiude il cerchio, cambiando solo l’inglese del testo in italiano, e due take da Spring! (la cover di Veloso – The Empty Boat – e Nigerdheim): in 46 minuti, l’asse Roma-Berlino riesce a sfondare ogni confine espressionistico e lo fa al suo solito modo.

Con la classe di una ricerca musicale che con Teardo non diventa mai manieristica o didascalica – ché il compositore di Pordenone sperimenta le potenzialità del sound filtrandole sempre dalla sua intima dimensione onirica e immaginifica. E come un giocatore d’azzardo, lui bluffa, infrange le regole del gioco del suono per vincere la partita (e la vince).

E con il tenebroso modus teatrale di Bargeld, finissimo sperimentatore che con il suo grimaldello-pronuncia scassina versi sinistri trasformandoli in polifonia vocale. Fra Artaud e il Grand Guignol.

Musica classica, elettronica, sotto tracce rock, riverberi industrial (sì, anche quelli). C’è tutto questo in Nerissimo, ma in una tale deflagrazione che confonde e impone silenzio all’emozione. Perché quando l’ascolto di un disco così comincia a parlare coi toni della simbiosi, non resta che tacere e sprofondare nella sua gravità.

Quella gravità che Teardo e Bargeld sanno manovrare al punto da prevedere un chiarore solo sul fondo oscuro di ogni gesto e di ogni segno. Un chiarore che non arriva, se non consumi tutto il buio, se non finisce la possibilità stessa di segnificare, di tracciare un passaggio, di stare al mondo.

I due hanno scelto un dipinto di Holbein per rappresentarsi.
Eppure Nerissimo parla soprattutto la lingua di Kandinsky e delle sue macchie nere:

Il nero […] è il colore meno dotato di suono, sul quale perciò ogni altro colore, anche quello che ha il suono più debole, acquista un suono più forte e più preciso, a differenza di quanto avviene su un fondo bianco, su cui quasi tutti i colori perdono in intensità di suono e molti si dissolvono completamente, lasciandosi dietro un suono fioco, indebolito”.

Nerissimo parla soprattutto la lingua del suono, e questo basta e avanza per farne un disco.
Un disco verissimo.

Tracklist
01. Nerissimo (English version)
02. DHX 2
03. Ich Bin Dabei
04. The Empty Boat
05. The Beast
06. Animelle
07. Ulgæ
08. Nirgendheim
09. Give Me
10. Nerissimo (Italian version)

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