Italo Calvino – Prima che tu dica «Pronto» (Mondadori, 1993)

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Rome, December 1984 - Writer Italo Calvino >< Roma, dicembre 1984 - Italo Calvino, scrittore *** Local Caption *** 00114424

Articolo di Sabrina Tolve

Prima che tu dica «Pronto» raccoglie racconti, dialoghi, apologhi e articoli di Italo Calvino, dal 1943 al 1984.
Ritornato in voga grazie alla capillare diffusione di stralci di due racconti, L’amore lontano da casa e Prima che tu dica «Pronto», appunto, tramite i social network (se non mi credete, date un’occhiata a tumblr), di fatto questo testo è una sorta di documento d’identità di Calvino, visto che raccoglie testi che si estendono dalla sua giovinezza all’anno precedente la sua morte.


Come si può ben immaginare, essendo una raccolta, ha temi che spaziano moltissimo: la guerra, il fascismo, l’amore, i sentimenti, i comportamenti dell’uomo, solcando la storia dell’umanità con tre racconti a intervista: in questi, Calvino interroga l’uomo di Neanderthal, Montezuma, Henry Ford.
A chiusa, un sillabario scritto secondo le regole di Georges Perec.
Trapuntate, in questo ventaglio di scritti, le analisi e le riflessioni di Calvino sulla società che va via via trasformandosi, divenendo qualcosa di fantastico – e intendo il termine fantastico come genere letterario, non come mero aggettivo -, visionario: si comprenderà meglio leggendo Le memorie del mondo o La decapitazione dei capi, molto più politicizzato e sicuramente figlio dell’invasione in Ungheria da parte delle truppe sovietiche. Come si sa, Calvino abbandonerà il PCI nel 1957, l’anno successivo alle invasioni, e non sorprende, quindi, che il racconto sia una satira sarcastica nei confronti del socialismo; la genesi della festa dei capi nasce in epoca prerivoluzionaria, quando si combatte ancora il potere zarista: qui il comitato direttivo decide di lottare e prendere successivamente il potere sottoponendosi ad amputazioni e menomazioni affinché sopravviva la democrazia e il potere stesso sia efficiente.
La decapitazione dei Capi, condivisa e accettata dalla popolazione, è una cosa unita all’autorità: non c’è autorità e potere se il popolo non ha il diritto e il dovere di tagliare la testa a chi lo governa. Solo questa conquista, ormai definitiva, l’unificazione dei ruoli del carnefice e della vittima, in una rotazione continua, ha permesso d’estinguere negli animi ogni resto d’odio e di pietà.
Nella dicotomia incessante intessuta nel testo, abbiamo altri racconti: Le memorie di Casanova, L’incendio della casa abominevole, per citarne qualcuno.
Questo libro è costruito sul gioco, sulla leggerezza e l’esattezza tanto care a Calvino, che ne parlò pure ne Le lezioni americane.
Insomma, mi dispiace quasi che Prima che tu dica «Pronto»  sia conosciuto solo ai più per due racconti d’amore, sicuramente validi, ma non esplicativi di quello che è Calvino, delle sue riflessioni continue tra individuo e società, tra realtà e mondo. Lui non ha bisogno, necessariamente, di un romanzo. E del resto la dinamica delle sue mani, mentre muove fili, è conosciuta e riconoscibilissima, perché per quanto leggero ed esatto, c’è tutto un calcolo di sollevamenti e appoggi, dietro, c’è uno studio, una serietà, un controllo, tutte meccaniche atte a permettere la riflessione, a instillare il seme del dubbio.
E arriva all’obbiettivo.
Credo ci arriverà sempre.

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