R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Con Rituals, Charlie Risso costruisce un lavoro che si muove tra dream pop, dark folk e suggestioni cinematografiche, confermando una traiettoria ormai precisa: trasformare la canzone in spazio atmosferico, più che narrativo. Uscito il 3 aprile 2026, l’album si presenta come un percorso unitario, quasi cerimoniale, in cui ogni brano agisce come un passaggio, una soglia. Rituals è un disco notturno, ma non nel senso più prevedibile del termine: lavora infatti su una sorta di sospensione continua, dove tutto sembra rallentato, trattenuto, dove la malinconia e l’oscurità diventano parti integranti dei brani senza forzature. La voce resta il centro assoluto — controllata, mai eccessiva — mentre attorno si muovono synth, chitarre e texture leggere che costruiscono ambientazioni da grimorio. Il filo conduttore diventa allora il gesto mentale, amuleto di protezione come resistenza al mondo instabile.

L’album s’insinua con maestria nell’ascoltatore – a partire dal primo brano, Bad Instinct, la cui apertura immediata non si fa mai aggressiva. Piuttosto la tensione è onnipresente, e si agita su movimenti interni fatti di distanza, ricerca, isolamento. La succede No One Knows che resta per me uno dei momenti più alti ed eterei dell’album. Qui la sensazione di malinconia sembra permeare ogni nota. Il terzo brano, I’m Coming è decisamente più diretto, e pare emergere una dimensione più fisica del desiderio, mentre When You Finish Me, cover dei miei amatissimi The Black Heart Procession, riesce ad integrarsi perfettamente con il resto dell’opera grazie a una tessitura intensa e misteriosa. Segue Rituals, la title track che è anche il centro concettuale dell’album, e che si arricchisce con la chitarra di Brian Lopez dei Calexico. Qui il suono è essenziale, quasi ipnotico, e rafforza l’idea di ciclo. Under a Spell è un altro momento altissimo del disco – una ballata tassellata da nebbie e simboli – e si contrappone totalmente a The Dust, dura, incandescente, violenta. Let’s Move Somewhere Else dà respiro all’intero album, grazie nuovamente alla chitarra di Lopez, e alla sua voce. Questo brano è forse uno dei pochi momenti in cui si intravede una possibilità di fuga, una luce. Free to Leave ha come tema l’emancipazione, ma anche qui non sembra esserci retorica, e anzi la libertà delineata pare ancora incerta. Winter Games torna alle ambientazioni rarefatte, ai momenti di passaggio, e funziona come momento di sospensione prima della chiusura di Stray Dog – un momento di solitudine e deriva.

Rituals è un disco che lavora scavando nell’essenziale, che evita il momento memorabile per creare piuttosto continuità e coerenza. Charlie Risso conferma una scrittura sempre più riconoscibile: pochi elementi, ma usati con precisione, dentro un’estetica che resta autentica e che non diventa mai prevedibile. Quest’album è fatto di magia e di ombra, e spero vi piacerà tanto quanto è piaciuto a me.

Tracklist:
01. Bad Instinct
02. No One Knows
03. I’m Coming
04. When You Finish Me
05. Rituals
06. Under a Spell
07. The Dust
08. Let’s Move Somewhere Else
09. Free To Leave
10. Winter Games
11. Stray Dog



Foto © Stefano Grilli

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere