Un disco mantrico di canzoni pop – intervista a Francesco Motta

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Articolo di Iolanda Raffaele

Sguardo ribelle, capelli distratti, toscano nel sangue, ma universale nelle emozioni.
Si parla di Francesco Motta, polistrumentista e cantante, che inizia la sua avventura musicale nel 2006, con la band pisana dei Criminal Jokers con cui incide due dischi, “This was supposed to be the future” (2009) e “Bestie” (2012).
Dopo le preziose collaborazioni con Nada, Pan del Diavolo, Zen Circus e Giovanni Truppi, si dedica anche alla composizione di alcune colonne sonore.

La fine dei vent’anni” è il suo primo disco da solista, di cui ha curato testi, musiche ed arrangiamenti, prodotto dal talentuoso cantautore e musicista Riccardo Sinigallia, che ha partecipato anche alla scrittura di alcuni brani.
La scoperta dell’età adulta attraverso chitarra, basso, tastiere e batteria, in una miscellanea di suoni: così Motta racconta se stesso, i suoi affetti e la sua vita, scrivendo una nuova pagina della sua carriera artistica. Cerchiamo, però, di scoprire di più del giovane cantante, in questa chiacchierata con lui.

Il 18 marzo è uscito il tuo primo disco da solista “La fine dei vent’anni“. Il titolo parla di fine, ma in realtà è l’inizio di un nuovo percorso professionale e personale. Come nasce questo album e cosa rappresenta per te?
Nasce da anni di lavoro e di amore verso la musica. Rappresenta una delle cose più vere che abbia mai fatto nella vita.

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Penna dei Criminal Jokers ‘per due dischi, versatile polistrumentista per personaggi come Nada, Pan Del Diavolo, Zen Circus e Giovanni Truppi. Quanto ti hanno arricchito e influenzato questi artisti?
Sono stati tutti importanti in modi diversi e unici. E’ stata una fortuna lavorare con loro.

Nel tuo viaggio musicale hai deciso di coinvolgere Riccardo Sinigallia, autore e produttore di punta nel panorama italiano. Come mai questa scelta?
Ci speravo da tantissimo tempo. Oggi sono certo del fatto che Riccardo, oltre ad essere un grande amico, è la persona artisticamente più vicina a me. E’ un maestro (figura assai rara di questi tempi), mi ha insegnato tutto quello che magari avrei imparato da solo, ma in molti più anni. Ama il suo lavoro come forse nessun’altro in Italia, ha una cura e un’attenzione unica per il testo e per le parole.

Un album che si muove in direzioni musicali diverse: d’autore, pop, senza rinunciare al rock, e altro ancora, quale significato ha questa apertura a modelli diversi?
Abbiamo lavorato tantissimo sulle canzoni, Riccardo ha ordinato e organizzato tutte questi diversi mondi. La sfida più difficile e appagante è stata sicuramente quella di arrivare a fare canzoni pop.

Se dovessi descrivere questa tua creazione con un aggettivo, quale useresti?
Mantrico.

Riprendendo le tue parole dell’omonima canzone: la fine dei vent’anni è davvero “un po’come essere in ritardo”?
Penso proprio di sì. Siamo sempre con l’acqua alla gola e l’ansia del ritardo “rispetto a…”, oggi sempre più forte, ci mette addosso responsabilità e paure. Invece dovremmo pensare che siamo in una fase della vita in cui le energie sono al loro punto massimo.

Alcuni in maniera molto scettica sostengono che la musica italiana è morta, cosa ne pensi?
Non è assolutamente morta. Ci sono un sacco di gruppi e cantautori che non hanno nulla da invidiare al passato. Se ai concerti di Riccardo non va la stessa gente che andava a quelli di De Gregori, sicuramente il problema non sta nella minore qualità della musica e delle canzoni! Ma in altro…

“Sei bella davvero” è una canzone intrisa di amore e di dolcezza, c’è una destinataria?
Immaginare di dire “sei bella DAVVERO“ a un transessuale ci ha emozionato tantissimo durante la scrittura. Il testo sta comunque su un filo e la canzone la si può interpretare anche in altri modi.

Hai già composto alcune colonne sonore. Con quale regista ti piacerebbe collaborare in futuro?
Matteo Garrone.

Se ti chiedessero ora che cosa vuoi fare da grande cosa risponderesti?
Quello che faccio.

Sei stato impegnato spesso su vari fronti. Oltre a promuovere questo album, che altri progetti hai in cantiere?
Fare colonne sonore e, ovviamente, continuare a lavorare con Riccardo Sinigallia.

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Foto di Claudia Pajewski

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Un pensiero riguardo “Un disco mantrico di canzoni pop – intervista a Francesco Motta

    […] dicevo, perché la verità in questo caso è molto più grande della somma delle sue singole parti. Francesco Motta ha il dono della scrittura e ha scritto un disco ispirato che si situa esattamente a metà tra il […]

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