Ilenia Volpe – Mondo al contrario (La Grande Onda/ Goodfellas, 2016)

Postato il Aggiornato il

, 5/6/15, 3:01 PM, 8C, 8748x8448 (0+2003), 150%, Repro 2.2 v2, 1/15 s, R67.4, G57.2, B72.6

Articolo di Giovanni Carfì

Sono due le componenti principali di un disco: musica, attraverso la quale poter esprimere emozioni sonore, covate interiormente, e parole. Queste rimangono aeree, fino a quando non vengono fissate, come in una polaroid o in un disegno, attraverso racconti, poesie o brani musicali, che le rendono animate.Ilenia Volpe, che si muove in questi ambiti, pubblica nel 2008 la sua prima opera sonora, condividendo un disco insieme ai “Mia Wallace”. Dovremo aspettare il 2012 per l’uscita ufficiale di “Radical Chic Un Cazzo”, suo primo disco. Senza mezze misure, con un sound punk-rock e la produzione di Giorgio Canali, ci regala undici tracce tra pezzi ruvidi e diretti, che fanno trapelare l’animo rock e inquieto di Ilenia.
La ritroviamo dopo quattro anni con “Mondo al contrario”, un lavoro più definito, e inevitabilmente più maturo. Nove titoli per raccontare i ricordi, le paure e le cose semplici, viste con gli occhi di un’anziana donna, una donna più matura, o di semplici bambini. Sguardi diversi su un mondo che non segue la direzione giusta, una disperata corsa per raggiungere quel mondo ideale (al contrario), o un auspicio che entrambi i luoghi trovino una sorta di punto d’incontro, attraverso l’amore, sfumando in uno sguardo o in un sorriso.
Un’apertura strumentale che sa di mare, o comunque di risveglio assolato, strani suoni ci fanno stropicciare gli occhi, il suono del pianoforte ci viene versato come un buon caffè nero. Una voce, molto materna, ci accompagna, parlandoci di cos’è questo “Mondo al contrario”, laddove tutti vogliono farsi sentire, raccontare d’amore e di loro, ma l’unico posto sincero e sicuro pare essere un altro.
Strutture musicali molto conformiste, in cui le strofe davvero dolci, si contrappongono a ritornelli più energici e aggressivi, di sicuro impatto in versione live.
Stessa matrice per il secondo brano, “Maledetta bellezza”, che racconta la storia di un disagio mentale, di silenzio senza colore né tempo, di specchi nei quali guardare e confrontarsi a riguardo di una situazione che come l’inverno passerà.
Cambia il suono e l’umore, con due tracce più ironiche nelle quali troviamo tamburi, percussioni dal vago sapore afro, e anche uno spirito sarcasticamente patriottico. “Porcelli d’Italia” riflette sulla condizione di ciò che ne è stato 50 anni fa, tra ribellioni e ritirate, di un esercito colorato come le guardie svizzere.

ILENIA VOLPE Mondo al Contrario Roma 18 Febbraio 2016

Un “concept album” le cui  tracce sono legate tra loro, in questa visione straniata del modo. Sono brani compatti, brevi, con una loro struttura ben definita. Si nota un gioco, un divertimento nella cura degli arrangiamenti e dei suoni, con fiati, percussioni e sovraincisioni che regalano un tappeto sonoro con trame semplici, ma molto marcate.
Tiriamo il fiato, alziamo lo sguardo e, se siamo fortunati, possiamo scorgere segnali luminosi, tra i più belli che ci siano. “Le stelle cadono e tu non le raccogli” è un bellissimo intermezzo, con chitarre folk che ci fanno abituare all’oscurità del cielo, un basso che ci avvolge, scuro ma rassicurante, e poi loro: piccole stelle che cadono, ma le vediamo in modo rapido, e forse non riusciamo a coglierne in tempo la bellezza.
Un gran bel respiro, che dura il tempo necessario, per potersi poi tuffare nuovamente nel resto dell’album.
Torniamo a sonorità più allegre, “La rivoluzione dei buoni” ci porta nella camera di Ilenia, quando cercava di vedere attraverso gli occhi della nonna, racconti che sconfinano in leggende. Chitarre vagamente funky, percussioni e cori molto colorati, regalano immagini curiose nate dall’immaginazione di una bambina.
Piccolo cambio di atmosfere con “Chiudete gli occhi bambini”: nuovamente il pianoforte e la voce rassicurante di Ilenia, in questa immagine di sguardi troppo belli e troppo innocenti per poter guardare. Occhi che devono essere preservati, da qualcosa o da sentimenti che li farebbero lacrimare.
Come un soffio di vento molto forte si apre l’ultima parte di questo pezzo molto sentito, con chitarre che urlano, basso e batteria che corrono in modo composto, e poi tutto si ferma. Nessuna lacrima, solo qualche capello scompigliato.
In chiusura un brano di denuncia: “Terrorista”, ma non lasciatevi ingannare, anzi proprio di questo si parla, del terrorismo psicologico, che riesce a condizionare attraverso la paura, più di qualunque arma, o comunque al pari. Una paura che ci rende immobili, e vincolati da timori che non ci fanno vivere liberi.
Fortunatamente c’è ancora una speranza, in una canzone che ruba il testo ai primi minuti del disco, come fosse un’immagine residua, sovrapponendola su chitarre sognanti. Quest’ultime si intrecciano con passi di batteria e basso molto marziali, e una chitarra elettrica che dopo alcune frasi si spegne a mezz’aria, senza chiudere in modo netto il disco.  Non a caso l’ultima traccia si intitola “Interludio”, e non a caso non finisce.
Sguardi verso situazioni personali, quotidiane, o rivolti ad un orizzonte più ampio. Racconti filtrati da occhi innocenti, saggi, malati, o meglio sofferenti. Il tutto sempre mantenendo una certa dignità, sia che si parli di disagio mentale, sia che siano parole di denuncia sociale, o atte a sfiorare sensazioni più personali.
Un lavoro assolutamente compatto, quasi tascabile, dove c’è un piccolo mondo, di suoni, parole, punti di vista, diversi tra loro, in modo da poter avere il senso delle proporzioni.

Tracklist:
01 Il mondo al contrario
02 Maledetta bellezza
03 Porcelli d’Italia
04 L’Esercito delle formiche
05 Le stelle cadono e tu non le raccogli
06 La rivoluzione dei buoni
07 Chiudete gli occhi bambini
08 Terrorista
09 Interludio

[Foto – Pasquale Modica]

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