Charlie’s Stripe – Follow the stripe (Leopard records, 2016)

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charlie's stripe

Articolo di Luca Franceschini.

Domodossola non è esattamente il posto a cui pensi, quando bisogna parlare di rock. Eppure da qualche anno a questa parte, una delle città considerate tra le più noiose e inutili d’Italia (bisogna poi vedere se è vero!) ha la sua scena musicale.
Forse è presto e anche un po’ esagerato parlare di nuova Athens o nuova Seattle, però è indubbio che attorno alla Leopard Records e al locale La Loggia del Leopardo qualche cosa sta accadendo.
Ci sono band, c’è un pubblico, c’è energia, c’è entusiasmo.
I Charlie’s Stripe sono gli ultimi arrivati di un Foster ancora poco numeroso, ma sorprendentemente alto a livello qualitativo. Sono un quartetto che più classico non si potrebbe (voce, chitarra, basso e batteria) e fanno quello che ultimamente sembra passato di moda, ma che in realtà funziona ancora benissimo: suonano i loro strumenti e spaccano il culo.
Follow The Stripe” è il loro esordio, un ep di cinque pezzi che dura una ventina di minuti e che ci riporta ad un’epoca in cui erano anche le band come queste a scalare le classifiche.
Il riff martellante di “Sailing Ship”, con le sue strofe in stop and go che sfociano in un ritornello irresistibile, è sicuramente il migliore del lotto, almeno per quanto mi riguarda, ed è il più indicato per iniziare l’ascolto.
C’è il Punk, nella versione più “pulita” ed edulcorata dei vari Green Day, NOFX, Blink 182, ma anche tanto rock, come si capisce dai ritornelli ariosi di “Wanna Love” o dal ritmo incalzante di “Crawling Back To You”, che sembra fondere insieme Clash e Ramones in un connubio non originale, ma certamente esaltante.
Il singolo “Fuckin Water” è poi un brano creato in modo sapiente, con un suono profondo, rinforzato dalle chitarre acustiche in sede ritmiche e un andamento che sembra costruito apposta per essere suonato dal vivo.
Una band che non ha paura di risultare fuori moda, e che non si vergogna ad utilizzare con divertita noncuranza soluzioni come gli assoli di chitarra che oggi da più parti vengono aborriti. Una produzione potente e a tutto tondo, affidata a Marco Cassone, compagno di scuderia della band con i suoi Hobos, e proprietario dello studio dove sono state registrate tutte le uscite di questa piccola etichetta. Che ha quindi una sua impronta anche a livello artistico, possiamo dire.
È musica, quella dei Charlie’s Stripe, fatta per divertirsi e per divertire, e loro ci riescono benissimo, grazie ad una buona padronanza degli strumenti e ad un’alchimia che, per quanto sia difficile da giudicare solo ascoltando un disco, pare decisamente elevata.
Un buon inizio, nell’attesa di un vero e proprio album.

Tracklist:
01 Sailing ship
02 Wanna love
03 Fuckin’ water
04 Crawling Back To You
05 S.M.I.L.E.

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Un pensiero riguardo “Charlie’s Stripe – Follow the stripe (Leopard records, 2016)

    Voci dal Pending Lips: intervista ai P-Flash « Off Topic ha detto:
    15 settembre 2016 alle 01:14

    […] torniamo a noi che è meglio. I P-Flash vengono da Domodossola, esattamente come i Charlie’s Stripe, di cui ci siamo occupati precedentemente e come gli Hobos, tra le cui fila c’è quel Marco […]

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