Sintesi di un cerchio – intervista a Leila

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Leila03_PH_Benedetto_dell'ariccia

Articolo di Giovanni Carfì

Leila ha pubblicato da poco il suo primo disco omonimo, del quale vi ho già parlato qui, la scorsa settimana. Incuriosito da ciò che sta dietro a questo brillante esordio, l’ho contattata per avere qualche indizio in più, sul disco e su di lei. Questo è quello che ne è uscito…

Ciò che colpisce maggiormente ascoltando l’album, è una sorta di sintesi, o comunque un approccio molto diretto e apparentemente semplice verso la musica. Cos’è per te la semplicità, e quanto ti è servita per poter lavorare a questo album?
Non lo so cos’è, Forse una linea senza nodi. Però la linea della vita può avere nodi in effetti.
Allora la semplicità diventa un approccio alla linea della vita, con cui sciogli o superi i nodi.
Non mi è servita la semplicità per fare l’album, in quanto non la conosco bene.
È fare l’album che mi è servito per poter cercare la semplicità.
In alcuni brani mi piaceva ridurre all’osso quello che c’era da dire nei testi e ripeterlo tante volte. È ipnotico, non c’è narrazione, resta comunque nella memoria di chi ascolta per l’utilizzo di parole chiave, non sporca, è una creatura leggera.

Probabilmente il video di “Dondolo” colpisce per questa sua associazione diretta tra suoni e forme. Sei una fan di Kandinsky, o avevi un’insegnante di geometria simpatica
Il vero fan dell’avanguardia russa è Federico Leo, molto simpatico tra l’altro, (già co produttore e batterista del disco) con cui ho realizzato il video. Per lui, cresciuto tra le tele di suo padre pittore è un ambiente familiare. Io adoro il minimalismo e l’astrattismo quindi l’idea di lavorare con le forme essenziali mi piace: la sintesi appunto, non solo nella musica e nel testo, ma anche nell’immagine, niente forme complesse, niente composizioni, sono l’espressione dell’anno 0 di “LEILA”, il mio primo album. Ci siamo ispirati a Kandinsky, Lissitzky e Calder. Di base alle nostre scelte c’è ovviamente la ricerca di uno stile che identifichi “LEILA” che per i suoi contenuti anche astratti, può avvalersi di un universo fantastico fatto di colori e forme, più che di narrazioni e didascalie, come invece insegna gran parte della cultura del videoclip “pop”.
La copertina del disco segue lo stesso filo rosso, minimale, bianca avorio, ha il logo del mio nome e un disegno geometrico di cerchi viola, opera di Livia Massaccesi.

Leila_PH_Giovanna_Onofri

Tra le varie cose che ti hanno ispirata, ho estrapolato dall’elenco tre di queste. In che modo lo hanno fatto: lo specchio, l’amore perso, e le passeggiate senza meta?
Lo specchio è il confronto.
Lo specchio è riflettente di un te che non sei te, perché altrimenti saresti uno specchio, perché altrimenti saresti mancino, ma diciamo che è l’unico modo che abbiamo per vederci fuori e sapere se siamo vestiti bene e siamo belli. Ma lo specchio è anche la metafora per descrivere il mondo fuori dal sé, ovvero la reazione del mondo alle tue azioni. Il tuo riflesso è nel mondo fuori. “Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia” dice Giordano Bruno.
L’amore si perde in tanti modi, lo doni e a volte non ti torna indietro come vorresti.
Si scrive di amore perso perché pare che ispiri, è vero perché ti riempie di pensieri, di parole e ragionamenti, di sbrocchi e rivelazioni interessanti. Ci sono milioni di canzoni che parlano d’amore, ci sono milioni di canzoni create con amore, anche quando è stato perso.
Le passeggiate senza meta aiutano a perdere il controllo di te, sui tuoi schemi soliti.
Perdersi è il modo migliore che so per aprirsi a nuove esperienze, incontri, paesaggi.
Una volta che superi il panico per non sapere che ora è e dove stai andando, diventa rilassante e magico.

Leila01_PH_Benedetto_dell'ariccia

I testi sembrano godere di un gioco, o di un uso molto scherzoso delle parole. È un modo per esprimere cose più complicate in modo leggero, o è semplice divertimento?
Entrambi.
Che mai manchi la leggerezza.
Connettere il “sacro” al “profano” mi interessa.

Hai dichiarato di aver prodotto materiale per il disco, durante notti di veglia. Contrariamente, di giorno hai di meglio da fare o hai troppe distrazioni per poter comporre?
Entrambi, poi magari lavori un intero giorno e l’idea buona arriva solo a un certo grado di concentrazione, ed è quasi sempre notte. La notte semini, il giorno raccogli.
Le idee notturne riguardandole con la luce del giorno sono da buttare spesso, ma ti resta il valore del tempo che hai speso a cercare, per cui si sblocca improvvisamente qualcosa e puoi arrivare al risultato in un attimo del giorno dopo.

Sai già in che direzione vorrai andare con il prossimo, o prossimi lavori? C’è qualcosa che in questo periodo ti ispira o incuriosisce maggiormente?
Sono in fase di sviluppo, il live del disco è già un’altra cosa rispetto al disco. È più ricco, con la band abbiamo un impatto sonoro e visivo molto forte, c’è molta musica strumentale, il contributo di questi musicisti che sono Federico Leo, Carmine Iuvone e Francesco Saguto, potrebbe condizionare molto il lavoro futuro sulla base delle loro potenzialità, ma si vedrà 🙂

Tornando a parlare di geometria…se fossi una figura, quale saresti e di che colore?
Ovviamente una palla rossa!

Leila02_PH_Benedetto_dell'ariccia

Photo credits:
[1] [3][4] Benedetto Dell’Ariccia
[2] Giovanna Onofri

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