Passenger – Young as the Morning Old as the Sea (Black Crow Records, 2016)

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Articolo di Giovanni Tamburino

Prima stella a sinistra e poi indietro fino al tramonto.
Peter Pan è tornato in Inghilterra, ha superato la trentina e una barba abbondante lo dimostra.
Non stiamo parlando di Robin Williams in Hook – Capitan Uncino. Questo Peter Pan canta e ha un nome d’arte: Passenger. “Young as the Morning Old as the Sea” è il titolo del suo sesto album da solista.

A passeggio tra un’adolescenza ormai tatuata sulle polaroid e giri di accordi in acustico, ci accompagna in posti immortalati da quel tremolante falsetto che è stato consacrato a livello mondiale dalla celebre “Let her go” nel 2012.
Passenger guarda istantanee ingiallite e sospira strofe, come nella nostalgica “When we were young”:

«We used to never say never
used to think we live for ever
flying free beneath the sun
days go running and hiding»

«Non dicevamo mai “mai”
pensavamo di vivere per sempre
volando libero sotto il sole
i giorni passano correndo e nascondendosi».

Cerca volti nel passato, parla con loro, duetta coi suoi fantasmi e nasce “Beautiful Birds”:

«But one day you asked for a different song,
One that I just couldn’t sing,
I got the melody sharp, and the words all wrong.
Those were the last days of spring»

«Ma un giorno mi chiedesti una canzone diversa,
una che io non potevo cantare,
ho stonato e ho sbagliato tutte le parole.
Quelli erano gli ultimi giorni di primavera».

I testi sono chiari, elementari e accessibili come richiede il più genuino pop da social network, in cui ogni singolo verso si presta magnificamente ad essere copiato e incollato sulla propria home o piazzato sul proprio status di Whatsapp. Ma basta questo a stabilire il livello di un musicista? A decretare che le sue doti non superino un certo standard?
Se da una parte la presunta banalità di un testo, incriminabile di puntare ad emozionare una quattordicenne innamorata o un lettore di John Green, può scatenare un’indignazione vagamente puritana, dall’altra ci si può chiedere fino a che punto un testo barocco possa realmente essere efficace rispetto al motivo per cui è composto e in che misura possa essere fatto proprio da chi lo ascolta.

Michael David Rosenberg, questo il nome dietro la maschera del cantautore. Cantautore e forse un po’ compagno di chi è raggiunto dalle sue canzoni. Canzoni da spiaggia per chi imbraccia una chitarra davanti al mare. Canzoni che inseguono chi corre urlando il ritornello “If you go”.
Canzoni che piangono al fianco di chi piangendo desidera “Somebody’s love”, l’amore di qualcuno.
Tanto basta a spiegare il compito della musica, a dare le ragioni del perché un album meriti di avere o meno successo. O ti parla o non ti parla, o ha a che fare con te o non hai nessun motivo per ascoltarlo.
Passenger canta immagini, fotografie; racconta amori, risate e lacrime di quell’età in cui siamo immortali. Dalla montagna più alta al California sun di “Anywhere” e i suoi fraseggi che fanno tanto Old America, sempre a cavallo tra le cose che non sono più e il tarlo, la domanda di cosa resti ancora per sé. Abbiamo già vissuto i nostri glory days e non torneranno mai più? Cosa succede quando hai trentadue anni e l’anagrafe ti annuncia che sei tagliato fuori dal “wild and free”, motto e bandiera della giovinezza?

Non si scappa, non si evade. Nemmeno si dimentica. Le polaroid vanno messe nel portafogli e tirate fuori quando hai bisogno, quando è necessario guardarsi indietro e riportare alla mente tutta la strada percorsa. Una lunga strada. E alla fine capisci che la soluzione è suggerita all’origine: o la vita è una sconfitta dalla terza decade in poi, oppure si vince conservando negli occhi uno sguardo che fa tesoro di ciò che ha vissuto e che, in virtù di questo, punta al domani fremendo per la prossima grande sfida. Giovani come il mattino e vecchi come il mare.

«I wanna be sunny and bright as a sunrise
Happy and full as the moon
I’m fleeting like fireworks fading too soon»

«Voglio essere solare e luminoso come un’alba,
Felice e pieno come la luna
Sono labile come fuochi d’artificio che si dissolvono troppo presto».

Peter sorride sotto la barba, Peter lo ha capito e in “The Long Road” non lascia spazio a fraintendimento alcuno.
“No man has ever stopped time flying by”.

Tracklist:
01. Everything
02. If you go
03. When we were young
04. Anywhere
05. Somebody’s Love
06. Young as the Morning Old as the Sea
07. Beautiful Birds
08. The Long Road
09. Fool’s Gold
10. Home

 

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