Paolo Pieretto e gli Ammutinati – Ancora desidero (Autoprodotto/IRD, 2015)

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Intervista e recensione di Roberto Bianchi

Paolo Pieretto ama definirsi un artigiano di parole, in realtà è un valido songwriter, capace di vestire con ottima musica testi intelligenti e mai banali. Originario della Brianza vive a Pavia, dove, oltre che scrivere canzoni, è impegnato come direttore artistico presso la Trattoria Da Trapani, locale molto accogliente che spesso propone musica dal vivo di elevata qualità.
Con colpevole ritardo ho messo nel lettore il suo secondo disco, Ancora Desidero, uscito alla fine dello scorso anno, con l’intenzione di scrivere una recensione. E’ stata una piacevole scoperta, tanto che ho deciso di contattare telefonicamente l’autore per approfondire la conoscenza dell’uomo e del musicista.
Ottima idea, perché è stata una costruttiva chiacchierata, attraverso la quale sono emerse interessanti curiosità. Paolo è una persona cordiale, affabile e gentile; una mosca bianca in questo periodo contraddistinto dai confronti ad alta voce, dalle parole sovrapposte, dall’obbligo di apparire e dalla poca educazione.

L’Intervista:

OT: Sei cresciuto artisticamente al CPM di Milano diretto da Franco Mussida, che ricordi hai di quel periodo di formazione?

PP: Sono passati tanti anni, ma è stata una fantastica esperienza. Io facevo lezione di canto, strumenti complementari e musica d’insieme, ma è stata un’occasione per conoscere altri musicisti, gente di 19-20 anni che condivideva la mia stessa passione. Pensa che due o tre di quelli collaborano ancora con me, come Davide Dabusti, che ha suonato la chitarra nei miei dischi. A parte Mussida, che era direttore e si vedeva poco, ho avuto a che fare con musicisti pazzeschi come Lele Luadi, oggi nella PFM, Diego Michelon arrangiatore di Claudio Lolli e tastierista di Dalla, Ron e tanti altri; vorrei ricordare anche Paola Folli, che è stata la mia insegnante di canto. E’ stato un modo di crescere, uscire dalla stanzetta, misurarsi e confrontarsi con artisti che avevano tanto da trasmettere, una bellissima esperienza, che è andata ben oltre gli schemi delle lezioni. Molto costruttiva!

OT: Sei da quasi vent’anni nel mondo della musica, pensi che attualmente ci sia evoluzione o decadenza?

PP: E’ vero, ahimè, facevo i conti l’altro giorno e sono passati quindici anni da quando scrissi Supermarket Italia, presentata al Festival di Recanati. Comunque penso che la musica sia in costante cambiamento, anche se quello che ascolto io magari è poco rappresentato dalle nuove generazioni, dagli attuali sistemi di divulgazione. Emergono sempre cose nuove, non c’è immobilismo. Avanzano linguaggi diversi, che posso non condividere, ma rispetto. Il mondo Indie per esempio è in continuo fermento, c’è molta innovazione, anche se i prodotti finali non corrispondono ai miei gusti musicali.

OT: Sono certo che trent’anni fa avresti ottenuto un riscontro completamente diverso: migliaia di dischi venduti, canzoni scritte per cantanti d’immagine e collaborazioni con cantautori affermati in crisi creativa. Oggi sappiamo che il marketing è diverso, Tu scrivi, o hai scritto, per altri artisti?

PP: Mi sarebbe piaciuto farlo, in passato ci andai molto vicino: un paio di mie canzoni furono prese in seria considerazione e proposte a “voci famose”, ma poi non se n’è fatto nulla. Mi piacerebbe! Sinceramente mi vedo più come autore che come cantautore, spesso quando compongo mi viene in mente che “tal” canzone sarebbe perfetta se cantata da “quella” voce.
Parlando del periodo d’oro degli anni 70-80 la penso come Te, ma forse non ci sarebbe stato bisogno di me, perché i giovani De Gregori, Finardi, Bennato o Rino Gaetano rappresentavano benissimo quello che oggi noi cantautori proviamo a cantare, e per questa ragione forse non saremmo mai nati musicalmente. Credo invece che sia stato un demerito nostro, della mia generazione, non riuscire a cogliere il senso di questi anni, o meglio, non essere stati in grado di stare al passo, di trasmettere i nostri pensieri con l’intensità che ha caratterizzato i nostri precursori.

OT: Oggi sono pochi quelli che vivono di sola musica, tu ti sei ritagliato uno spazio come direttore artistico e puoi lavorare nell’ambiente che ami. Riesci a mantenerti con questo impiego o ti occupi anche di altro?

PP: No, adesso faccio questo, ho la fortuna di farlo! Con la Pomodori Music di Andrea Parodi abbiamo promosso tour in Italia per tanti artisti, e qui a Pavia con la famiglia Trapani organizziamo concerti da otto anni. Questo mi ha dato modo di lavorare nel mondo della musica, e vedere le cose da un’altra prospettiva, osservando quello che da artista non vedi. E’ fondamentale osservare la risposta del pubblico: quando sei direttamente coinvolto, e proponi quello in cui credi, non riesci a essere sempre obiettivo, magari pensi che il pubblico non ti capisca, ma non è proprio così. Quando hai a che fare con il pubblico, e con gli artisti, riesci a percepire quali sono i gusti, quali sono le reazioni, percepisci quali sono i meriti. Da direttore artistico vedi quali sono i musicisti che riescono a catturare il pubblico, e quali sono quelli che non riescono a farlo. Posso portarti l’esempio dei Sulutumana, Stefano Barotti e Simona Colonna, che hanno la grande capacità di coinvolgere gli spettatori. Il loro successo è una grande soddisfazione anche per me, e il loro modo di porsi diventa un costruttivo insegnamento.

OT: Ancora Desidero raccoglie composizioni che abbracciano un periodo lungo di quasi sei anni. Qual è la più recente? E la più remota?

PP: La più recente dovrebbe essere Anni di Grandi Speranze, che in origine avrebbe dovuto dare il titolo al disco. Pensandoci bene però l’ultima è quella che chiude il disco Maria Piena Di Grappa, nata un po’ per gioco.
Le più remote sono La Prima Pietra che è stata scritta quando stavo pubblicando il disco precedente e Ci Vorrebbe Una Guerra.

OT: T’interrompo un attimo: per quanto riguarda la Prima Pietra, poiché risale a cinque o sei anni fa, forse dovresti citare per plagio Davide Van De Sfroos. Grande Mistero, cantata a San Remo da Irene Fornaciari, è molto simile!

PP: La cosa mi è sfuggita, ma penso che per risolvere la questione si potrebbe far cantare al papà di Irene Nessuno Ami, che (tornando a quanto accennato in precedenza) ho composto immaginando un’interpretazione alla “Zucchero”. Nessuno Ami è una canzone cui sono molto legato: durante la registrazione ho chiesto ad Alice Marini, bravissima violinista, un particolare lavoro d’archi che potesse trasmettere la sensazione dell’arrivo di una travolgente marea. Il suono è in continuo crescendo, e si contrappone al mantra recitato dal protagonista: “nessuno ami, nessuno ami, nessuno si ferisca più”, che è destinato a indebolirsi man mano che la marea lo porta lontano. Le parole perdono forza, sono sempre meno convincenti e sbiadite …..  e Lui si è già innamorato di qualcun’altra.

OT: Componi prima le parole o la musica?

PP: In generale arrivano insieme. C’è un’idea, una frase musicale da cui parto, una volta impostata l’armonia della canzone aggiusto la metrica.

OT: Quanto c’è di autobiografico in Anni Di Grandi Speranze?

PP: Al di là della storia in se c’è molto di autobiografico in questa canzone. Ho voluto raccontare di questo “looser” che rappresenta la mia generazione. Ci rido sopra ma ricordo che in epoca scolastica ho partecipato alle prime manifestazioni contro il sistema, cominciando ad appassionarmi, ed è subito scoppiata tangentopoli, che in un attimo ha fatto crollare i crescenti ideali. Musicalmente i nostri eroi erano personaggi come Freddy Mercury e Kurt Cobain che se ne sono andati in un attimo, non abbiamo avuto il tempo di goderceli. Quando ho fatto il primo demo sono scomparse le case discografiche. Mi sono sentito dire per anni: “Se non studi vai a lavorare”; messi da parte i sogni, anche il lavoro non c’era più! Nonostante tutto ciò adesso, a 30 o 40 anni, dobbiamo darci da fare, inventarci, rialzarci dalle cadute, non pensare alle sconfitte e tirare fuori il meglio di noi stessi, nonostante le difficoltà di questo periodo. Sono questi gli Anni di Grandi Speranze!

OT: Il disco è un prodotto molto valido, ma forse poco omogeneo. I suoni e il modo di cantare cambiano di continuo. E’ una conseguenza della lunga gestazione o una precisa scelta?

PP: E’ stata una precisa scelta, ho voluto rappresentare precisi momenti, differenti stati d’animo: gioia, tristezza, ironia, rabbia, emozioni. E’ vero che perdi omogeneità, ma riesci a esprimere diverse sfaccettature. La mia intenzione era di non annoiare l’ascoltatore, spero di esserci riuscito. E’ un rischio che ho voluto prendermi per dipingere molteplici colori, raggiungere svariate anime.

OT: Raccontami invece della giocosa Maria Piena Di Grappa e degli illustri ospiti che la arricchiscono!

PP: La canzone è nata un po’ per scherzo, ma i contenuti sono di mistica attualità: Immagina se oggi, passeggiando per le campagne, vedessimo un raggio di fuoco, una luce che scende verso di noi accompagnata da una voce che ci annuncia una prossima maternità sicuramente ce la faremmo sotto e diremmo che abbiamo visto un ufo, degli alieni. Duemila anni fa’ avremmo parlato di un angelo o un carro di fuoco. Il gioco è stato di trasferire ai giorni nostri la figura di una nuova Maria, i cui racconti sono sminuiti e imputati a un ipotetico abuso di grappa.
Uno degli ospiti è qui con me, è Vittorio Peschiera. Nel disco suona l’armonichina porta fortuna, che in realtà non ha quella specifica qualità, anzi! Viste le tematiche trattate non poteva mancare il mitico Federico Sponza ai cori (e commenti), poi ci sono Claudio Raschini, che è anche voce solista nella breve Palmino e la Rivoluzione, e Jacopo Prescenzo ai cori.

OT: Ancora Desidero: Qual è il tuo desiderio più profondo?

PP: Devo dirti che ho lasciato questo titolo perché mi piace molto l’etimologia del verbo desiderare, dal latino “de sidera”, privazione delle stelle; Possono essere sogni, cose o persone: qualunque cosa che ti è stata portata via, che tu abbia perso, di cui sei stato privato. Non è il volere, o qualcosa in più, ma quello che ti è stato strappato. Auguro a chiunque di potersi ricongiungere a ciò che gli è stato tolto, che gli spetta. Questo è il mio desiderio!

OT: Il Disco che non smetteresti mai di ascoltare ?

PP: Non è facile, dovrei dirti che ogni giorno cambia! In realtà i dischi della mia vita sono due: Born To Run di Bruce Springsteen e Sono Solo Canzonette di Edoardo Bennato. Questi due li porterei sull’isola deserta!

OT: Grazie Paolo per la tua squisita disponibilità, un arrivederci con la speranza di poterti ascoltare dal vivo con Gli Ammutinati, a presto!

PP: Grazie a Te, è stato un piacere fare questa chiacchierata.

Il disco:

Paolo Pieretto in questi anni ha composto molte canzoni, nate durante i percorsi della vita e gli eventi che li hanno accompagnati. Strade in salita, terreni dissestati, scelte difficili, speranze e illusioni, ma Ancora Desidero ha la forza di mettere davanti a tutto la voglia di reagire, di rialzarsi, di costruire. Il sano ottimismo!

Il disco è stato autoprodotto, insieme all’autore hanno suonato cinque amici fidati, Gli Ammutinati, che non si chiamano così per caso! In sala di incisione i musicisti decisero “segretamente” di stravolgere gli arrangiamenti originali di Paolo, avvolgendo le parole con sonorità inaspettate, e alla fine molto apprezzate dallo stesso autore.

Le canzoni sono di grande presa: folk rock d’autore che rimanda a cantautori nostrani come Massimo Bubola, Edoardo Bennato, Francesco De Gregori, Massimo Priviero, Zucchero e miti d’oltreoceano come Neil Young e Bob Dylan. Attenzione! Sono solo richiami però, Pieretto ci mette tanto del suo, ha un proprio stile.

Tra le dieci tracce segnalo La Prima Pietra, La Ballerina e il Soldato, Nessuno Ami, Figli e Figli e Dalla Parte Del Cane, che sono decisamente sopra la media. Un ottimo lavoro che cresce dopo ogni ascolto, e merita grande attenzione. Bravo Paolo!

Tracks List :

  1. La Prima Pietra
  2. La Ballerina E Il Soldato
  3. Dalla Parte Del Cane
  4. Figli E Figli
  5. Palmino E La Rivoluzione
  6. Anni Di Grandi Speranze
  7. Nessuno Ami
  8. Io e La Gente Mia
  9. Ci Vorrebbe Una Guerra
  10. Maria Piena Di Grappa
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