Marydolls – Tutto bene (Autoprodotto, 2017)

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Articolo di Giovanni Tamburino

Tre ragazzini. In costume. Sul punto di tuffarsi.
Una di quelle foto da rispolverare dopo anni tra le pagine di un libro che nemmeno ricordavi di avere; solo che sotto non c’è la piscinetta gonfiabile che papà tirava fuori da uno sgabuzzino polveroso a metà giugno e una mattina di inizio settembre – puff – spariva per i mesi successivi.

I tre ragazzini in questione si stanno tuffando in qualcosa di più grande, più incasinato. Decisamente più incasinato: si stanno tuffando sul pianeta Terra.
La copertina fa già il suo effetto in questo terzo lavoro in studio dei Marydolls che è Tutto bene, ma cosa succede una volta che i giovani nella foto sono atterrati, magari in corso Buenos Aires o in una qualunque strada trafficata? Con la gente che corre al telefono, il grigiore di una vita di routine e l’avanzata di un’apatia senza sbocco? Dove la comunicazione tra esseri umani è al livello di una scialba chat alla «Come va? Sì, tutto bene», totalmente denudata di qualunque collegamento con la propria vita?
Ci hanno messo un po’ ad atterrare, diversi peli di barba lo dimostrano. Sono disorientati, si guardano intorno in un cosmo che non è quello in cui avrebbero voluto trovarsi, in un gioco le cui regole sono così ferree che non c’è spazio per il divertimento. Non c’è spazio per loro come vorrebbero: o ti attieni alle regole o sei fuori.
Tornare indietro non si può. Forse quel salto non è stato l’affare migliore della loro vita, ma non potevano non farlo. Era la loro natura ad imporlo.
Il dubbio si pone: è tutto una fregatura? la festa è finita e adesso ci tocca prendere quello che passa il convento? restano solo le vecchie glorie del passato a dare un sapore, almeno agrodolce, ad un oggi sterile e asettico?

Un concentrato di ricordi, paranoie, riflessioni, sia da parte di un trio che sta cominciando a sguazzare nei trent’anni che di chi dopo sedici anni di carriera vuole trovare nuovi modi di raccontare e raccontarsi. In compagnia di alcuni ospiti d’eccezione – quali Nicola Manzan (Bologna Violenta), Daniela Savoldi (Dente, Calibro 35), Marco Giuradei e Paolo “Blodio” Fappani (Seddy Mellory) – i Marydolls abbassano di una tacca la manopola del distorsore, prendono un po’ le distanze dalle sonorità  grunge con cui si sono presentati al loro esordio, ma non sarà questo a far perdere mordente ad un gruppo che ha ben chiaro come obiettivo quello di parlare senza possibilità alcuna di fraintendimento. Il messaggio è uno, ed uno solo. Paolo Morandi scopre le carte immediatamente:

«Voglio essere giovane e stare bene
[…]
Voglio essere giovane e stare male
e urlare»

Vuole tutto. Lo vuole subito.
Vuole quell’età in cui l’unica prerogativa è la coerenza verso se stessi, senza la piattezza della routine, senza dover scendere a patti con un mondo che sembra imporsi sull’individualità di ciascuno, che concede risposte solo a patto di rinunciare alle proprie domande, ai propri bisogni più radicali.
I tre cantano il cinismo, la disillusione di chi è rimasto imprigionato dei propri desideri, della forma che si vuole dare ad una realtà troppo più vasta di sé, e ora è incapace di fare i conti con ciò che ha davanti in Stelle cadenti; ritraggono le tonalità anestetiche di quella che ormai è una qualunque discussione, una qualunque relazione tra esseri umani, con precisione e freddezza da macellaio nella canzone che dà il nome all’album, con il suo ritmo tecno-tribale, scandito all’esasperazione; cantano amori malati e amori che salvano, come in Lei dice.
Vagheggiano le meraviglie di una Berlino che è forse più un’età aurea che una meta fisica, è più un viaggio interiore in cui si dà una caccia serrata a se stessi:

«Padre, quello che vedo
è tutto quello che manca»

Nessuno è escluso, nessuno può considerarsi salvo da questo senso di vuoto costantemente in avanzata. Tutte le tipologia umane vengono passate in rassegna in C’è chi, ma la sfida non può che essere lanciata: tu chi sei?
Una domanda filosofica che forse tanto astratta non è. Cosa ti rende te? Cosa è capace di identificarti come nessun altro di simile?
Perché forse la soluzione non sta tanto in una ribellione punk-rock contro tutto e tutti. Il guanto è lanciato sulle note di Oggi mi butto: forse la questione è tuffarsi, lanciarsi nella realtà conservando lo sguardo di un ragazzino davanti la piscinetta più grande che ci sia, senza mai fermarsi.
Ma per far questo bastano le nostre forze? Basta il coraggio cieco di un ostinato sognatore?
Non ci si tuffa se non per essere presi, anche solo da uno sguardo.

Ma questo lascio che siano i Marydolls a spiegarvelo.

Tracklist:
01 Voglio essere giovane
02 Dimmi la verità
03 D’estate al mare
04 Lei dice
05 Stelle cadenti
06 Tutto bene
07 Berlino
08 C’è chi
09 Oggi mi butto
10 Rapine
11 La parolina giusta

 

 

 

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