Alejandro Escovedo & Don Antonio Band @ Folk Club – Torino, 24 Marzo 2017

Postato il Aggiornato il

Live report e immagini sonore di Roberto Bianchi – Percezioni emotive di Anna Minoli

Alejandro Escovedo, classe 1951, è una figura apparentemente minore nell’universo Rock. Autore e chitarrista nato in Texas da emigranti messicani cresce, con altri undici fratelli, in una famiglia di validi musicisti.
Nei primi anni ottanta cerca fortuna nel’emergente e dannata Lower East Side di New York, dove suona con gruppi d’avanguardia e cede ai vizi dell’ambiente. Cerca un nuovo equilibrio trasferendosi prima a Los Angeles e successivamente ad Austin, dove formerà insieme al fratello Javier e Jon Dee Graham i True Believers. Il vero salto di qualità arriva però all’inizio degli anni novanta, quando decide di  intraprendere la carriera solistica.  Da allora ha pubblicato dieci ottimi album, collaborato con artisti di rango, tra cui Ryan Adams, Chuck Prophet, Michael Hall e Peter Buck, e partecipato a importanti progetti “tributo” con finalità benefiche.   



Tutto semplice? Assolutamente no! Il suo percorso esistenziale non è stata affatto una passeggiata, alcuni eventi lo hanno certamente messo a dura prova, e fortemente temprato. La tragica scomparsa della moglie Levie (1991) ha affinato la sensibilità dell’artista, che è riuscito nei successivi  lavori ad esprimere, con lucida introspezione, fondamentali emozioni sull’amore, la perdita e il dolore. Una seria malattia epatica ha invece messo a rischio la sua vita, fino a farlo collassare durante un concerto a Tempe, Arizona, nell’aprile del 2003. Le costose cure mediche necessarie divennero  insostenibili, ma colleghi, amici e ammiratori si organizzarono per aiutare l’artista. L’impegno portò alla pubblicazione di un doppio splendido album, Por Vida, omaggio alle canzoni di Alejandro interpretate, tra i tanti, da Steve Earle, Lucinda Williams, Reckless Kelly, Calexico, Jennifer Warnes, Los Lonely Boys, John Dee Graham, Howe Gelb, John Cale, Charlie Sexton, Jon Dee Graham, Peter Case, PJ Harvey, Peter Case, i Jayhawks, Bob Neuwirth, Ian Hunter e i Son Volt. I risultati permisero di sostenere brillantemente le spese necessarie verso la strada della guarigione.

Per non farsi mancare nulla nel 2014, mentre si trovava in Messico, in luna di miele con l’attuale moglie Nancy, si trovò nel mezzo dell’uragano Odile, che distrusse la casa dove la coppia alloggiava, provocando seri disturbi da stress post traumatico.

Le enormi difficoltà ci hanno restituito un’uomo, e un’artista, che trasmette ottimismo, energia, passione, empatia, sorrisi e umiltà!  Non solo questo però! Alejandro Escovedo è un autore coi fiocchi, come dicevo apparentemente minore, ma senza ombra di dubbio un Musicista che merita di essere inserito nell’Olimpo del Rock.

Negli anni ho apprezzato i lavori di Escovedo in studio, fino all’ultimo Burn Something Beautiful (2016), ma devo dire che sul palco il Texano dà il meglio di se, la sua esibizione mi ha semplicemente incantato.

 

Il concerto

Il FolkClub è sold-out, i posti a sedere sono distribuiti per occupare ogni centimetro quadro edificabile, è praticamente  impossibile muoversi dal proprio posto; per fortuna sono in prima linea, leggermente defilato, ma con il palco tutto da gustare.

Alle 21.30 sale Don Antonio, al secolo Antonio Gramentieri, notevole chitarrista e anima dei Sacri Cuori; con lui il sassofonista e tastierista Franz Valtieri, Matteo Monti alla batteria e Denis Valentini al basso. Ci regalano in anteprima tre brani del nuovo disco omonimo, che è figlio di un interessante progetto di musica mediterranea. I suoni caldi del nostro sud si integrano con sonorità magrebine e veleggiano oltre oceano fino a raggiungere la Giamaica. Produzione degna di nota, che merita un futuro approfondimento.

Dopo quindici minuti Alejandro Escovedo raggiunge i quattro musicisti, che lo sosterranno brillantemente per gran parte della serata. Si parte subito forte con Can’t Make Me Run (2012), scritta a quattro mani con Chuck Prophet e abbellita dalle limpide note della chitarra di Gramentieri.

Se Antonio è una garanzia le sorprese arrivano dal resto della band: la sezione ritmica è assolutamente adeguata, precisa e di grande supporto; Franz Valtieri passa con disinvoltura dal sax tenore al baritono e non disdegna di tessere avvolgenti tappeti sonori dalla propria tastiera. L’intesa è ottima!

La scaletta attinge dal recente Burn Something Beautiful  con la rockeggiante Shave The Cat, Beauty Of Your Smile e Heartbeat Smile: la voce di Alejandro è più cristallina rispetto all’ultimo disco, i suoni più morbidi.

Si susseguono, alternate da qualche affabile introduzione, la trascinante Castanes (2011);  Bottom In The World (2014), ballata di grande spessore; Sister Lost Soul (2008), autentico gioiello; Down in the Bowery (2010), altro succoso frutto nato dalla collaborazione con Prophet. Ogni brano sarebbe meritevole di una dettagliata recensione con note di merito per le qualità compositive e interpretative, momenti magici.

Dopo quaranta abbondanti minuti si conclude il primo stellare set,  scorrevole come gli elettroni liberi. Cosa dire? Ci ha lasciato senza fiato.

La pausa dura quindici minuti, Alejandro ritorno in sala, recupera la chitarra e scende in mezzo al pubblico per un mini set acustico di due brani, volutamente intimo, toccante. Diventa uno di noi! E’ uno di noi!

Rientra la band e i motori si riscaldano: Just Like Tom Thumb’s Blues (1965), di Bob Dylan, è nobilitata dall’ensamble. In successione arrivano Everybody Loves Me (1999), Luna de Miel (2016) brano di matrice “loureediana” scritto con Peter Buck e Scott McCaughey; Sensitive Boys (2008), ottima ballata con il sassofono in bella evidenza; la recente Horizontal (2016) e la fresca Always a Friend (2008). C’è energia da vendere, i suoni sono armonici e traspare un incredibile feeling.

Le cose belle finisco in un attimo, Alejandro e la Band salutano completamente avvolti da sinceri e sentiti applausi.

E’ il momento del bis, e che bis! Escovedo ci regala una favolosa cover di Thousand Kisses Deep (2001) del grande Leonard Cohen: abbandona la chitarra e si impegna in un’interpretazione vocale di alto livello. C’è lo spazio per un fantastico assolo di Franz Valtieri al sax completato dal preciso supporto della sezione ritmica e l’irrinunciabile suono della chitarra di Don Antonio. La degna conclusione di un grande concerto, imperdibile!

(Roberto Bianchi)

Percezioni Emotive

Quanto smisurato potere in sole sette note che per incanto mistico sono capaci di mischiarsi fra loro per diffondersi in infiniti componimenti.

Escovedo per la prima volta nella mia vita d’incompetente appassionata di concerti live, mi ha stregata.

Non semplice musica, ma, sopra ogni cosa, passione e tanto cuore, quelli che rendono unico e speciale ogni evento frammentario. Presenza delicata e discreta la sua, eppure tremendamente diretta e penetrante. Si è insinuato nelle pieghe degli animi più raggrinziti, intimamente.

Ha aperto i cuori anche di chi pensava di averlo chiuso a doppia mandata, perché è lì che la sua voce e le sue note vogliono planare e posarsi. Percepisco distintamente ancora con le mie orecchie i suoni magici del concerto di Torino. Vedo ancora chiaramente i quattro appassionati musicisti divenire un tutt’uno con le note vibrate dai loro strumenti. Avverto con le mani le vibrazioni di un sassofono penetrante e di una chitarra indefinibile, perché definirla eclettica è riduttivo. Con il mio naso respiro ancora il profumo di buono che s’inala solo quando la mente è totalmente sgombra dai pensieri e affollata dalle emozioni, sparse ovunque con la sequenza perfetta della casualità.

Una delle esperienze più magiche della mia vita, vissuta intensamente in un momento tremendamente complesso. La musica come veicolo per incanalare tutto l’amore possibile, per sanare un dolore penetrato!

Se Piers Faccini resterà per me sempre l’equivalente di un sentimento nuovo e fresco, timido e profumato di Primavera, Alejandro Escovedo rappresenterà sempre l’emozione che scaturisce da un dolore profondo, la forza innata di lottare per non perdere l’essenza della propria vita, il calore di un’emotività consapevole ma mai arrendevole. Escovedo è l’Estate.

Escovedo è la sua musica. Matura, addolorata talvolta, sfaccettata, folkloristica. Trabocca di speranza e di forza, premia la vita che sempre merita di essere premiata in quanto tale.

(Anna Minoli)

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