Vikowski – Beyond The Skyline (Costello’s Records, 2017)

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Articolo di Luca Franceschini

Mi ero già imbattuto in Vikowski, nome del progetto personale del milanese Vincenzo Coppeta. Avevo seguito il Pending Lips, brillante concorso per band emergenti organizzato da Costello’s (che, è superfluo dirlo, ci auguriamo tutti ritorni nel 2018 dopo che quest’anno, per diversi motivi, non si è potuto tenere) e lui era arrivato in semifinale.

Lo avevo dunque visto in azione un paio di volte, ma non mi aveva detto molto. Ricordo canzoni gradevoli, una voce anonima, un’insistenza sulla componente elettronica del sound (mi pare avesse a disposizione solo il Synth) che non valorizzava appieno i pezzi.
Poi, però, è uscito “Beyond the Skyline” e ho dovuto ricredermi. Perché queste otto canzoni per mezz’ora scarsa di musica, che costituiscono di fatto il suo esordio discografico dopo la manciata di pezzi pubblicati su Soundcloud, sono la prova più evidente del fatto che un artista può e deve avere dei margini di miglioramento; sono la prova che, nonostante il ritmo frenetico di certi cambiamenti, nonostante si venga ormai giudicati definitivamente da un singolo brano su YouTube, bisogna avere la forza e il coraggio di dire che sulle proprie idee, sulle proprie creazioni, occorre fare un lavoro serio e ponderato.
Quello che Vincenzo, da parte sua, ha probabilmente fatto. Perché “Beyond Skyline” è un debutto di livello, che mette in luce un songwriting incamminato nella direzione giusta, una capacità di arrangiare che ha saputo fondere con equilibrio l’elettronica e gli strumenti tradizionali.
Un disco in tono minore, quasi crepuscolare, a tratti scuro come la bellissima copertina, ma sempre con una luce di speranza in sottofondo.

Già dal primo pezzo “Lovers in P.”, si capisce piuttosto bene quali sono le coordinate che verranno esplorate. Un pianoforte, una chitarra acustica, un leggero claphands a tenere il tempo, dalla seconda strofa in avanti. C’è un’atmosfera malinconica, accentuata da un testo che è lo scarno racconto di quello che sembra un amore finito.
La successiva “Drops” si avvale di un leggero pattern elettronico ed è complessivamente più chiusa, più cupa nel suo incedere, con una coda dove una base Ambient leggera si fonde con il pianoforte in maniera discreta, aumentando la suggestione di distacco, di perdita.
A ben guardare, il disco è così: si tratta di ballate languide, asciutte, dove il senso di perdita, di solitudine, di dolore, sono prevalenti. La sola “Frankfurt”,  contenente il verso che dà il titolo al disco, esprime la serenità che deriva dall’avere accanto la persona amata. Non è un caso che sia quella in cui si fanno più ampi gli squarci da cui fuoriesce la luce.
È solo un breve intermezzo però, perché già con “The Beat You Need” (il brano del lotto che possiede la migliore melodia vocale) affiorano suggestioni di Editors e dei Depeche Mode più scuri.
Si conclude con “End of June”, composizione solista per solo pianoforte, che suona un po’ come titolo di coda, quel momento in cui si raccolgono le idee, si pensa a quel che si è ascoltato e si prova a formulare un’ipotesi di giudizio.

“Beyond the Skyline” è il disco che serviva a Vikowski per partire col piede giusto, per dimostrare di essere in grado di dire la sua in un mercato dalla vastità inquietante che, almeno finché sarà così, non sembra intenzionato a concedere nulla agli artisti esordienti. Ci sono solo due punti su cui, a mio modesto parere, occorrerebbe lavorare di più: la voce, che in più di un frangente va in difficoltà, faticando a concretizzare le ottime premesse insite nella parte musicale dei brani. Aggiungiamo che la pronuncia inglese non è sempre impeccabile e se questo può non essere per forza di cose un difetto (si potrebbe anche aprire una riflessione in merito, se cioè nel 2017 abbia ancora senso parlare di “pronuncia” per una lingua che è ormai utilizzata in centinaia di paesi differenti, in una società sempre più multietnica), andrebbe comunque curata maggiormente la scrittura dei testi (ed è il secondo punto di lavoro), sinceri senza dubbio, ma un po’ troppo superficiali a livello di lessico e sintassi.
Ma, come detto, è il primo disco, margini di miglioramento ce ne sono diversi. Già così, comunque, abbiamo parecchi motivi per gioire.

Tracklist:
01. Lovers In P.
02. Drops
03. Ninety-Two
04. Frankfurt
05. My Old Friend
06. The Beat You Need
07. Nostalgia
08. End Of June

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