Laurent De Schepper Trio – Maria (2017)

Postato il Aggiornato il

Articolo di ElleBi

Isabel Fisher al basso, Lars Oertel alla batteria e Thomas Bär al sax, questa è la formazione base del “Laurent De Schepper Trio”. Originario di Lipsia ed attivo dal 2009, ha pubblicato “Aquanaut”, apprezzato album di debutto nel 2013.
Per il secondo capitolo musicale “Into Olymp”, uscito ai primi di maggio, al gruppo si è aggiunto Renè Pàlffy alle chitarre e campionature. Non sono mancati inoltre ospiti preziosi come la tuba, il trombone, il clarinetto e il pianoforte. La peculiarità del trio è, partendo dal virtuosismo dei singoli musicisti, la creazione di intrecci sonori sorprendenti per la loro stratificazione, che arriva anche a mostrare un’attitudine cinematografica. Ne risulta così una miscela inaspettata ed intrigante che spazia fra progressive, jazz ed elettronica. Il nuovo disco è nato come un concept che ha trasformato in musica le suggestioni vissute durante un viaggio di nove giorni compiuto in Grecia nell’ottobre 2015, inclusivo anche di alcune date dal vivo ad Atene. Un ruolo più importante è stato assunto dalla forma canzone, con l’apporto della vocalist Paula Akinsinde, che aveva già collaborato in precedenza col gruppo, ed è ospite nel singolo “Maria”.

Il relativo video che vi presentiamo, pubblicato a febbraio, anticipando così l’uscita dell’album. E’ una sorta di “making of” che concentra in sette minuti, un viaggio di 72 ore col quale, partendo da Lipsia si è arrivati al monte Olimpo e alla maestosa Mitikas, la sua cima più alta, con relativa discesa e meta finale il mare.

Rombo di motore nella notte, pronti a  partire! Frenetiche si susseguono le immagini di strade, gallerie, luci artificiali a tratti  inquietanti, come le note di un “oscuro” urban jazz“ che le accompagna. Su queste si innesta la voce dalle tonalità retrò, soffuse e dilatate di Paula, autrice anche del testo. Le parole “Sweet teardrops of the past don’t be worry about… calm inside peace of mind”, trasmettono quasi un invito ad  approcciare il proprio vissuto con calma meditativa. Arriva il giorno, fra ombre e luce, le note tornano un attimo più leggere. Di nuovo la sera, il recupero di toni meno sereni, poi spunta ancora il sole, lasciata la città alle spalle, inizia il percorso di avvicinamento alla montagna. Zaini in spalla, in fila indiana, si comincia a salire fra “nubismi” che affiorano nel cielo, mentre la voce di Paula diventa quasi un mantra evocativo.

Il cammino  continua regolare e a fine giorno c’è il piacere di godersi una sosta a 2100 metri nel rifugio gestito dalla famiglia Zolotas. Ed è proprio a Maria, la “rifugista”, che non solo vanno i ringraziamenti a fine video per l’ottimo cibo preparato al momento, ma anche la dedica dell’intera canzone. L’ambiente ora è di alta montagna, i prati erbosi lasciano lo spazio al terriccio e al pietrisco. Arrivare alla cima è una conquista solo in apparenza di gioia pacata e lo dimostra quell’intenso riverbero di batteria e basso. Siamo pressoché al termine dell’escursione, contrassegnato dall’arrivo in primo piano di campionature elettroniche quasi sinistre, con la voce di Paula che si fa un sussurro d’amore. Si torna a valle col sorriso disteso di chi ha compiuto in viaggio importante, probabilmente anche interiore. Sempre accompagnati dal cantato suadente di Paula è tempo di raggiungere di nuovo con  moto frenetico la spiaggia, il mare e l’incessante divenire delle sue onde in cui immergersi in un finale, appagante, tuffo liberatorio…

 

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