Cristina Donà @ Parco Tittoni, Desio (MB), 19 Luglio 2017

Postato il Aggiornato il

Immagini sonore di Roberto Bianchi, Percezioni emotive di Anna Minoli

Serata estiva in uno scenario sempre suggestivo, estremamente ammaliante. Mancava solo la luna!
Parco e Villa Tittoni non deludono mai… anzi…

Sarà l’aria rarefatta e fresca che rende più pacate anche le zanzare. Sarà il via vai lento di un pubblico ordinato, probabilmente fan appassionati e conoscitori dell’artista che allieterà musicalmente la serata. Sarà il palco che quest’anno ha un nuovo orientamento e da ogni angolazione tu decida di stanziare puoi riempirti gli occhi con il paesaggio circostante, sapientemente illuminato da luci curiose.
Sarà che ci sono ottime premesse per archiviare nei ricordi qualche cosa davvero degno di nota. Sarà, ma…

Non conosco bene, come i suoi meravigliosi fan, il repertorio passato di Cristina Donà. In una serata come questa avrei avuto bisogno di empatia per essere coinvolta, lasciarmi emozionare.
Purtroppo l’empatia non è arrivata. E si sa, al cuore e alle emozioni non si comanda. E’ solo la chimica a stabilire chi, come e perché.

Una musicalità sperimentale che certamente al di sopra delle mie capacità di percezione, per me è risultata francamente troppo ostica.
La Donà non cerca un contatto con il pubblico, interagisce molto poco. Che poi, ci mancherebbe, lei non doveva recitare o cercar proseliti dal palco. Solo esibirsi e regalarci la sua musica.

Parliamo di un’artista preparata e professionale. Niente lasciato al caso e all’improvvisazione. Dotata di grandi capacità vocali e interpretative, supportata da una band altrettanto capace e professionale.
Ma io sono una fan di Pirandello e di chi decide tutta la vita di recitare a soggetto, buttando un occhio alla scaletta e uno alle emozioni riflesse di chi ha di fronte, malgrado le luci sul palco talvolta abbaglino e accechino.

A me è rimasta solo l’impressione di una rivisitazione a tutti i costi avanguardistica di qualche cosa che appartiene al suo passato musicale. Una specie di forzatura dove, per una volta che ascoltavo un’artista italiana, non mi sono neppure fatta catturare dai testi. Me li sono persi per strada.
Sonorità sofisticate, ma senza lampi. Persino noiose a lungo andare.

La Cristina Donà acustica del finale, quella che rientra sul palco sola con la sua chitarra e che per un quarto d’ora, invece, interagisce, pur a modo suo, con il suo pubblico, quella Cristina, a me è piaciuta di più.
E siccome sono donna, curiosa e chiacchierona, posso dir che la mia impressione è coincisa con quella di altri ascoltatori.

 

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