Benvenuti ad Eutòpia: Litfiba @ Arena Pitagora, Crotone – 8 agosto 2017

Postato il

Live report di Iolanda Raffaele e immagini sonore di Anna Amelio

“Ragazzacci siete pronti a dare il meglio?”con questo grido Piero Pelù solleva la sabbia dell’Arena Pitagora di Crotone, richiama a sé i fans e l’unica parola della serata è Litfiba.Se il tempo passa, loro di sicuro non restano indietro: Ghigo Renzulli (chitarre) e Piero Pelù (voce), infatti, dopo la reunion del 2009 dimostrano di essere carichi, uniti, di bruciare ancora del fuoco del rock, ma la prova di grinta, forza e resistenza è ampiamente superata anche per Luca Martelli (batteria e cori), Ciccio Licausi  (basso) e Fabrizio Simoncioni (tastiere e cori), degni compagni in questo tour.

Nel cielo calabrese “Lo spettacolo” può cominciare, così questo brano dell’album Spirito (1995) e il teschio rosa decorato sullo sfondo conducono subito nell’atmosfera liftibana.
Visual particolari con immagini di personaggi di vita quotidiana e della scena musicale, pupille dalle tonalità variabili, treni in corsa e motorini di orologio scorrono nello schermo alle spalle della band fiorentina, mentre le luci cambiano colore in base alle canzoni in una scenografia spettacolare.
È un concerto infiammato e fiammante, da sere calde d’agosto che neanche il getto di bottigliette d’acqua da e verso il palco placa; tutt’altro che statico, ma partecipato, in cui ci si ritrova per lanciare un urlo liberatorio contro il sistema che non convince più.

In atteggiamento irriverente e di sfida, Pelù si avvolge attorno alla bandiera italiana tricolore in Grande Nazione dall’omonimo album (2012) con cui sottolinea con ironia pungente ed amarezza le contraddizioni del “bel paese, della grande nazione e della sua devoluzione”, “di un paese dei balocchi per ricchi” in cui “non impariamo niente dalla storia”. A seguire dà il benvenuto ad Eutòpia, quattordicesimo album in studio pubblicato l’11 novembre 2016, secondo di inediti dopo la riconciliazione, che in dieci tracce ripercorre temi attuali e spigolosi come l’inquinamento, l’estremismo religioso, la ‘ndrangheta, lo Stato e i nuovi media.
Eutopia è la speranza, il paese realizzabile, il buon luogo dove tutto è possibile, l’impossibile non esiste proprio come risulta nella traccia L’impossibile, una “lettera ai potenti della terra padroni delle banche e della guerra”. L’impossibile è solo un inizio, la benzina della mente che muove gli animi verso la reazione, una bestia che si combatte insieme con le parole che diventano artiglieria.

È sera, ma il Sole nero spunta dallo “Stato libero di Litfiba” (2010), splende sul pubblico di Crotone, illumina il cammino che ci sta davanti, sul mondo che ci aspetta e non fa complimenti”, mentre Straniero (Eutòpia 2016) per la profondità del suo testo fa riflettere sulla difficoltà al giorno d’oggi di sentirsi a proprio agio, ricorda che spesso ci sentiamo stranieri ovunque andiamo, anche a casa, nella mente, per strada e tra la gente , perciò dobbiamo trovare spazio per noi stessi contro forze di gravità e contro ogni logica.

Si ritorna al disco Infinito (1999) con la vecchia ed intramontabile Vivere il mio tempo, mentre il pubblico si agita in un susseguirsi di onde in Spirito (Spirito, 1995) e, tra gli assoli di Ghigo Renzulli, intona cori in Fata Morgana, uno dei pezzi più poetici della band, misti di mitologia e realtà, contenuto nell’album Terremoto (1993).

Tribale e scenico, ma socialmente attento, Pelù scarica tutta la rabbia in Maria Coraggio, una vera e propria dedica a Lea Garofalo, testimone di giustizia vittima della ‘ndrangheta, che appare sorridente e bella nell’immagine proiettata dietro Simoncioni, e sua figlia Denise, “donne simbolo del coraggio di lottare per la loro libertà e affermazione”.
È una canzone dai contenuti forti che si unisce ad altri ricordi di eventi significativi immortalati in Eutòpia, come In nome di dio legata alla strage del Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015, Gorilla Go per l’ex informatico della Cia Edward Snowden, Intossicato, relativa alla grave situazione nella Terra dei fuochi e La danza di Minerva, bonus track in memoria di Carlo Ubaldo Rossi.

Si perde il controllo ma non ci si arrende e non si molla con i ritmi elettronici e l’energia di Barcollo (Stato libero di Litfiba, 2010), mentre si salta scatenati da perfetti ragazzacci in Oltre (Eutòpia, 2016) perché oltre la paura c’è lotta e fortuna, oltre l’amore c’è rivoluzione, oltre l’apparenza c’è un’altra vita vicino all’essenza e giorno dopo giorno è il tuo mondo.


La parola d’ordine è resistenza, un occhio sfavillante osserva tutto dallo sfondo in Dimmi il nome (Terremoto, 1993), una sorta di interrogatorio che, al di là dell’onore e dell’omertà, vuole conoscere i nomi dei colpevoli, dei ladri, dei parassiti che generano paura, sangue e lasciano fiori e piombo. Si prosegue con i toni incalzanti di La preda (Desaparecido 1985), il frontman della band ricorda il disastro della cittadina ucraina di Chernobyl del 26 aprile 1986 con Resta (17 Re, 1986), una fotografia della deleteria diffusione degli effetti di questo evento che, nonostante la sua  tragicità, si è ripetuto nel tempo.

Siamo gli  angeli e vogliamo vendetta in Paname (Litfiba 3, 1988) tuttavia “gli italiani siamo bravi a cucinare a fare l’amore ma non la rivoluzione”, quindi – secondo Pelù – “la cosa da fare è la révolution, quella vera che cambia la società”.
Quando la musica chiama a volte non risponde solo il cuore, ma anche l’estro e la follia così, come già accaduto l’11 aprile al Palaflorio di Bari e in altre circostanze, durante Regina di cuori (Mondi Sommersi, 1997) il cantante fiorentino invita le ragazze ad esibire il seno e, dopo il lancio imprevisto di un slip sul palco, tra un po’ di stupore e qualche risata, la “gara di miss regina di cuori” è vinta da due coraggiose regine in prima fila che appaiono tra la folla mostrando i capezzoli.
Un lungo giro di tastiera apre “il momento liturgico” durante il quale Piero Pelù si presenta con un finto cappello papale in testa impreziosito sul davanti da un cuore con le corna, dà la sua benedizione rock‘n’roll con espressioni inventate e in lingua pseudo latina, canta Gioconda (El diablo 1990), in cui bersaglia aspramente il matrimonio a cui è contrario, perché è una farsa che paralizza ed incatena per sempre.

È festa, si balla a suon di batteria con Lacio Drom  (Spirito, 1995), lo spazio catartico invece è segnato da El diablo (El diablo,1990), dalle sue luci rosse intense e da una grande ruota che gira sullo schermo.
Dopo aver percorso i temi litfibani, a metà strada fra il provocatorio e l’esoterico, Pelù coinvolge attivamente il pubblico e lo trascina in un allegorico rituale pagano di penitenza: in ginocchio, restano genuflessi nella ricreata basilica del rock per qualche minuto, poi tutti a cantare e saltare.
Tocca a noi costruire Eutòpia con coraggio e conoscenza” con queste parole, la scena del treno e dei vagoni in lontananza i Litfiba ci guidano verso Eutòpia, l’isola che c’è per chi la cerca e non si arrende mai, di accoglienza e bassa disparità, un paese dove la realtà di ogni cosa sia come appare, dove chi merita vincerà, un altro mondo possibile dove il lavoro non è più ricatto.

Sul finire chitarre, batteria e sintetizzatori ruggiscono per Cangaceiro (Pirata 1989), con tutta la carica dei leggendari ribelli del Sertão, in Brasile, che lottarono contro i latifondisti, e, dopo “viva, viva el bandido litfiba”, la band si riunisce abbracciata al centro del palco e saluta la calorosa folla calabrese ritrovata dopo ben sette anni di assenza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...