Cigarettes After Sex @ Roam Festival, Lugano – 27 Luglio 2017 [opening From Kid + Ider]

Postato il Aggiornato il

Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Andrea Branca

Il Longlake Festival di Lugano è da sempre un appuntamento estivo di rilievo per tutti quelli che amano la musica, sia essa Rock, Blues, Jazz o quant’altro. Merito di una location eccezionale, proprio sul bellissimo lungolago del capoluogo ticinese, e di un team organizzativo appassionato e professionale, sempre attento alla qualità della proposta.

Anche quest’anno, all’interno della rassegna, si tiene Roam, una serie di eventi che hanno come protagonisti molti dei nomi più interessanti dell’universo underground, nello stesso spirito che, durante il resto dell’anno, anima il Foce, locale da cui bene o male passa tutto ciò che vale la pena di essere visto.
A questo giro, purtroppo, ho potuto prendere parte solo ad una sera, quella dei Cigarettes After Sex, supportati per l’occasione da due giovani realtà come From Kid e Ider.

Greg Gonzalez e soci, che si sono appena esibiti in Centro Italia, hanno finalmente pubblicato il loro primo Full Length ufficiale, dopo l’inatteso ed enorme successo del singolo “Nothing’s Gonna Hurt You Baby”, che nel 2012 ha spopolato su YouTube e li ha di colpo trasformati da illustri sconosciuti alla nuova Next Big Thing del rock Indipendente. Non male, per un gruppo di ragazzi che ha dovuto trasferirsi dal Texas a New York, per sperare di trovare un pubblico davanti a cui suonare. In Italia erano già passati ad aprile, al Fabrique di Milano e io ci ero andato, apprezzandoli molto da qualche tempo e molto curioso di verificarne la resa dal vivo. A giugno è uscito il loro disco e quanto di buono si era intravisto è stato decisamente confermato, rendendo quindi più che gradita questa piccola trasferta in terra svizzera…

I primi a salire sul palco sono i From Kid: sono in tre (due cantanti/chitarristi/tastieristi e un batterista), vengono da Chur, nei Grigioni e dunque, almeno in parte, giocano in casa, anche se comprensibilmente devono usare l’inglese per comunicare col pubblico.
Hanno da poco pubblicato il nuovo “Favorite Storm” che, ridendo e scherzando, è già il loro terzo lavoro in studio. E pensare che non li avevo mai sentiti nominare!
Il loro è un Folk Pop dei più semplici e lineari, declinato negli arrangiamenti e nelle intenzioni esattamente come vuole la moda del momento. Vi si sentono un po’ di Daughter (soprattutto in certi frangenti di chitarra), un po’ i First Aid Kit, e in generale non ci sono molte sorprese.

Proposta alquanto derivativa, dunque, quasi sempre prevedibile, eppure, in qualche modo, rimangono. Nei 45 minuti abbondanti che hanno a disposizione offrono una prova pulitissima e priva di sbavature, con le due voci sempre piacevolmente amalgamate e le tastiere che si alternano con le chitarre (solo saltuariamente acustiche) a creare atmosfere quasi sempre in minore, molto nostalgiche e perciò lontane dalle festose sfuriate dei vari Lumineers o Mumford and Sons.
Le canzoni sono ben scritte, quasi sempre ammantate di Deja vu (ma sarebbe possibile fare diversamente ormai?) ma non è un dato che crea fastidi e l’attenzione rimane costantemente alta.
Vale per loro il discorso che ho fatto altrove per altre band: non sono in possesso di quel quid che al giorno d’oggi sarebbe indispensabile per emergere in mezzo ad una pletora di act troppo simili tra loro. Eppure ci sono piaciuti e con un pizzico di fortuna, chissà, potrebbero anche ritagliarsi uno spazio maggiore.

Tocca poi alle Ider entrare in scena. Le due ragazze londinesi, come hanno ricordato anche loro dal palco, suonano insieme solo da 18 mesi ma hanno da subito impressionato gli addetti ai lavori, tanto da guadagnarsi una prestigiosa partecipazione all’ultima edizione del The Great Escape, pur avendo all’attivo solo un Ep di quattro pezzi e una manciata di singoli.
Il loro è un Pop velato di R’n’B che ha fatto chiamare in causa nomi come FKA Twigs, Lorde o Ry X ma che risulta nel complesso molto scuro e piuttosto minimale dal punto di vista delle sonorità.
Suonano entrambe le tastiere, col suono del pianoforte spesso presente e fanno qualche rapida incursione al basso e alla chitarra. Elettronica molto poca, giusto qualche Beat leggero qua e là e alcuni suoni sintetizzati, non di più.
Vocalmente se la cavano bene, sono costantemente armonizzate ed eseguono un paio di canzoni senza l’ausilio degli strumenti (tra cui la conclusiva “Gut Me Like An Animal”), dimostrando di avere ottime capacità.

Buona quindi la resa live nel complesso, la sensazione è che a mancare siano proprio le canzoni. Ci sono buoni spunti, qualche melodia è davvero gradevole ma questo insistere eccessivamente sulla componente più cupa del loro sound rende il tutto un po’ pesante da fruire a chi non conosca i pezzi e soprattutto, molto poco ballabile (solo in un paio di occasioni siamo riusciti a muoverci un po’).
Anche in quanto a presenza, nonostante l’aspetto indubbiamente gradevole, lasciano a desiderare: troppo statiche sul palco, troppo concentrate su quello che stanno facendo e non molto in grado di farsi trascinare dalla musica.
È stata comunque un’esibizione positiva. Sono giovani e sanno scrivere, sicuramente con una buona dose di applicazione sapranno lavorare sui punti deboli e divenire più convincenti. Le attendiamo dunque al vero e proprio esordio discografico.

I Cigarettes After Sex arrivano dopo un cambio palco più lungo del previsto, dove a turno si sono presentati in sordina per un veloce line check, prima di ritornare dietro le quinte.
Il loro effettivo ingresso in scena è schivo e pacato come la loro musica. Tutti vestiti di nero (Greg Gonzalez indossa la stessa maglietta di Leonard Cohen sfoggiata durante il pomeriggio, gli altri si sono cambiati), tutti seri e concentrati ma in maniera naturale, per nulla forzata.
Attaccano con “Sweet”, subito seguita da “Each Time You Fall in Love” e la notte di Lugano si riempie di colpo delle loro atmosfere eteree e sognanti.
Dal vivo non c’è molto spazio per altro che non siano i brani: molto statica la loro presenza scenica, ciascuno dietro il proprio strumento ai limiti dell’immobilità, quel poco di discorso extra musicale è lasciato ai visual che scorrono sullo sfondo, immagini in bianco e nero che si associano molto bene con l’artwork dei singoli e con il mood generale della loro proposta.

Una proposta che è scarna come non mai, totalmente ridotta all’osso, così che quel che rimane, spogliato anche solo di ogni minima sofisticatezza negli arrangiamenti, è la bellezza delle varie melodie. Si capisce molto di più quello che il batterista Jacob Tomskye il bassista Randy Miller mi hanno detto nel pomeriggio, quando li ho intervistati: che quando Greg porta loro le nuove canzoni, ci suonano sopra senza troppi problemi e spesso e volentieri le registrano in una o due take al massimo. Nulla di più facile, in effetti: i brani sono semplicissimi e il contributo offerto dagli altri strumenti è davvero il minimo indispensabile.
È infatti interessante osservare Randy suonare giusto poche note per volta o Phillip Tubbs, che per lunghi tratti rimane immobile dietro la sua tastiera e che, quando suona, lo fa spesso suonando accordi con una sola mano.
Detta così potrebbe sembrare una stroncatura e invece non lo è: l’altissimo potenziale melodico dei vari brani risalta così appieno e ci si accorge che, seppure possano sembrare troppo statiche e, perché no, anche piuttosto simili a chi le sentisse per la prima volta, queste canzoni sono davvero di alto livello.

Certo, si potrebbe dire che mancano un po’ di dinamica, perché il più delle volte l’unico cambio di intenzione (e neanche troppo forte) lo si ha nei ritornelli, per altro tutti bellissimi. Eppure, al netto di questa sorta di immobilismo, le suggestioni che evocano hanno quel fascino crepuscolare e romantico da cui è proprio difficile non farsi rapire.
E infatti il pubblico risponde benissimo, ascoltando con attenzione (tranne i pochi fastidiosi e i soliti ubriachi molesti che comunque ormai li trovi dappertutto) e tributando calorose ovazioni tra un episodio e l’altro, tanto che anche Greg, di solito poco loquace e sbrigativo, si sente in dovere di ringraziare più di una volta.
Poche sorprese nella scaletta, anche perché il repertorio non è vasto. La differenza rispetto alla data milanese di aprile  è stata che questa volta il loro primo disco (se si esclude l’autoproduzione che però il gruppo stesso non ha mai considerato ufficialmente) è uscito e che quindi il pubblico conosce potenzialmente tutto quel che viene proposto.

Comprensibilmente, si punta sui nuovi pezzi, anche se me ne sarei aspettato qualcuno di più: non mancano i singoli “K.” e “Apocalypse” (che ha chiuso il set, prima dei bis) ma possiamo apprezzare anche cose mai eseguite prima come “John Wayne”, mentre mi capita di gradire di più “Sunsetz” e “Young & Dumb”, già proposte da diversi mesi dal vivo, avendole masticate a dovere nella loro versione in studio.
È comunque evidente che sono le (poche) cose vecchie a suscitare ancora gli entusiasmi più grandi: “I’m a Firefighter” e ovviamente “Nothing’s Gonna Hurt You Baby”, quella da cui è iniziata la loro vicenda mediatica, vengono accolte dal boato più grande della serata ma persino “Please Don’t Cry”, dal disco “dimenticato”, suonata nei bis dai soli Phillip e Greg, viene cantata da molte più persone di quelle che sarebbe stato lecito aspettarsi.
Dal mio punto di vista però, l’episodio migliore della serata è stata la cover dei Reo Speedwagon “Keep On Loving You” (già b side del singolo “Affection”); un’esecuzione davvero intensa, per una rilettura perfetta che ha messo in luce come, quando c’è la canzone, anche un arrangiamento radicalmente diverso non muta la sostanza.
Si finisce dopo poco più di un’ora con “Dreaming of You”, con la band che per l’ennesima volta ringrazia dell’accoglienza e promette di tornare presto. Potevano fare qualche pezzo in più, in effetti, ma forse è meglio così. Possono piacere anche tanto ma non sono la quintessenza della varietà. Probabilmente hanno intuito che un set breve e conciso si sarebbe adattato molto di più alla loro proposta.
Ad ogni modo, complimenti agli organizzatori. È sempre un piacere assistere a serate così, dove tutto funziona alla perfezione, dalle band, alla location, alla logistica. La speranza è, per l’anno prossimo, di riuscire a presenziare un po’ di più…

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Un pensiero riguardo “Cigarettes After Sex @ Roam Festival, Lugano – 27 Luglio 2017 [opening From Kid + Ider]

    […] sul lungolago di Lugano, dove questa sera i Cigarettes After Sex si esibiranno (potete leggere il live report qui), offre una serie di spazi tranquilli e gradevoli. E così, comodamente seduti in cerchio […]

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