Mauro Ermanno Giovanardi – La mia generazione (Warner Music Italia, 2017)

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Articolo di Simone Nicastro

Da dove posso iniziare? Da quando nel 1989 sono andato al primo concerto dei Ritmo Tribale oppure quando nel 1995, in un appartamento universitario, ho ascoltato per la prima volta le cassette dei La Crus e dei Massimo Volume sfogliando il numero della rivista “Rumore” con proprio le due band in copertina?

Oppure dall’emozione genuina davanti al sound stratosferico di un live dei Casino Royale, dai Bluvertigo trovati per caso in una piazza di un paesino piemontese con i passanti straniti, dalla scoperta memorabile dei Subsonica in apertura ad un concerto di Elio e Le Storie Tese o soprattutto dai festeggiamenti alcolici durati tutto il giorno per la posizione di primi in classifica tra gli album in Italia dei CSI con “Tabula Rasa Elettrificata”.

La cosa più giusta da fare è iniziare con un plauso enorme a Mauro Ermanno Giovanardi, voce storica dei Carnival of Fools e dei già citati La Crus, e al suo nuovo album “La Mia Generazione”. Tredici brani di quel decennio (anni 90) dove si avverò un sogno: la musica “alternative” italiana (all’epoca si diceva così) invadeva il mercato nazionale e soprattutto si permetteva di rivaleggiare in qualità con la produzione internazionale. Rock, noise, elettronica, il fenomeno delle posse, electro-pop, spoken e “salmodiante” music, etichette indipendenti che primeggiavano sulle major e quest’ultime quasi costrette ad acquisire e diffondere la “nuova” leva.

Tredici brani interpretati e arrangiati in una nuova dimensione, talmente aderenti al corpo vocale di Mauro Ermanno, da sembrare incredibilmente sue canzoni inedite. Il cantante è talmente a suo agio nell’immergersi in questi “pezzi” di storia da riuscire a fare commuovere (e non alterarsi) senza indugio chi come me ha vissuto quel periodo non perdendosi un album, un concerto, un evento correlato, convinto che da lì tutto sarebbe cambiato per la musica nostrana in meglio.
Credo che questa volta più che in altre occasioni sia inutile dilungarsi sull’analisi dei singoli brani: che si ascolti “Non è per sempre” degli Afterhours o “Baby Dull” degli Ustmamò, che ci si abbandoni in “Stelle Buone” di Cristina Donà o in “Corto Maltese” dei Mau Mau, che si rimanga stupefatti dalla nuova resa di “Huomini” dei Ritmo Tribale, “Forma e Sostanza” dei CSI e da una “Il Primo Dio” da brividi, che ci si emozioni sulle note di tutte le altre non citate, quello che rimane è un disco stupefacente, personale e godibilissimo da tutti. Un gesto artistico che potrebbe essere definito politico nei confronti dell’odierna discografia se questo termine non fosse ormai degenerato nella percezione comune del cattivo gusto.

Mauro Ermanno Giovanardi non è solo una delle voci più intense e caratterizzanti del nostro paese ma è soprattutto un artista capace sempre di creare album speciali, ben scritti, ben realizzati e mai capaci di abbassare il livello per compiacere/compiacersi. La strada intrapresa molti anni fa dall’artista non sembra lasciarsi determinare dal successo o dall’insuccesso, dalla pressione esterna o dai dubbi quotidiani, dalla difficoltà di rimanere fedeli ai propri (alti) standard di qualità o da riuscire comunque a piacere a più persone possibili. Una carriera che in realtà non intendo celebrare ulteriormente perché mi aspetto almeno altrettanti anni in futuro di produzione almeno ai medesimi livelli.

Necessario invece segnalare chi ha permesso la realizzazione di un lavoro di questo valore: la produzione artistica e gli arrangiamenti, oltre che dell’autore, del sodale e sempre prezioso Leziero Rescigno, del compositore Marco Cosma Carusino Vignera dei “I Cosi”, del fidato Marco Tagliola, del cantautore Gianluca De Rubertis, della “superstar” Davide Rossi e del sempre eccellente e mai abbastanza lodato Lele Battista, che si è occupato anche delle registrazioni.
Ad impreziosire ulteriormente l’album ci sono inoltre le voci di Emidio Clementi, Manuel Agnelli, Cristiano Godano, Samuel Romano e Rachele Bastreghi molto efficacemente chiamati ad intervenire solo su brani degli altri e non sui loro capolavori.
Mi sembra ovvio che consiglio e invito tutti all’ascolto e all’acquisto dell’album “La Mia Generazione”, non tanto per una possibile scelta nostalgica, ma per poter apprezzare un’opera che ha trasformato proprio quel senso di nostalgia in nuovi e meritevoli incanti da goderne oggi.

Tracklist
01 Aspettando il sole (Neffa e i Messaggeri della Dopa)
02 Lieve (Marlene Kuntz)
03 Huomini (Ritmo Tribale) feat. Manuel Agnelli
04 Non è per sempre (Afterhours)
05 Cose difficili (Casinò Royale)
06 Baby Dull (Üstmamò) feat. Rachele Bastreghi
07 Forma e sostanza (C.S.I.) feat. Emidio Clementi e Cristiano Godano
08 Lasciati (Subsonica)
09 Cieli neri (Bluvertigo) feat. Samuel Romano
10 Corto Maltese (Mau Mau)
11 Stelle buone (Cristina Donà)
12 Nera signora (La Crus)
13 Il primo Dio (Massimo Volume)


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