Giovanni Falzone “solo project” – Migrante (Maccalube, 2017)

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Articolo di ElleBi 

Trombettista, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra, band-leader, come pure insegnante di strumento e musica d’insieme per orchestra jazz, Giovanni Falzone è un musicista il cui talento poliedrico lo ha portato ad ottenere importanti  riconoscimenti non solo a livello italiano, ma anche europeo.
Le sue origini sono siciliane, ed è infatti nella banda del paese di Aragona (AG) che all’età di 17 anni ha iniziato lo studio della tromba. Un talento precoce il suo, che gli ha permesso, in soli quattro anni, di  diplomarsi presso il conservatorio “V. Bellini” di Palermo, nonché, successivamente, di frequentare con il massimo dei voti il corso di jazz presso l’Istituto “G. Verdi” di Milano. Dal 1996 al  2004 ha collaborato stabilmente con l’orchestra sinfonica di Milano suonando con artisti di fama internazionale, dopodiché si è dedicato totalmente alla musica jazz e alla composizione. Falzone, partendo da una formazione di base che comprende anche il rock e la classica, ama tantissimo sperimentare e confrontarsi con la scrittura; ha un rapporto davvero particolare, quasi simbiotico con la tromba, che paragona alla tavola dei colori di un pittore. Quando suona ama sorprendersi e sorprendere, creare miscellanee inaspettate, andando alla ricerca ogni giorno di nuove sfumature di suoni che gli permettano di raccontare in musica gli aspetti del quotidiano che più lo colpiscono. Musicista sempre in fermento creativo, alterna progetti in gruppo ad attività di solista. Ed è proprio un solo project  “Migrante”, creazione composta da tromba, voce, oggetti ed elettronica.

“Il migrante aperto e ben disposto si trasforma, si arricchisce di nuove esperienze, assorbe l’energia del luogo che lo accoglie donando in cambio la propria storia” così Falzone definisce la personalità del  protagonista di questo suo nuovo capitolo musicale. Colui che migra, quindi, ha in sé un mondo interiore  ricco di sapori, odori, immagini, ricordi. Giovanni ha sentito il desiderio di  rappresentare questo mosaico esistenziale in continuo mutamento in modo ancora una volta del tutto personale. Il suono acustico di origine della tromba, affiancato dalla voce stessa del musicista e da vari oggetti sonanti, è stato manipolato costantemente in tempo reale attraverso un utilizzo della strumentazione elettronica. Sono nate così nove composizioni raccolte nel disco “Migrante”, appena pubblicato da Maccalube Records, etichetta indipendente del trombettista. Lo stesso, dopo accurata riflessione, ha scelto che l’album non sia né scaricabile sui vari portali, né distribuito. “Chi vorrà acquistarlo, visto che siamo ormai “tutti connessi” potrà rivolgersi direttamente a me”, così informa Falzone direttamente dalla sua pagina artistica di facebook. Una  modalità non convenzionale che rivela il suo desiderio di  smarcarsi dai classici mezzi di fruizione moderna, per andare alla ricerca di un contatto diretto con chi segue la sua musica spinto da un interesse autentico. Il progetto, composto da così svariate tessiture sonore, acquista ancor più fascino nella sua dimensione dal vivo. In particolare, lo scorso 17 settembre “Migrante” ha fatto tappa alla prima edizione del Firenze Jazz Fringe Festival, manifestazione che ha avuto il suo cuore lungo le rive dell’Arno.

Guardare ed ascoltare il video realizzato durante la serata è stata un’esperienza emozionante fin dalle prime inquadrature…
E’ notte, le luci della città si specchiano suggestive nel fiume…  Falzone, che non sarà mai inquadrato in primo piano per tutta la durata delle  riprese, è solo, con la sua tromba, su quello che potremmo definire un “palco-zattera”.
Immediata si rinnova “la magia”… Non si accontenta di suonare lo strumento con impeccabile maestria, va sempre “oltre”, cosicché il suono prende vita…
Di base è dilatato, malinconico, struggente, ma a tratti acquista frammenti di ritmo, in un salendo  armonioso di note più acute che susseguendosi colpiscono intensamente…
E’ una melodia che cattura l’anima, intrisa di toccante nostalgia che smuove ricordi e forse anche rimpianti…
Scorrono così, in crescendo emotivo, più di dieci  minuti, alla fine dei quali la musica si fa profondamente greve, grazie all’introduzione di  affascinanti elementi elettronici, affiancati da quella che possiamo considerare, a tutti gli effetti, uno strumento aggiunto: la voce di Falzone. Egli, infatti, sperimentatore e ricercatore vocale come Demetrio Stratos, non emette mai parole, ma vibrazioni molto articolate, ora cavernose, ora acutissime, che si tendono fino a diventare un grido estremo.
Un grido che diventa il simbolo attraverso il quale un artista così profondamente immerso nella realtà del suo tempo, cerca di risvegliare le nostre coscienze conducendoci in un viaggio creativo e meditativo che superi qualsiasi confine per approdare alla consapevolezza che la vita è sempre in incessante divenire…

photo credits:
[01] Elia Attardo
[02] Giorgio Cottini

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