Niccolò Fabi – Diventi inventi (2017)

Postato il Aggiornato il

Articolo di ElleBi

Nel 1997 ero una giovane donna timida e insicura, nella musica cercavo  prima di tutto qualcuno che fosse in grado di esprimere  i pensieri che tenevo chiusi dentro.

quando perdo il senso e non mi sento niente
chiedo ai miei capelli di darmi la conferma che esisto
tento ogni giorno che vivo
di essere un uomo e non un cespuglio…

Impossibile non essere colpita da un testo ricco di riflessioni originali e autentiche come queste.
Così ho conosciuto Niccolò Fabi, che con la canzone “capelli” aveva vinto  proprio quell’anno il premio della critica nella sezione nuove proposte a Sanremo.
Da allora ho iniziato a seguirlo molto da vicino.
Ciò  che scrive mi appartiene, il suo “sentire” è costantemente simile al mio, al punto che non esito a definirlo  un “compagno dell’anima”,  pur non conoscendolo di persona.
Con naturalezza  si mette a nudo sia quando scrive del privato, che del sociale, trasmettendo sensazioni e sentimenti che da personali si fanno universali.

Ognuno può ritrovare un dettaglio della propria vita quando lo ascolta, un punto di vista che serve ad allargare gli orizzonti della mente e del cuore, facendo un po’ di luce anche nei giorni più bui.

“Giorno dopo giorno costruire sapendo rinunciare alla perfezione…
Capire che il dolore  si deve conservare, ma anche trasformare…
Imparare che non è mai troppo tardi per mettere le ali…
cercare una parola che fa il suo dovere, ma non aspettare il momento più conveniente per parlare…
Accogliere l’idea di non trattenere più nulla…”

Queste sono solo alcune delle preziose consapevolezze acquisite nel tempo anche grazie al confronto costruttivo con me stessa che si apre quando mi immergo nel mondo di “Nicc”.
Il suo è stato un crescendo di maturità personale e quindi artistica, che lo ha portato con gli album “Ecco”( del 2012 ) e “Una  somma di piccole cose” (del 2016) a vincere per due volte la targa Tenco come “album dell’anno”.
Oggi, la musica di Niccolò ha finalmente raggiunto anche un riscontro di pubblico che un cantautore del suo spessore merita.
Ora sta vivendo un passaggio importante, ricorrono 20 anni di carriera, che si prepara a festeggiare al meglio con il suo pubblico, dopodiché seguirà una meritata pausa, prima ditornare con nuovi progetti, ma nei tempi e nei modi che più si accordano alla sua natura. Il 13 ottobre uscirà quello che, con immancabile accento autoironico, lui definisce un “raccoltone celebrativo”.

Lo stesso, sarà composto da 2 CD, di cui il primo conterrà una selezione di canzoni scelte dal cantautore interamente risuonate e un inedito. Nel secondo disco si troveranno una serie di rarità musicali, tra cui demo, provini di pezzi rimasti nel cassetto in tutti questi anni e una traccia live molto speciale.
“Diventi inventi 1997 – 2017”, questo il titolo, verrà pubblicato anche in versione cofanetto, in edizione limitata acquistabile solo su Amazon, con  all’interno il doppio CD, un doppio LP in vinile (contenente i brani del primo CD), un 45 giri, un libro-intervista inedito e un CD Live che raccoglierà una selezione di tracce registrate durante l’ultimo tour estivo, che si chiuderà il 26 novembre con il concerto di Roma al Pala Lottomatica.

“Più che una canzone è un ponte”, così Niccolò ha presentato il video che Valentina Pozzi ha fatto di “Diventi inventi”, che da progetto musicale è approdato ad essere anche l’unico singolo inedito scritto negli ultimi mesi.
Le immagini, nelle quali spicca la fotografia particolarmente curata, regalano fin dai primi istanti la bellezza della natura in divenire.
La giornata è soleggiata, siamo in aperta campagna, scorrono sullo schermo distese di campi coltivati, prati, alberi, un casolare, i resti diroccati di una costruzione.
Le note, energiche, si susseguono con ritmo cadenzato e vagamente folk, addolcite da un sussurro di voci in coro.
L’inquadratura cambia, focalizzata su un bosco; in lontananza vedo camminare un uomo che incede un poco incerto a causa dell’età.
Davvero suggestivo lo stacco e la ripresa in primo piano, al ralenti, dei suoi passi. Colgo un particolare interessante: indossa scarpe marroni classiche, ma i pantaloni sono sportivi, a quadrettoni scuri.
Di lui, che procede con portamento elegante, distinto, intravedo solo il profilo del viso.
Di nuovo un primo piano, che questa volta indugia sui suoi occhi, mostrandomi uno sguardo rugoso e denso di tristezza (un vissuto che probabilmente “ è stato un viaggio fino al centro della vita, fino al male che fa male“).

Cambio emozionale: l’uomo viene ripreso mentre si gode il fumo della sua pipa, poi si scioglie in un ampio sorriso alla vista di una foto di famiglia e infine sfoglia con cura le pagine di un libro.
Ha anche modo di fermarsi a raccogliere una noce, scoprirne il guscio sfogliandolo con gesti misurati, per poi portarselo alle labbra ed assaporarne il gusto (piccoli gesti che forse rivelano “la ricerca di piacersi”).
Quanta luce, quanta vita filtra fra quei rami quando l’anziano si inoltra nuovamente nel bosco, con una serena consapevolezza sul volto (“puntare all’orizzonte, avendo i desideri chiaramente scritti in faccia“).
Nel finale, quegli alberi che scorrono infiniti, inquadrati dal basso verso l’alto, catturano con vero piacere il mio sguardo. L’uomo intanto procede sul sentiero con passo che si fa più deciso, quasi spedito. Il percorso che resta da fare è delineato precisamente dai due filari di piante, ma quel suono di chitarra che irrompe distorto, mentre la figura umana scompare dalla mia vista, mi induce a comprendere, una volta di più, che il “nostro viaggio” si può interrompere bruscamente in qualsiasi momento.

Fare assomigliare la tua vita ai desideri
e ricordarsi di essere sinceri

In chiusura, queste parole declinate per più di un minuto da Niccolò come un mantra, ricorrendo a tutte le sfumature di voce, credo siano il miglior saluto che ci poteva lasciare.
Un invito a rimanere coerenti e consapevoli in attesa di ritrovarci per condividere intense, inaspettate emozioni…

Diventi inventi
È stato un viaggio interstellare
Fino al centro della vita
Fino al male che fa male
La ricerca più ostinata
Di quel bene esistenziale
Che è cercare di piacersi
E di riuscire a fare in tempo
Io ci sono stato attento
Ho provato a starci attento
Diventi inventi anni vado a capo
Chiudo gli occhi e prendo fiato
Che mi bruciano le spalle
Per tutti i fuochi che ho acceso e poi
E poi dimenticato
Che non era per scaldarsi
Ma per prendersi una luce
Puntare all’orizzonte
Avere i desideri
Chiaramente scritti in fronte
Mamma mia sono vent’anni
Mi son distratto e son passati
Ma i bilanci e le bilance lasciamoli pure
Ai nutrizionisti e alla pagine del Sole
Non mi misurare
Non mi calcolare
Sono un’opinione
Sono un numero irreale
Il mio capitale vale solo mille vele
Basta un po’ di vento e mi prendo tutto il mare
E naufragare
Ma è stato un viaggio interstellare
Fino al centro della vita
Fino al male che fa male
La ricerca più ostinata
Di quel bene esistenziale
Che è cercare di piacersi
E di riuscire a fare in tempo
Io ci sono stato attento
Ho provato a starci attento
Fare assomigliare la tua vita ai desideri
E ricordarsi di essere sinceri…

 

 

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