Giorgieness – Siamo tutti stanchi (Woodworm label, 2017)

Postato il Aggiornato il

Articolo di Giovanni Carfì

Secondo album per la band capitanata da Giorgia D’Eraclea; dopo il precedente “La giusta distanza” e i lunghi km percorsi per la promozione dello stesso, eccoli tornati.
Nonostante la stanchezza, tipica del ritorno a casa dopo una vacanza, dove ci si sente più  affaticati di prima, Giorgia e compagni trovano il modo e la voglia di realizzare il “temutissimo” secondo disco, relegando la sensazione di spossatezza al titolo.

Il primo lavoro era di certo più immediato, viscerale, urlato, il classico bisogno di farsi sentire e di esprimersi, tipico della giovane età della cantante, nonché autrice dei testi; tant’è, non vedevo l’ora di schiacciare “play” ed eccoci ad ascoltarne una naturale evoluzione, dove luci ed ombre si alternano tra loro. Questo perché la ricerca sonora di alcuni brani prevale rispetto ad altri. Ciononostante mi sono ritrovato spesso a premere “repeat”, perché le ombre si muovono e si trasformano a seconda della luce che proietta le sagome.
“Avete tutti ragione”, è il pezzo perfetto per descrivere il nuovo mood di alcuni brani: cadenzati, come passi pesanti nel buio di un corridoio, dove troviamo la voce di Giorgia che a tre centimetri dalle nostre orecchie, ci urla e sussurra, facendoci inciampare sul tappeto d’ingresso, dove ci sveglieremo l’indomani, senza un perché.
Suona qualche sveglia, una porta chiudendosi ci desta, una luce troppo forte per le nostre pupille pigre, ci trascina in quello che è stato scelto come singolo per un divertente video, dal titolo “Calamite”. Qui l’animo rock si fonde con una venatura pop, che poco dolcemente ci accompagna a far colazione, raccontandoci di questa particolare “attrazione per i guai”; piacevole la ricerca sonora e il finale che sfuma verso il brano successivo.

In un graduale crescendo, incontriamo il primo singolo ufficiale, il cui titolo non poteva essere altro, con quel “Dimmi, dimmi, dimmi” che si deposita e nasconde tra le note del pianoforte, ideale per creare aperture e cambiare l’atmosfera emotiva del pezzo. Ora siamo svegli, tornano in “Vecchi”, i testi personali, rivolti ad un ascoltatore, colpevole o complice non importa, dove batteria e chitarre seguono da vicino e sostengono, i flussi di coscienza oltre la voce.
La parte centrale viene un po’ meno, possiamo tranquillamente distrarci, canticchiare sotto la doccia, mentre le tematiche di “convivenze e magliette troppo strette”, assumono un tono accusatorio e sarcastico, forse non troppo indispensabile. Tolta la patina di umidità dallo specchio, ci guardiamo e vediamo il nostro viso riflesso, che finge rispetto alla sera precedente. Nonostante la staticità denunciata nel brano “Controllo”, ondeggiamo al ritmo di cassa, rullante, cassa-cassa, rullante, torniamo a sentire le voci intorno alla nostra testa, forse è il momento di una sigaretta per tranquillizzarci. “Fotocamera” ci aiuta in questo, inspiriamo il fumo ed espiriamo lentamente, chiudendo gli occhi e cercando di fare qualche cerchio. Intanto segue il classico connubio voce e sei corde, molto vicino agli esordi, al racconto diretto e intimo senza troppi effetti. La chitarra ci regala così, quella sensazione piacevole e accogliente, nel frattempo la sigaretta è terminata e suonano alla porta distraendoci.

Guardiamo attraverso lo spioncino, non vediamo nessuno, in realtà è “Mya” l’ultimo pezzo, che è tutt’altro rispetto alla posizione dedicatagli; ce ne rendiamo conto presto, aprendo la porta, e trovandoci faccia a faccia con noi stessi. Ecco nuovamente quella pesantezza, quei passi lenti, la luce cambia nella stanza e camminiamo all’indietro. Davanti a noi, c’è un indice inquisitorio, puntato dritto verso il nostro petto dove, in una sorta di mea culpa, non possiamo far altro che riflettere e arretrare; ora puntiamo i piedi, riacquistiamo fermezza e lucidità. Apriamo la bocca e torna la luce; le ombre escono, rimane solo il suono sordo della porta che si chiude, lasciandoci spiazzati in mezzo al salone. Un raggio di luce ci scalda il viso, una piccola foglia rossa, segue il suo destino autunnale, cadendo a terra in silenzio senza far rumore.
Un disco da ascoltare, in cui il lavoro e l’impegno sono da riconoscere, dove possiamo far affidamento sulla voce e la capacità di urlare il proprio sentire.

Tracklist:
01 Avete tutti ragione
02 Calamite
03 Dimmi dimmi dimmi
04 Vecchi
05 Essere te
06 Che cosa resta
07 Controllo
08 Fotocamera
09 Umana
10 Mya

 

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