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Woodworm

Giorgieness – Siamo tutti stanchi (Woodworm label, 2017)

Articolo di Giovanni Carfì

Secondo album per la band capitanata da Giorgia D’Eraclea; dopo il precedente “La giusta distanza” e i lunghi km percorsi per la promozione dello stesso, eccoli tornati.
Nonostante la stanchezza, tipica del ritorno a casa dopo una vacanza, dove ci si sente più  affaticati di prima, Giorgia e compagni trovano il modo e la voglia di realizzare il “temutissimo” secondo disco, relegando la sensazione di spossatezza al titolo.

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Angela Baraldi – Tornano sempre (Woodworm, 2017)

 

Articolo di Luca Franceschini.

Negli ultimi anni Angela Baraldi si è occupata soprattutto di impreziosire con la sua voce progetti di altri artisti. Dalle collaborazioni con Giorgio Canali (il duetto su “La solita tempesta” nell’ultimo disco in studio del cantautore emiliano, nonché il tributo ai JoyDivision che i due portano in giro ormai da diverso tempo) a quelle con Massimo Zamboni relative al repertorio dei C.S.I, sfociate più recentemente in “Breviario partigiano”, il prodotto che ha riportato in vita la storica formazione, pur senza Giovanni Lindo Ferretti alla voce, e sotto il monicker di Post C.S.I.

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Edda – Graziosa utopia (Woodworm, 2017)

Articolo di Eleonora Montesanti

Tutte le volte che esce un disco di Edda inizio le mie recensioni allo stesso modo: tutte le volte che esce un disco di Edda ci si ritrova a dire che è il suo capolavoro. Dopo l’intimo e distorto Semper Biot (2009), il crudo e fragile Odio i vivi (2012) e lo spietato e sincero Stavolta come mi ammazzerai (2014), anche il nuovissimo Graziosa utopia non è da meno. Si potrebbe dire, dunque, che ogni disco di Edda è un regalo. Sia per noi, sia soprattutto per lui stesso. Soprattutto nel caso di quest’ultima uscita Edda ce la mette davvero tutta per trovare un filo conduttore in un utopico ottimismo: fattela passare, è questo il messaggio che l’artista milanese ci tiene a far rimbalzare sui disagi, sulle paranoie e sulle paure di cui è colma la quotidianità.
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Alessandro Fiori – Plancton (Woodworm, 2016)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Il fulcro di Plancton, il nuovo lavoro di Alessandro Fiori, sta tutto concentrato nel non-ritornello del primo brano, Aaron: il sole rimane dietro. Nelle dieci tracce che compongono il disco, infatti, si parla principalmente di oscurità, di stasi, di passività, di morte perennemente incombente e lo si fa con toni ipnotici, ossessivi, quasi morbosi.

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Giorgio Canali e Rossofuoco – Perle per porci (Woodworm, 2016)

giorgio canali - perle per porci

Articolo di Luca Franceschini.

Esattamente tre anni fa intervistavo Giorgio Canali a Legnano e alla domanda se sarebbe mai uscito un nuovo album in tempi brevi, mi rispose che proprio la settimana successiva si sarebbe trovato assieme ai Rossofuoco per cercare di assemblare nuovo materiale.
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Scisma – Mr. Newman (Woodworm, 2015)

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Articolo di Luca Franceschini.

Gli Scisma, nel panorama rock alternativo italiano, sono stati il classico gruppo che ha sprigionato una fiammata potente e luminosa ma altrettanto breve.
Due dischi in due anni, tra 1997 e 1999, autentiche pietre miliari di un sound che proveniva chiaramente da tutto ciò che si combinava oltreoceano in quei movimentati anni ’90 ma che era nello stesso tempo pronto a traghettarsi nel nuovo millennio.
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Sycamore Age – Perfect laughter (Santeria/Woodworm, 2015)

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Articolo di Luca Franceschini.

Il sicomoro è l’albero su cui, stando a quanto si racconta nel Vangelo, Zaccheo salì per vedere Gesù che passava e da cui fu poi invitato a cena dal diretto interessato. Ma è anche l’albero sotto cui il Romeo di Shakespeare piange il suo amore per Giulietta all’inizio della celebre tragedia dell’autore inglese.
Per dire che non stiamo parlando di una pianta qualunque. Ora, che cosa sia esattamente “l’età del sicomoro” non saprei proprio ma è indubbio che come nome per un gruppo non suona poi così male.

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Paolo Benvegnù – Earth hotel (Woodworm, 2014)

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Articolo di Luca Franceschini.

Devo confessare la verità: non avevo tutta questa fretta di ascoltarlo, questo “Earth Hotel”. Paolo Benvegnù è semplicemente uno degli artisti più grandi che abbiamo oggi in Italia ed “Hermann”, il suo lavoro precedente, era stato uno di quei dischi che dopo un po’ non ero più riuscito ad ascoltare. Perché troppo bello, mica per altro.
Per esperienza, quando succede così, è difficile che il parto successivo sia all’altezza. Due capolavori di fila non sono cosa da riuscire tutti i giorni, nemmeno se sei uno che, finora, non ha mai fatto passi falsi.

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Fast Animals and Slow kids – Alaska (Woodworm – 2014)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Alaska.

Un’opera in tre atti.

 

Overture.
L’opera si apre con un tappeto sonoro cupo, freddo, color ghiaccio, accompagnato da poche parole ripetute ciclicamente –  scusa, mi lascio andare un po’, ora, dopo ritornerò – urlate da una voce graffiante, ma spezzata, intrappolata e testarda come una mosca che sbatte continuamente contro a un vetro.

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