Angela Baraldi – Tornano sempre (Woodworm, 2017)

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Articolo di Luca Franceschini.

Negli ultimi anni Angela Baraldi si è occupata soprattutto di impreziosire con la sua voce progetti di altri artisti. Dalle collaborazioni con Giorgio Canali (il duetto su “La solita tempesta” nell’ultimo disco in studio del cantautore emiliano, nonché il tributo ai JoyDivision che i due portano in giro ormai da diverso tempo) a quelle con Massimo Zamboni relative al repertorio dei C.S.I, sfociate più recentemente in “Breviario partigiano”, il prodotto che ha riportato in vita la storica formazione, pur senza Giovanni Lindo Ferretti alla voce, e sotto il monicker di Post C.S.I.

Sono passati ben 14 anni dall’ultimo album di canzoni inedite registrato a suo nome. Effettivamente avevamo un po’ perso la speranza che la Baraldi tornasse a lavorare sul proprio repertorio.
Invece, dopo una gestazione di cinque e passa anni, ecco arrivare “Tornano sempre”, che ce la restituisce più in forma che mai, come se tutti questi anni non fossero davvero passati.

Cominciamo col dire che si tratta di un disco corale: non a caso i nomi dei musicisti che hanno contribuito a realizzarlo sono scritti direttamente in copertina, solo un po’ più in piccolo rispetto a quello dell’autrice. Non una vera e propria band, dunque, ma un team di amici e collaboratori che ha estratto i dieci brani che compongono questo lavoro, a partire da un’unica lunghissima Jam session; un modo di comporre che sembrerebbe superato oggi, dopo tutta l’overdose di computer, Pro Tools e aggeggi vari.
Giorgio Canali e Stewie Dal Col sono da tempo una coppia molto affiatata, suonano assieme nei Rossofuoco, la backing band di Canali, mentre Vittoria Burattini, storica batterista dei Massimo Volume e uno dei musicisti più originali e preparati che abbiamo in Italia, aveva già suonato con la Baraldi in uno dei suoi album precedenti, “Baraldi lubrificanti”, del 1996.
Se aggiungiamo che del missaggio si  è occupato Gianni Maroccolo, avremo un’ulteriore indicazione del fatto che si tratti di un lavoro concepito con grandi aspettative e ambizioni.
Che non sono state affatto tradite, occorre dirlo subito.

“Tornano sempre” è un lavoro che vive su atmosfere malinconiche, dimesse e decadenti, a partire dall’iniziale “Michimaus”, che contiene anche diverse suggestioni cantautorali, specie nell’ottimo ritornello.
È un viaggio oscuro, con gli intrecci della chitarra, dell’acustica e del piano elettrico, che si trascinano come in un loop contribuendo a creare una sensazione di smarrimento e insieme di nostalgia.
La successiva “Josephine”, con le sue robuste ritmiche rock e l’andamento che contiene più di una reminiscenza del classico “Not Fade Away”, rimane forse un po’ fuori posto, all’interno di un lavoro incentrato su tutt’altre sonorità e intenzioni. Resta comunque un pezzo efficace, pur nella sua linearità e, oserei dire, scontatezza. Più interessante è il testo, dedicato a Josephine Baker, famosa ballerina di colore degli anni Trenta, figura importantissima all’interno del processo di emancipazione dei neri nel Vecchio continente.

La titletrack è davvero affascinante, sostenuta com’è dal piano elettrico e da una ritmica leggera, ma incalzante; si apre leggermente nel ritornello e, in generale, ha il solito tono crepuscolare che permea l’intero lavoro.
Cosa c’è alla fine di una giornata di lavoro? Tornare alla propria squallida e monotona quotidianità è una liberazione, oppure è più liberatorio andarsene nella notte in cerca di nuove suggestioni? Sono questi gli interrogativi che sembrano essere al centro del testo, e non è ben chiaro quale sia la risposta.
“Uomouovo” è invece un mantra ossessivo col feedback della Chitarra di Canali a creare insistenza e drammaticità. Ricorda molto i CSI nella strofa, il ritornello invece è anthemico ed ideale per essere cantato dal vivo, anche se l’accompagnamento strumentale rimane sempre piuttosto discreto.

“Hollywood Babilonia” è indubbiamente il pezzo più importante del disco, il suo vero fulcro e non a caso è sistemato al centro. Musicalmente poco varia ma intensissima, sempre in costante tensione, è una ballata scura dove si respira in più di un’occasione lo spettro delle grandi ed epiche composizioni di Lou Reed (“Street Hassle” e “The Bells” soprattutto). Liriche molto potenti e ottimamente scritte, che cercano di penetrare l’apparenza scintillante del mondo di Hollywood, andando a scoperchiare il marcio e la tragedia che vi si nasconde, attraverso l’evocazione di personaggi reali (come l’attore Christopher Reeve) e cinematografici (Lolita o Peter Pan). Sullo sfondo, l’amara constatazione che ciò che scorre sullo schermo è solo un inutile tentativo di mascherare la disperazione che permea inevitabilmente ogni aspetto della realtà: “Vita bugiarda, sei tu che guardi il vuoto o è il vuoto che ti guarda?” è la domanda che aleggia prepotente nel ritornello.
Bella anche la coda finale, con un violino che impreziosisce l’atmosfera e le dona un maggior tocco di urgenza. Un brano magnifico, il frutto migliore del lavoro di questo team creativo.

“Sono felice” segna il ritorno di Canali al repertorio di Macromeo, dopo che già ne aveva coverizzato “Tutto è così semplice”, nel suo recente “Perle per porci”. Questa versione costituisce un bell’intermezzo solare, quasi punk nell’attitudine, utile per respirare dopo la tensione dei precedenti brani.
“Tutti a casa” sembra uscita di peso dal songbook di Canali (non avrebbe sfigurato su “Tutti contro tutti” o “Rojo”). Il testo è di denuncia, simbolico, rabbioso, con sullo sfondo la figura di Federico Aldovrandi, il ragazzo ferrarese morto nel 2005 in circostanze ancora misteriose e al centro di un drammatico caso giudiziario.
“Chiudimi gli occhi” è ipnotica, con il basso puntellato da una chitarra che fraseggia in modo discreto, ed un cantato ancora una volta salmodiante della Baraldi. Bello il crescendo con la deflagrazione elettrica del finale, un momento in cui Canali e Dal Col decidono di lanciarsi a briglie sciolte.

Gli ultimi due brani proseguono il discorso iniziato senza aggiungere nulla di nuovo, ma risultano lo stesso gradevoli: “1000 poeti” è a metà tra il Canali più riflessivo e i CSI più immediati, mentre “Immobili” rappresenta una chiusura in punta di piedi, quasi eterea nella sua malinconia.
“Tornano sempre” è probabilmente il disco che ci saremmo aspettati da Angela Baraldi per il ritorno come autrice. Il lungo sodalizio con i suoi musicisti ha generato un affiatamento e un’intesa che hanno senza dubbio giovato a queste dieci canzoni. Un album musicalmente semplice, ma non privo di sussulti, disseminato qua e là di finezze musicali notevoli.
La aspettavamo dal vivo, ma nel frattempo ci auguriamo anche che qualcuno pensi a ristampare i vecchi lavori, ormai del tutto introvabili. Sarebbe una bella occasione soprattutto per i più giovani, di conoscere più da vicino una delle esponenti più interessanti del nostro universo musicale.

Tracklist:
01. Michimaus
02. Josephine
03. Tornano sempre
04. Uomouovo
05. Hollywood Babilonia
06. Sono felice
07. Tutti a casa
08. Chiudimi gli occhi
09. Mille poeti
10. Immobili

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Un pensiero riguardo “Angela Baraldi – Tornano sempre (Woodworm, 2017)

    […] c’è anche Angela Baraldi, sua compagna d’etichetta, che ha appena pubblicato l’ottimo “Tornano sempre”, il suo come back da solista dopo che per 16 anni era stata impegnata in altri progetti. È […]

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