Chiara Giacobbe Chamber Folk Band – Lionheart (Sciopero Records, 2017)

Postato il Aggiornato il

Articolo di Roberto Bianchi

Chiara Giacobbe è una versatile musicista cresciuta con una preparazione classica e laureata al Conservatorio di Alessandria, suona con grande qualità violino e harmonium, scrive canzoni e canta bene. Professionalmente può vantare collaborazioni con artisti di spicco tra cui Paolo Bonfanti, Lowlands, Mandolin’ Brothers, Gnola Blues Band, Yo Yo Mundi, Will T. Massey e Richard Lindgren.

Chamber Folk Band è formata da Marco Rovino, chitarra elettrica e acustica, Rino Garzia, basso e contrabbasso, Luca Bertolini alla chitarra acustica, Daniele Negro e Andrea Chiellini che si alternano alla batteria.

Lionheart, un album di pregevole fattura che avvolge l’ascoltatore con suoni coinvolgenti e inaspettati. Siamo al cospetto di un disco elettrico, che racchiude una matrice profondamente rock, sapientemente affiancata da riuscite ballate d’autore, richiami folk e influenze classiche.  Il violino è il grande protagonista, non come presenza invadente ma piuttosto come catalizzatore di suoni, creatore di armonie e voce musicale: è il prezioso anello di giunzione in grado di duettare con tutti gli strumenti della Chamber Folk Band, talvolta in penombra, spesso fonte di limpidi raggi di sole.

I testi sono tutti in inglese, scritti a quattro mani con Silvia Delle Piane, poetessa italo-inglese; unica eccezione No More Blues che porta la firma di Paola Di Pietro. Le liriche racchiudono emozioni pure: le delusioni, le speranze, la gioia, il dolore, i sogni e l’Amore sono analizzati e descritti con grande determinazione, grinta e coraggio: la Donna è il comune denominatore di ogni traccia.

Leonheart è un piccolo capolavoro che mette in evidenza la determinazione e la coerenza dell’artista. Musicalmente mi riporta alla mente sonorità care a Lou Reed, ma è semplice evocazione perché questo disco trasuda di personalità. L’arrangiamento è ricco: violino, armonium e chitarre si intrecciano con la voce di Chiara, che è uno strumento aggiunto. Riff taglienti, melodie accattivanti e un sostegno ritmico da parte di Rino Garzia e Andrea Chiellini che lascia un segno profondo. Ascoltare per credere!

Let You Breathe è una rock-song ben strutturata e di grande presa, da segnalare l’incisivo drumming di Daniele Negro. No More Blue è una ballata con il violino e la pedal steel guitar di Paolo Ercoli in bella evidenza; in primo piano la forza di andare avanti, non essere più triste. La classicheggiante e melodica Pet Lion introduce Particle Physics, altra pregevole ballata impreziosita dal suono della cornamusa di Simone Lombardo: molto interessante l’intreccio tra strumenti acustici ed elettrici con la finalità d’idealizzare il difficile equilibrio tra razionalità e sentimento. Alice, ragazza intrappolata in mondo di meraviglie infelici vorrebbe svegliarsi, nel frattempo l’ascoltatore apprezza le crescenti melodie sonore della canzone sapientemente arrangiate dalla band. Il lato oscuro del sentimento è narrato in No Place To Hide, ritmico brano dall’andamento ipnotico, ossessivo: riff taglienti, drumming preciso e ancora violino e voce protagonisti. High Fidelity è una cavalcata musicale dove la chitarra e il violino si rincorrono, si sfidano, duellano in un confronto impari. Il basso di Rino Garzia è protagonista assoluto in I Can’t Get Over You, non un semplice strumento di collegamento, ma un sagace creatore di armonie, che sono assecondate dalla versatile voce di Chiara e dagli altri strumenti: grande rock.

Blessed Me è il momento che più richiama il folk-rock inglese degli anni ‘70, quello del miglior Cat Stevens per intenderci. È una delicata ballata a due voci, con la presenza di Enrico Cipollini, che suona anche la chitarra acustica: una dichiarazione d’amore bidirezionale con una struttura raffinata.

My Mexico è un brano strumentale molto classicheggiante, già presente nella prima incisione di Chiara, Ready To Go, un EP di sei brani a tiratura limitata con suoni acustici. Questa rivisitazione, arricchita dagli strumenti della band è molto evocativa e trasognante, ma forse un po’ slegata dal resto del disco.

Song For M. arricchita dalla limpida chitarra di Paolo Bonfanti, un’altra riuscita ballata con una precisa identità e una bellissima melodia sostenuta da un giro di basso inebriante. In coda c’è la bonus-track Like a Light (In The Darkness), omaggio acustico molto intimista: nel brano Chiara suona la chitarra acustica, affiancata da Paolo Enrico Archetti Maestri al bouzuki e Dario Mecca Aleina al metallofono.

La ragazza dai capelli turchini ha tra le mani un magico archetto che ha saputo utilizzare con grande maestria, regalandoci un ottimo disco! Cosa aggiungere? Non ci resta che ascoltarla dal vivo!

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