Filippo Gatti – La testa e il cuore (Lapidarie Incisioni, 2017)

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Articolo di Simone Nicastro

Gli addetti ai lavori e quel tipo di pubblico che ha una certa sensibilità musicale e un po’ di cultura storica è a conoscenza di quanto Riccardo Sinigallia abbia ricevuto molto poco rispetto al suo talento e alla sua produzione discografica (in un certo senso fa ancora più specie rispetto ai successi che invece ha ottenuto come produttore artistico).

Amico e compare in diverse occasioni Filippo Gatti ha in qualche modo ricalcato lo stesso cammino di Sinigallia: anche lui della scena romana di inizio anni 90 è stato fondatore degli Elettrojoyce, una band che per il sottoscritto ha rappresentato un piccolo miracolo di equilibrio tra rock, elementi elettronici e ispirazione cantautorale. Tre album di cui il secondo, dal titolo omonimo della band, è sicuramente inseribile tra la lunga lista di dischi eccezionali di un decennio indimenticabile.
Come è facilmente intuibile ho continuato a seguire con molta attenzione Filippo Gatti anche nella sua carriera solista che da inizi 2000 ha contato purtroppo solo tre uscite: “Tutto sta per cambiare”, un esempio sublime di densità testuale immerso in un minimalismo acustic/digitale, “Il pilota e la cameriera”, un lavoro questa volta su sonorità più folk rock ma non meno intenso nelle idee raccontate, e infine l’appena edito “La testa e il cuore”.
E ancora una volta l’autore romano, di adozione maremmano, ha fatto centro realizzando un album di alto spessore contenutistico, splendidamente arrangiato e da ascoltare, senza alcuna fatica, tutto d’un fiato.
“Gli accordi di Leonardo” è un breve incipit cristallino sorretto solamente da una chitarra classica, l’inconfondibile voce e una tastiera “marina”; con “Il Re di Lampedusa” l’atmosfera si fa più cupa grazie all’incedere del pianoforte e della chitarra elettrica dove si fanno pian piano spazio una batteria cadenzata, voci campionate, gli archi intrecciati al synth e il tutto infine concentrato in una coda finale lisergica.
L’intero disco si muove su queste coordinate: arrangiamenti acustici irrorati da inserti elettronici e parti cameristiche dove Filippo Gatti srotola con la sua consueta profondità sprazzi di poesia narrativa, accenni al quotidiano e al vissuto personale, riflessioni allo stesso tempo criptiche e illuminanti.
“Amore perdonami”, dolcissima dedica (avvolta nelle scuse) alla moglie, la meravigliosa “I tuoi si sono scale al buio”, dalla costruzione ritmica/melodica irresistibile e “Il Maestro e Margherita”, definita dallo stesso autore come “un brano pop progressive che inventa un diavolo simpatico”.
Gatti inserisce in scaletta anche due intermezzi strumentali, “2 animali” e “Epifania in un mercato di Dublino”, dalle atmosfere naturalistiche, ma è con “Da soli non si può stare” e “Le sirene e le stelle” che l’artista assesta ulteriori colpi di bravura, veramente ammirevoli, accentuando l’elettricità e l’incedere rock nella prima e infondendo un lirismo “world” nella seconda.
La chiusura infine è nella candida e bellissima classicità di “Uh! La rivoluzione” che fa da contraltare speculare all’iniziale “Gli accordi di Leonardo” e lascia l’ascoltatore con un ultimo e emozionante brivido per la rivoluzione auspicata.
Credo sia lapalissiano il mio invito ad ascoltare e scoprire, per chi non lo conoscesse, questo autore sempre prezioso nella sua arte, perennemente schivo e tra i più bravi interpreti di una scuola pop cantautorale romana che ha visto negli anni accreditarsi presso il grande pubblico alcune delle sue luci più intense ma decisamente non tutte quelle più meritevoli e interessanti, proprio come Filippo Gatti.

Tracklist
01. Gli accordi di Leonardo
02. Il re di Lampedusa
03. Amore perdonami
04. 2 Animali
05. I tuoi si sono scale al buio
06. Il Maestro e Margherita
07. Da soli non si può stare
08. Le Sirene e le Stelle
09. Epifania in un mercato di Dublino
10. Uh! La rivoluzione

 


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