“Contemporaneamente insieme”: Dente e Catalano sotto l’occhio di Lodo Guenzi – L’intervista per metà a Guido Catalano.

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Articolo di Iolanda Raffaele

In occasione del tour nazionale “Contemporaneamente Insieme” partito da Saluzzo il 20 gennaio, che vedrà Dente e Guido Catalano insieme, sotto la guida di Lodo Guenzi, e dell’attesa tappa calabrese del 25 gennaio alle Officine Sonore di Catanzaro Lido, Guido Catalano ha accettato di intrattenersi in questa piacevole intervista.
Per l’occasione è da solo ma è un solo che vale doppio, quindi, buona lettura.

Un poeta e scrittore ed un cantautore originale e di talento si uniscono e nasce “Contemporaneamente insieme”. Al di là delle definizioni da comunicato stampa e da copertina, parlaci un pò di questo progetto e di cosa troveremo dentro?
Questo è proprio un progetto in cui un cantautore e un poeta, che si conoscono un po’di tempo fa, si stanno molto simpatici e capiscono che hanno qualcosa in comune anche a livello artistico.
Dopo esserci conosciuti ed aver fatto qualcosa insieme, tipo essere stati ospiti ognuno ai nostri rispettivi spettacoli, abbiamo deciso che sarebbe stato bello fare qualcosa di più complesso: unire le mie poesie alle canzoni di Dente.
Non è solo, quindi, uno spettacolo di semplice poesia e canzone, ma uno spettacolo in cui succedono molte cose come ad esempio alcune poesie diventano canzoni, le canzoni diventano poesie.
A prescindere dai nostri cavalli di battaglia, io e Dente ci rivolgiamo e parliamo molto d’amore, che è il tema che prediligiamo e lo facciamo in una maniera piuttosto ironica e nel mio caso addirittura comica.
Una delle cose che mi piace di Dente è che parla molto di amore, ma ne parla in maniera intelligente, a volte ironica e surreale.
Ci saranno molte cose, ci sarà un rapporto particolare con il pubblico ed un’interazione con esso in un momento specifico. Succederanno insomma le cose che succedono di solito nei nostri spettacoli, faremo le nostre poesie e le nostre canzoni, ma abbiamo mischiato e mischieremo un po’ le carte.

Perché la scelta su Dente e in che occasione vi siete conosciuti ed è nata questa sinergia, dal momento che tante volte è difficile trovare un corrispettivo nel mondo della musica rispetto a chi scrive o comunque si dedica ad altro?
Ho sempre prediletto i musicisti più dei poeti e degli scrittori. Da tanti anni collaboro con musicisti e cantautori.
Dente lo conoscevo da anni o meglio ascoltavo le sue canzoni e mi piacevano. Ci siamo conosciuti in maniera molto naturale, io una volta sono andato a vedere un suo concerto a Torino, che è la mia città, lui è venuto a vedere un mio reading.
Ci siamo conosciuti e ci siamo stati simpatici, da quel momento in poi ci siamo mantenuti in contatto e ci siamo anche invitati negli spettacoli, siamo stati ospiti l’uno dell’altro e lì abbiamo capito che funzionavamo anche sul palco insieme.
Non solo ci stavamo simpatici, non solo pensavamo di avere delle cose in comune a livello artistico, ma avevamo capito che le mie poesie e le sue canzoni sul palco funzionavano, quindi, abbiamo deciso di fare qualcosa insieme di più elaborato.

E’ abbastanza particolare l’unione perché siete due personaggi complementari. Tu hai un lato più comico, Dente sembra più serioso. In questi casi come è possibile riuscire ad armonizzare due anime senza che si scontrino?
La verità è che io ho scoperto che Dente ha un animo comico potentissimo, ha un lato comico forte dentro di sé che, tra l’altro, in questo spettacolo viene fuori molto di più che in un suo concerto tipico, perciò, per me non è stato assolutamente difficile avvicinare il mio animo comico al suo e nello spettacolo si nota molto. Ci divertiamo molto anche fuori dal palco, sono tre mesi che ci vediamo spesso a fare le prove e ci si diverte.

In un’intervista a Web Notte dici “Non scrivere poesie, se ti viene fai altro; non fare amicizia con i poeti perché non esistono e fare amicizia con chi non esiste è sinonimo di follia”. Chi è il poeta oggi secondo te e chi sono i folli?
In questo momento storico in Italia la poesia vive un periodo felice con tantissimi poeti e grazie anche ad internet ce ne sono tanti.
La citazione è un decalogo scherzoso in cui si prendono in giro i poeti, perché loro a volte si prendono troppo sul serio, invece io credo che bisogna fare le cose seriamente ma non prendersi troppo sul serio.
L’autoironia è importante, nello spettacolo leggerò questo decalogo insieme ad una canzone inedita di Dente, che a sua volta prende in giro i poeti e, quindi, prendiamo in giro anche noi stessi.
Chi è il poeta oggi non saprei, i folli invece sono quelli che si prendono troppo sul serio, che non capiscono che è un gioco, un gioco molto serio, come spesso accade ai giochi, ma appunto non bisogna prendersi sul serio.

Fare le cose seriamente quindi, ma senza prendersi sul serio e senza tra l’altro cadere nella banalità e rasentare la pesantezza. Come è stato possibile per voi? Che tipo di errori avete cercato di evitare per raggiungere questo obiettivo e realizzare questo progetto, che si prospetta molto simpatico, e che soluzioni avete voluto sperimentare?
Abbiamo cercato di evitare il rischio legato ad uno spettacolo del genere cioè di fare un contenitore dove c’è alternanza di poesia e canzone, dal momento che sarebbe stato come raddoppiare il nostro spettacolo tipico.
Abbiamo, perciò, pensato di inventarci cose nuove e fare in modo che il pubblico veda Dente e Guido Catalano che fanno i loro cavalli di battaglia, ma anche qualcosa di nuovo.
Ci siamo messi in gioco, ad esempio io ho fatto delle cose che non ho mai fatto come imparare a memoria delle cose. Ci sono dei momenti di improvvisazione tra di noi, che è un’altra cosa che mi ha sempre spaventato abbastanza, e poi c’è l’interazione con il pubblico, a cui chiederemo di fare un’azione poetica abbastanza importante e speriamo che funzioni. La cosa che non volevamo fare era creare semplicemente un duo poesia – canzone, canzone – poesia, ma volevamo scherzare e divertirci sul palco.

Non è teatro canzone, non è poesia, non è workshop, non è una rappresentazione scenica,quindi questo incontro tra musica e parole come lo definisci?
Attualmente non è ancora definibile: è un insieme di cose, c’è un pò di teatro, c’è concerto, forse c’è anche un po’ di cabaret nel senso buono della parola, ci sono tutte queste cose.
Una mano molto grossa è stata data da Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale dal momento che noi ad un certo punto, dopo che ci siamo incontrati e abbiamo cercato di capire cose fare, ci siamo un po’ ingolfati. Non era facile ed abbiamo capito che serviva un terzo occhio che ci desse una mano.
Lodo Guenzi, famoso come cantante e musicista, viene dal teatro e lui ha curato la regia di questo spettacolo e ci ha dato una bella mano. Tuttavia non è teatro, non è uno spettacolo teatrale perché noi non siamo degli attori e io non sarei in grado di tenere per un’ora e mezza uno spettacolo teatrale. Detto questo non saprei definire il genere in questo momento, magari tra un po’ di giorni si capirà meglio.

Forse è meglio così perché ognuno vede del suo, dà una propria definizione e non viene suggestionato da categorie troppo statiche.
Giusto.

A 17 anni la voglia di fare la rockstar, ma poi il fatto che tra i poeti c’erano più posti liberi – come hai detto tu – ti ha portato alla poesia. Duettare ora con Dente è un po’ come guardare alla musica, tornare ad un vecchio amore?
Sì, il primo reading che ho fatto ero con dei musicisti, quindi, non ho mai abbandonato la musica, perché per me è fondamentale.
Ho collaborato con Brunori e con altri artisti più o meno famosi. Per me la musica è stata un fattore essenziale, soprattutto, nei live e ne ascolto molta, perciò, lavorare con Dente, che è un musicista che sto conoscendo sempre meglio, più che rinnovare è sicuramente un po’ un continuare questa strada in cui la poesia e la musica vanno a braccetto.

Sei libri di poesie, un romanzo “D’Amore Si Muore Ma Io No” nel 2016, un altro nel 2017 “Ogni Volta Che Mi Baci Muore Un Nazista” e una pellicola “Sono Guido E Non Guido”. L’ironia non manca e i contenuti sono di sostanza. Ricevi più lettere di apprezzamento dalle donne o critiche da parte degli uomini magari un po’ gelosi?
Per fortuna più lettere di apprezzamento da donne, però, arrivano anche messaggi o commenti su internet di critica di uomini, ma sta nel gioco, quando si è un po’ conosciuti la critica aumenta.
Nel mio caso specifico lavoro su un prodotto piuttosto delicato che è la poesia e, soprattutto, il fatto che lo faccia usando la chiave ironica e comica non piace agli uomini ed arrivano anche le critiche, non poche.

Le tue poesie fanno innamorare o comunque incuriosiscono e conducono all’amore. Per te che cosa è l’amore, malgrado possa sembrare una domanda banale?
Guarda, io scrivo tanto d’amore perché cerco di capire come funziona e che cosa è, non l’ho ancora capito all’età di 46 anni. Scrivo tanto d’amore perché per me l’ambito amoroso e sessuale è sempre stato abbastanza difficile, lo è stato soprattutto in passato, quindi scriverne tanto mi aiuta – credo – a capire cos’è e come funziona, ma so già che non riuscirò mai ad arrivare ad una soluzione del problema.

Sei una persona abbastanza solare, simpatica e ricca di umorismo, ma una parola che appare spesso è quella della morte. Come vivi la morte? Hai paura o è una realtà che non ti sfiora?
La vivo malissimo, ho molta paura di morire e penso sia un errore del sistema; non doveva esserci e, purtroppo, c’è. Ne parlo molto nelle poesie. Come per l’amore ne parlo per capirlo, allo stesso modo parlo della morte per cercare di esorcizzarla: parlandone e prendendola in giro mi fa un po’ meno paura.

Hai un buon legame con la musica, qual è invece il tuo rapporto con le radio e le web radio?
Con le web radio ho ottimi rapporti e da anni mi capita di interagire sia con le radio classiche che le web radio. Addirittura tanti anni fa quando ancora le web radio non erano tante, io ed un paio di amici ne avevamo aperta una, che poi cadde abbastanza presto per motivi di tempo, nella cucina di un mio amico dove facevamo le trasmissioni ed era molto divertente. In generale non ascolto molto la radio un po’ perché non guido la macchina, un po’ perché quando sono a casa o scrivo non ascolto molto e questo è un peccato.

C’è qualche canzone a cui sei affezionato, che ha attraversato la tua vita?
Io sono molto appassionato di musica italiana, in particolare cantautori italiani, alcuni attuali e molti di un po’ di tempo fa: De Gregori, Guccini, De Andrè.
Mi piace molto Battisti ed è una cosa che ci unisce con Dente a cui piace, non ho una canzone in particolare ma ascolto molta musica italiana perché mi ispira.

Da pochi giorni è iniziato il tour nazionale a Saluzzo, invece il 25 con grande gioia mia, degli organizzatori delle Officine Sonore che vi ospiteranno e dei fans sarete qui in Calabria, come seconda data. Che rapporto hai con il sud e che accoglienza ti aspetti?
Ho un ottimo rapporto perché tra l’altro ho del sangue meridionale, mi chiamo Catalano e non è un nome nordico, mio nonno era siciliano. La Calabria tra le regioni del sud è una di quelle che conosco meno, ma ho sempre avuto un ottimo rapporto e, soprattutto, il pubblico del sud è sempre stato estremamente piacevole caldo e simpatico, quindi mi aspetto sicuramente una bella serata.

Grazie a Radio Iolex per la preziosa collaborazione

 

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