Incognito @ Blue Note, Milano – 24 gennaio 2018

Postato il Aggiornato il

Live report ed immagini sonore di Elisabeth Petrone

E’ mercoledi 24 gennaio e mi sto recando, con la metropolitana Lilla, verso il Blue Note.
Non so a voi, ma a me questa linea mette inquietudine, mi sembra di essere in un film di Kubrick. Per fortuna devo fare poche fermate, scendo ad Isola e, con pochi minuti a piedi, sarò in via Borsieri a varcare con emozione quel pesante portone di legno che si apre sull’oasi musicale del Blue Note.

Questa sera avrò l’onore di fotografare gli Incognito, precursori del movimento acid jazz.
Mi introduco nella sala ed entro un po’ in panico vedendo un palco di dimensioni modeste, così ricco di strumenti musicali: percussioni, batteria, tastiere, microfoni etc., elementi fondamentali per un concerto di questo genere, ma di disturbo per chi fotografa.
Riuscirò a fare un buon lavoro?
Ci proverò!

La sala e il soppalco sono gremiti di gente che cenando a lume di candela attende gli artisti, i camerieri fanno slalom tra i tavoli portando piatti dal profumo invitante. Nel frattempo cerco di capire quali postazioni prendere per provare a recare il minor disturbo possibile, portando allo stesso tempo a casa un buon malloppo.
Matt Cooper, tastierista del gruppo, si aggira nella sale e raggiunge il palco per gli ultimi ritocchi prima dell’inizio, intravedo da lontano verso i camerini una ragazza dai capelli biondi, lunghi e una folta chioma di ricci, chi sarà?
Il tempo di domandarmelo e arriva sul palco Jean-Paul Maunick, detto Bluey, indossando una maglietta nera con la scritta “ I AM MUSIC“, che introduce sul palco proprio lei, Roberta Gentile, cantante italiana, che ha partecipato a “The winner is”; 23 anni, origini pugliesi, grazie al batterista della band Francesco Mendolia, ha avuto l’opportunità di prendere contatto con il leader degli Incognito. Apprezzata e stimata da quest’ultimo, il cui  desiderio è di farla conoscere e brillare sulla scena mondiale, ha così debuttato con la band britannica al Blue Note di Tokio lo scorso dicembre.
Roberta sale sul palco con il chitarrista Francisco Sales, mentre lei ci regala raffinati attimi di magia con la sua voce giovane ma matura, lui l’accompagna con tocchi delicate sulle corde, proponendoci un momento molto soft e intenso.

E’ la volta poi dell’esibizione del gruppo vero e proprio; quando prima di salire sul palco il bassista jamaicano Francis Hilton scalda le corde con qualche tocco, vado subito in brodo di giuggiole… Eccoli, partono batteria e tastiere, con le prime note già mi esalto, capendo che il pezzo sarà “Don’t you worry ‘bout a thing”, il celebre brano di Stevie Wonder, primo grande hit della band di Maunick. Si introducono successivamente percussioni, fiati e la voce potente di Imaani Saleem. A quel punto entro in conflitto tra il piacere di fare foto e il desiderio di scatenarmi a ballare. I primi scatti li faccio dal soppalco, scendendo le scale per recarmi in sala mi concedo qualche passo di danza, vorrei che il pubblico si alzasse da quelle sedie e si scatenasse perché il pezzo, già di per sé trascinante, dal vivo è spettacolare.

Imaani non ha solo una bella voce, ma anche un carisma incredibile. Da quel palco non arriva solo musica ma si può anche sentire pulsare il cuore, l’anima, la passione, il groove, ripresi poi da Vanessa Haysen, altra vocalist del gruppo che canta il secondo pezzo “Still a friend of mine”, aggiungendo un pizzico di sensualità che non guasta.
A seguire parte il brano “Labour of love”, cantata da una voce maschile profonda e avvolgente. La serata prosegue con le canzoni più importanti del gruppo, Roberta Gentile torna ad essere accolta sul palco e finalmente il pubblico, che nel frattempo ha finito di cenare, viene trascinato a scatenarsi, abbandonando sedie e resistenze. Anch’io ora lo posso del tutto seguire, per cui, abbandonata la macchina fotografica, con grande entusiasmo mi immergo in questa atmosfera di gioia pura…

 

 

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